Mario Ballotelli

di Elena Giordano Destinatario Mario Balotelli  Mittente Edoardo, “già calciatore”         Caro Mario, wow! Se penso a te mi viene in...

di Elena Giordano

Destinatario Mario Balotelli

 Mittente Edoardo, “già calciatore”

        Caro Mario, wow!
Se penso a te mi viene in mente solo questa esclamazione: “Wow!”. Tu possiedi tutti gli ingredienti per essere uno sportivo di quelli che si ricordano: sei forte, giochi bene, hai il fiuto per il gol. E poi… oltre alle capacità tecniche, hai una serie di caratteristiche che ti mettono sempre in bella mostra, sui giornali e sulle tivù: hai i muscoli ben scolpiti; un’auto di lusso; gioielli quanto basta; ragazze quanto basta; una capigliatura che fa trend, che tutti copiano. Infine, giusto per non farti mancare niente, hai un signor caratterino che non ti fa tacere; a volte ti arrabbi, eccome! Insomma, sei proprio il modello che tutti i ragazzini che giocano a calcio vorrebbero: il supersportivo.
Leggendo però qua e là le tue interviste, sembra che tu non voglia addossarti il ruolo di “eroe”, di “esempio” o “modello”. Pare tu voglia stare per conto tuo, senza essere additato come “bravo ragazzo”. Perché? A me piacerebbe tanto essere di esempio per orde di bambini che hanno bisogno di seguire un calciatore, immedesimarsi in lui, in un eroe buono che oltre a fare gol sorride e si impegna per giuste cause.
Perché non ti va? Lo sai che non occorre sforzarsi? Cioè, tu non dovresti fare nient’altro di diverso. Solo, forse, ricordarti di essere una persona seria in campo e fuori, ma questo dovrebbe venirti naturale, perché tu buono lo sei davvero.
Gli adulti – allenatori, tecnici, giornalisti, manager, tutti questi espertoni – hanno nei tuoi confronti una posizione ambivalente: da una parte “servi” (alla tua squadra, alla Nazionale), perché senza di te non si vince e non si fa audience; da un’altra parte trovano difficile gestire il tuo spirito un po’ ribelle e si lamentano perché sei imprevedibile… come alle elementari, quando il discolo della classe è amato, ma alla fine mal sopportato.
Peccato che invece i bambini, nei campetti di calcio italiani, non facciano distinzioni: per loro sei Superma rio.
Per questo mi permetto un consiglio: segui quello che ti dicono i piccoli, non sbaglierai mai e ti accorgerai che essere un eroe allarga il cuore e rasserena la mente.
Ciao!
Edo

1. Gli adulti vi ricordano continuamente di essere seri,  responsabili, di esempio per i fratelli più piccoli, i compagni, la famiglia. Vi spingono a dare il meglio, perché nella vita non è importante essere sempre vincenti, ma puntare all’eccellenza. È l’atteggiamento giusto?

2. Gli sportivi – calciatori, ginnasti, tennisti – iniziano la carriera da giovanissimi e sono spronati a diventare big. Devono però sempre vincere, non è ammesso “arrivare secondi”. Che messaggio si percepisce?

3. Prima vengono le persone, poi gli sport? Una pessima persona che diventa un grande campione, sarà un esempio da imitare?

4. Perché c’è bisogno di qualcuno da imitare? È come avere una strada tracciata: è utile seguirla o non serve a nulla?

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