Coopero ergo sum

Di Valter Rossi Coopero ergo sum Sono passati quattrocento anni da quando il buon Cartesio, in piena crisi esistenziale alla ricerc...

Di Valter Rossi

Coopero ergo sum

Sono passati quattrocento anni da quando il buon Cartesio, in piena crisi esistenziale alla ricerca del senso della vita, proclamava essere il dubbio l’unica cosa sicura. Dopo quattrocento anni passati a chiedersi: «Sarà proprio vero?», qualche certezza è stata abbandonata, compresa la convinzione che la parte più importante dell’uomo sia nella testa o meglio nel suo pensare. D’altra parte, tutte le teste ghigliottinate dai rivoluzionari francesi non fanno pensare a nulla di buono, se si esclude la domanda: «Per quanti secondi la testa può ancora riflettere sul Cogito ergo sum dopo che la lama ha fatto il suo lavoro?». E così la Ragione dovette lasciare il posto ad altro.
Meglio pensare poco e darsi da fare, conclusero i più attivi, convinti che il senso dell’esistenza si percepisce in ciò che fai e costruisci. «Io sono quello che faccio con ciò che gli altri hanno fatto di me» scriveva Jean-Paul Sartre, anch’egli in crisi, guardando all’uomo, così libero di fare ciò che vuole da sentirne la nausea.
Ma se fare tanto per fare non ha molto senso, fare per vendere può riempire un’esistenza. Purtroppo, l’epoca dei produttori si è sfaldata velocemente e ha  lasciato il posto all’epoca dei consumatori: «Consumo dunque sono». E anche se puzza un po’ d’imbroglio, il ragionamento ha preso parecchio spazio, se si pensa che questa frase da shopping compulsivo ha 759.000 risultati in Google. Bene aveva visto Bauman, il teorico della società liquida, nel suo libro alla ricerca della felicità in una società che vive per il consumo e trasforma tutto in merce, ma proprio tutto, anche i consumatori.
E se dicessimo un bel “no” a questo modo di vivere? In molti lo stanno facendo. Hanno scoperto nuovi verbi e parole per dire che ci sono. Neologismi o inglese, che i vecchi non riescono a capire. Vogliono essere la risposta alle domande di sempre e che si fanno più forti nei momenti di crisi. Dimenticano il pronome “Io” e abbracciano il “Noi”, insegnano a collaborare, a condividere, a restituire.

Noi ci siamo, noi siamo “con”.
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