Automobilisti: sei tipi da evitare

di Carlo Mantovani Automobilisti:  sei tipi da evitare Se ci sono troppe auto, direbbe La Palisse, ci sono anche troppi automobilisti. ...

di Carlo Mantovani

Automobilisti: 
sei tipi da evitare

Se ci sono troppe auto, direbbe La Palisse, ci sono anche troppi automobilisti. Ma a differenza delle auto, che diventano sempre più facili da guidare, gli autisti diventano sempre più difficili da sopportare. Se vi è rimasto un briciolo di pudore e in fase di parcheggio il primo comandamento è “non imbottigliare”, ecco sei automobilisti che proprio non vi auguro di incontrare.

Il buon samaritano – 
Pur di mostrare la sua illimitata generosità, questo automobilista non si perita di fermarsi per dare la precedenza a veicoli che non ne avrebbero diritto. Osserva l’automobilista bloccato dallo stop e, da bravo filantropo, gli fa cenno di passare. Nel frattempo, il semaforo è tornato rosso. La conseguenza è immaginabile: per uno che lo ringrazia, ce ne sono cento che lo mandano a quel paese.

L’ecologista – 
Per ambiente pulito, in realtà, lui intende l’abitacolo della sua auto, all’interno del quale non tollera tracce di antropizzazione. Una politica che lo spinge ad aprire il finestrino e, con gesto furtivo, a liberarsi da qualunque tipo di residuo: dai chewingum, al classico mozzicone di sigaretta. Che, in genere, finiscono dritti dritti sul parabrezza dell’auto che lo segue. Consiglio: costringetelo ad accostare e spiegategli che resta ancora una cosa da gettare dal finestrino: il conducente.

Una rotonda in alto mare –
Le rotonde ai suoi tempi non esistevano e nessuno gli ha insegnato ad affrontarle: è un tipico caso di analfabetismo di ritorno (il ritorno è sopratutto per le carrozzerie, che grazie agli incidenti nelle rotatorie hanno triplicato il fatturato). Riconoscerlo non è difficile: mette la freccia in entrata (quando non serve) e la dimentica quando sarebbe necessaria, cioè in uscita. Affronta ogni rotonda come fosse l’ultima: non vi resta da sperare che lo sia. 

Meglio tardi che mai – 
Se c’è un categoria più subdola di quelli che non usano la freccia per segnalare i loro spostamenti, sono i pusillanimi che la freccia la mettono, ma quando ormai la manovra è già in corso e risulta perfettamente inutile. Perfettamente inutile per gli altri, ma non per loro: che, in questo modo, riescono a ripulirsi un pochino la coscienza. 

Duel – 

È statisticamente impossibile stare sulla corsia di sorpasso dell’autostrada senza incappare in uno di questi inquietanti individui: che, come nel celebre film di Steven Spielberg, ti si incollano al paraurti a 130 all’ora e continuano a sfanalare fino a quando non conseguono l’obiettivo. Una pressione psicologica che pochissimi riescono a sostenere: e che cessa soltanto quando il malcapitato cambia corsia e li lascia passare. Insomma: anche se a spostarvi siete voi, è evidente che gli spostati sono loro. 

Cogito ergo SUV – 

Si distinguono due casi: a) conducente di sesso maschile. Per rispondere alla domanda degli invidiosi (a che serve un fuoristrada in centro urbano?) e giustificare l’acquisto, tende a parcheggiare nei posti più improbabili (prati, aiole, marciapiedi, isole pedonali), anche se gli stalli sono tutti liberi; b) conducente di sesso femminile. Sebbene non affetta dagli esibizionismi dell’omologo maschile, statele alla larga: le dimensioni del veicolo, salvo rare eccezioni, sono inversamente proporzionali alle sue capacità di guida.

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