A spasso nel cervello

Brain, una mostra sorprendente sulla più grande meraviglia della natura A spasso nel cervello A Milano la mostra “Brain. Il ce...

Brain, una mostra sorprendente sulla
più grande meraviglia
della natura
A spasso


nel cervello

A Milano la mostra “Brain. Il cervello, istruzioni per l’uso”, accompagna i visitatori alla scoperta dell’organo
più importante e misterioso.

È arrivata per la prima volta in Italia “Brain. Il cervello, istruzioni per l’uso”, mostra che accompagna i visitatori lungo un viaggio affascinante alla scoperta del nostro stupefacente cervello, sempre più studiato ma ancora molto misterioso ed estremamente affascinante, tanto da farci una mostra a carattere scientifico che spiega i meccanismi che stanno dietro alle nostre percezioni, alle nostre emozioni, al modo in cui reagiamo in determinate situazioni.


La prospettiva in cui il cervello viene raccontato è nuova e interattiva, modalità che rende l’esposizione ancora più coinvolgente. Lo scopo di “Brain” è infatti quello di divulgare informazioni scientifiche in maniera entusiasmante, a bambini e adulti: l’intero allestimento è indubbiamente di grande impatto.
Questa mostra nasce dalla collaborazione tra il più importante museo di storia naturale d’Italia, quello di Milano, e l’American Museum of Natural History di New York. Il curatore dell’esposizione è Rob DeSalle, che è responsabile della divisione di zoologia degli invertebrati a New York, e attento studioso di tutto quello che ‘muove’ il nostro cervello. La mostra infatti permette ai visitatori di informarsi sulle più recenti scoperte neuroscientifiche giocando o rispondendo a dei quiz, ascoltando rumori che sembrano una cosa ma possono essere anche un’altra, pigiando bottoni e scoprendo perché è stata scelta quella opzione invece di un’altra.

Il percorso espositivo: quello che abbiamo nella testa
Raccontare una mostra non è semplice, specialmente quando l’esposizione richiede l’attiva partecipazione di chi la visita: percorrendo “Brain” ci si può ritrovare a giocare come bambini, lasciandosi sorprendere dai meccanismi che mettiamo in atto in maniera inconsapevole e che qui ci vengono svelati. Si inizia il percorso con un’installazione luminosa che simula l’attività dei neuroni, realizzata con materiali riciclati e quasi 700 chili di fili elettrici appesi a una struttura che si estende per più di 10 metri
Si incontra una ragazza che sostiene un provino di ballo, si scoprono le aree del cervello legate alla vista, al tatto, all’udito, all’olfatto e al gusto (il cervello sensibile), e si apprende come funziona il cervello emozionale, quello che elabora le emozioni.
C’è poi anche la sezione dedicata al cervello pensante. Ovvio, direte voi, se non pensa il cervello... Sì, ma in quest’area della mostra viene raccontata tutta la complessità dell’intelligenza, vista come somma di tipi di intelligenza diversi. 
Per capire questo incredibile processo si ‘entra’ in un cervello camminando in una stanza rivestita di tessuto illuminato che rappresenta le pieghe della corteccia che sta all’esterno del cervello, che ci consentono di pensare, pianificare, immaginare. Dopo aver visto questa sezione, questi tre verbi assumono una sfumatura quasi magica. Perché il nostro cervello è un po’ magico: con collegamenti tra le sue regioni interne ed esterne ci fa parlare, ci dà ricordi vicini e lontani, ci lascia emozioni, e ci fa prendere decisioni. Se non è magia tutto questo…!

Per spiegarci scientificamente questi concetti, la mostra ci fa giocare, con i numeri e con i colori, con il disegno di una stella, con le lingue straniere, e con un gioco di accatastamento del tipo “sposta tutti i mattoncini impilandoli con pochissime mosse”. Irritante non riuscirci, vero?

Il cervello, poi, vive, si adegua, muta con il passare del tempo. L’area della mostra dedicata al cervello mutevole racconta la sua particolare capacità di riorganizzarsi e di maturare. Per esempio, le persone cieche usano il tatto per leggere con il sistema Braille (che si può provare). Qui si arriva a un capitolo certamente triste ma che esiste, e che va studiato: quello delle malattie che colpiscono un cervello che invecchia.

C’è però anche il rovescio della medaglia: esistono giochi cerebrali per incrementare la materia grigia. Il detective Hercule Poirot nei telefilm che lo vedono protagonista spesso cita le sue ‘celluline grigie’, di cui continua a sviluppare l’acume. Ha ragione, anche noi dobbiamo farlo: giocando, imparando le lingue, contando, memorizzando numeri. Sembrano suggerimenti banali, ma servono.
La mostra si chiude quindi con il cervello del futuro, che in realtà è già presente: per controllare attacchi epilettici, ad esempio, vengono impiantati fin da ora degli elettrodi nel cervello e sono in via di sviluppo interfacce cervello-computer che aiutano persone colpite da paralisi a comandare dispositivi a controllo computerizzato.

“Brain” si chiude con la Lounge del cervello, dove i visitatori si siedono e ammirano le immagini delle risonanze magnetiche di quattro persone, un interprete che passa da una lingua all’altra, un musicista classico che suona, una rockstar che si esibisce e un giocatore di basket in azione. Ecco, il nostro cervello nella stessa situazione potrebbe funzionare proprio così.

C’è un ulteriore piccolo (grande?) spunto di riflessione. Dopo aver tanto imparato da “Brain” dobbiamo ricordarci di sapere ancora poco sul cervello. Recentemente è stato pubblicato negli Stati Uniti il libro “Top brain, bottom brain: surprising insights into how you think”, cioè “Cervello superiore e cervello inferiore: rivelazioni sorprendenti sul modo in cui pensiamo”. 
In effetti, non siamo abituati a sentir dire che l’emisfero destro del cervello è quello creativo, il sinistro quello logico? E che comunicano tra loro? Fermi tutti, forse non è così. Secondo la teoria esposta nel libro, il cervello comunica dall’alto al basso, seguendo diverse modalità (più l’alto, più il basso, alternati) da cui deriverebbero personalità differenti. Gli approfondimenti sono già partiti. Attendiamo l’aggiornamento in proposito della mostra “Brain” perché, come dice Rob DeSalle “solo l’uomo può pensare a come pensa”, e di riflessioni in merito ce ne sono ancora molte da fare. <
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