I tesori della Madunina

di Francesca Binfarè Il pubblico ha già dimostrato grande apprezzamento I tesori della Madunina   È uno dei fiori all’occh...

di Francesca Binfarè

Il pubblico ha già dimostrato grande apprezzamento
I tesori della Madunina



 È uno dei fiori all’occhiello della città di Milano il Grande Museo del Duomo, da poco riaperto al pubblico contestualmente al riallestimento dell’Archivio della Veneranda Fabbrica, sempre del Duomo. È già molto apprezzato, i visitatori hanno accolto con entusiasmo questa importante novità che è anche una carta turistica e culturale molto importante da giocare per l’appuntamento di Expo 2015.

Il Cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, ha così riassunto l’importanza del Duomo e della sua storia: «La preziosità di tutto questo racconto di profonda devozione lungo sei secoli trova oggi ideale rappresentazione nel Grande Museo della Cattedrale e nel prezioso Archivio della Veneranda Fabbrica (…). Rileggere le memorie che fondano la nostra identità – quelle di ciascuno e quelle del popolo – significa riscoprire la direzione certa del nostro comune cammino verso il futuro».



Che cosa si può concretamente vedere all’interno del Museo? Ha risposto con una frase il sindaco di Milano, Giuliano Pisapia: «La Veneranda Fabbrica e il Comune aprono al pubblico i tesori d’arte e di architettura di un unicum mondiale: il cantiere secolare del Duomo in continua trasformazione, 27 sale di modelli architettonici, arazzi, vetrate, grande pittura lombarda, oreficeria, ingegneria».


Si parla di un patrimonio di arte (e spiritualità) inestimabile, che nel corso del tempo ha arricchito la cattedrale: le opere d’arte esposte sono state prelevate dalla collocazione originaria in Duomo o dai depositi in cui si trovavano per motivi di restauro.


Le sale del museo,
scrigno di bellezza
Da oltre sei secoli, capolavori scultorei e architettonici unici arricchiscono il Duomo, simbolo più riconoscibile della città di Milano. 



La Veneranda Fabbrica è lo storico ente (istituito nel 1387 da Gian Galeazzo Visconti, signore della città) preposto alla conservazione e alla valorizzazione della cattedrale. Ancora oggi lavora per la salvaguardia e il mantenimento di tutto ciò che è il Duomo così come lo vediamo, e così come lo racconta il Museo. Inaugurato nel 1953 all’interno di Palazzo Reale, è rimasto aperto fino al 2005: la necessità di restauri radicali ha imposto la chiusura della struttura fino a pochi mesi fa.
Oggi il percorso museale si articola in molte aree che sono un tripudio di opere scultoree, pitture, vetrate, arazzi e modelli architettonici che spaziano dal XV al XXI secolo, tutte ordinate cronologicamente. Molto ammirata è l’esposizione del Tesoro della cattedrale, che accoglie i visitatori nella prima sala: si tratta di oggetti liturgici realizzati per il Duomo fino al ‘600, calici e ostensori, suppellettili e paramenti arrivati fino a noi nonostante le antiche dispersioni e gli espropri napoleonici.
Preziosi capolavori dell’arte orafa paleocristiana e successivamente medioevale, rinascimentale e seicentesca incantano gli occhi insieme a capolavori tra cui l’Evangeliario dell’Arcivescovo Ariberto di Intimiano e importanti oggetti di culto come il Crocefisso dello stesso Ariberto. L’oggetto che forse, però, attira di più l’attenzione di questa area è una meravigliosa mitra realizzata con penne di colibrì: spettacolare.
La storia del Duomo si dipana di sala in sala dagli esordi e attraverso le epoche viscontea, sforzesca e borromaica, con l’opera di San Carlo Borromeo e di suo cugino Federico qui raccontate su tele e quadri, e prosegue poi con le sculture che illustrano perfettamente il mutare degli stili attraverso i secoli.
In questo Museo si ammirano, alternativamente, i colori e la leggerezza candida del marmo. Le vetrate tanto ammirate nel Duomo riescono a esprimere la loro bellezza al meglio anche nelle sale espositive: sono un tripudio di rossi e blu, che emergono su tutti gli altri colori. Il marmo avvince con le sue forme, e racconta di santi, angeli e anche demoni, in una parata che rende l’idea di quante statue di diverso tipo siano state scolpite per arricchire la cattedrale: e sono davvero un numero incredibile.
Curiosa, poi, è la struttura portante in ferro originale della statua della Madonnina, qui esposta dopo essere stata sostituita nel 1967: è un pezzo di storia di uno dei simboli di Milano, se non addirittura del suo simbolo per eccellenza, la famosa statua in rame dorato che svetta sulla guglia maggiore del Duomo.
Da ammirare sono anche i doccioni dai volti mostruosi, le porte bronzee della cattedrale, i modelli in terracotta commissionati dalla Fabbrica agli artigiani prima della realizzazione in marmo, perfino le prove di ingresso nella Veneranda Fabbrica: era necessario superare un esame per lavorare per il Duomo, come ha fatto Giuseppe Perego nel 1754 con la sua opera “Ercole che uccide il leone Nemeo”.

Ciliegina sulla torta è il suggestivo modello ligneo della cattedrale, iniziato nel 1519 e successivamente arricchito e modificato fino al XIX secolo. Non per niente di un progetto importante e impegnativo che non giunge (quasi) mai a conclusione, si dice che "è come la “fabbrica del Duomo”. <
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