Intervista a Benedetta Parodi

di Francesca Binfarè Intervista a Benedetta Parodi La cucina delle fate È riuscita a trasformare l’amore per pentole e fornelli in ...

di Francesca Binfarè

Intervista a Benedetta Parodi
La cucina delle fate
È riuscita a trasformare l’amore per pentole e fornelli in un vero e proprio lavoro. E trova il tempo per scrivere libri,
di ricette e non solo.

 Si definisce «prima di tutto mamma di tre splendidi ragazzi», poi appassionata di cucina. Lei è Benedetta Parodi, ex giornalista non pentita: non si atteggia a chef ma, da mamma che lavora, propone soluzioni rapide e buone per una cena in famiglia.
Fino a giugno vedremo Benedetta Parodi nella sua nuova cucina televisiva. È infatti la padrona di casa di Molto Bene, in onda dal lunedì al venerdì alle 19.10 sul canale Real Time. Come dice il titolo, c’è molto “Bene” in questo programma: si tratta di una sorta di laboratorio che Benedetta si è costruita su misura, dove propone i suoi esperimenti culinari. Come è sempre stato, le sue sono ricette veloci e soprattutto facili da rifare. Molto probabilmente, è proprio questo l’ingrediente del successo di Benedetta Parodi e delle sue trasmissioni culinarie: le ricette sono molto semplici, a portata di tutti.
Raccontaci qualcosa di Molto Bene, la tua nuova trasmissione. Il programma inizia con il momento della spesa, poi proponi delle ricette: una che può essere realizzata in più di 30 minuti, una in meno di 30 e un’altra in soli 8 minuti; ormai questo del cucinare bene e in poco tempo è un tuo cavallo di battaglia.
Bisogna ottimizzare il tempo in cucina, salvaguardando il gusto. Si può fare: come sempre nei miei programmi, propongo ricette che cucino anche a casa. Lavorando tutto il giorno, capita che il tempo a disposizione non sia tanto.

Questo è il primo programma con cui torni in tv dopo Bake Off
Era stato un grande successo in Inghilterra: la BBC ci ha fatto i complimenti per la versione che abbiamo realizzato. Il nostro obiettivo era emozionare e coinvolgere con i dolci, portando allegria. Per quanto riguarda me, la mia parte è stata minima. Avevo il ruolo di conduttrice, quindi per una volta non dovevo cucinare io: è stata una bellissima esperienza, e ho anche imparato come si giudica un piatto. Mi sono trovata “dentro” un talent, e la cosa mi ha divertita, anche se non spettava a me giudicare i concorrenti e per fortuna non dovevo nemmeno essere giudicata! Però con Molto Bene sono contenta di tornare a mettere le mani in pasta.
Sei una fan dei talent show?
Sì, mi piace guardarli. Seguo sempre X Factor, e come non potrei essere appassionata di MasterChef? Di questo talent guardo tutte le versioni, anche quella indiana. Mi piace curiosare, conoscere le altre cucine. E poi fa ridere, perché è trasmesso in lingua originale con i sottotitoli. Insomma, da spettatrice mi diverto. Con Bake Off è stato curioso e anche appagante entrare nel meccanismo di questo tipo di programma: ora ne conosco tutti gli aspetti.

Cosa significa per te la cucina?
Significa famiglia. Come dico molto spesso, quando senti il profumo di vaniglia, o di un sontuoso piatto che esce dal forno, il pensiero corre subito alla famiglia e agli affetti. La cucina per me è passione. Non vi dico la gioia e l’emozione quando ho preso in mano il mio primo libro di ricette.
Come spieghi il tuo grande successo in tv e con i libri?

Io credo che la mia peculiarità sia il parlare semplice, senza il vocabolario degli chef. I grandi cuochi hanno una tecnica impeccabile, ma a volte i loro procedimenti sono troppo complicati da rifare a casa o usano ingredienti che non si trovano facilmente nei negozi. La mia forza è cucinare come chi lo fa tutti i giorni a casa. Cosa che del resto faccio anche io. Se voglio mangiare un piatto alla Cracco, non cucino io: vado da Cracco!

Qualcuno ti ha criticata proprio per questo, per la troppa semplicità…
Tutti facciamo la spesa al supermercato e dal verduriere, compresa me. La pasta frolla a mano a casa la faccio spesso, non compro sempre tutte la basi pronte. E la faccio anche in televisione.

Oltre ai numerosi libri di cucina, hai scritto anche alcuni libri con protagoniste delle fate.
Sì, quando non lavoro in televisione mi piace scrivere. Si tratta della trilogia delle Fate a metà, l’ho scritta per le mie bambine (Benedetta ha tre figli, Matilde, Eleonora e Diego, nda); a me diverte molto raccontare storie e questa è una saga. Mi piace il mondo fantasy e in particolare mi affascinano le fate, le battaglie, tutto questo ambiente fantasioso e incredibile lontano dalla realtà. Ecco perché sono nati questi libri.

Ti sei mai pentita di aver lasciato un’avviata carriera nel giornalismo?
No. Fare la giornalista mi è sempre piaciuto, però ormai quello per me è un capitolo chiuso. La mia strada è questa. E comunque, continuo a scrivere.

Tua sorella Cristina è anche lei giornalista: cosa pensa della tua scelta?
Mi appoggia e mi sostiene, lo ha sempre fatto per tutte le mie scelte. È contenta per me e condivide il mio percorso. Però non è una grande cuoca e la cucina non la appassiona come me: ci legano altre cose, anche se andare a cena da lei è sempre divertente.

Roberto, tuo fratello, è un viaggiatore giramondo. Ti dà idee per qualche ricetta particolare?
Sì, anzi in un libro ho segnalato alcune ricette che mi ha fatto assaggiare lui: uno è il brick à l’oeuf che ha mangiato in Marocco (è una sfoglia ripiena di verdure, tonno, formaggio e uovo tipica del Nord Africa, nda). E poi spesso mi twitta cose pazzesche: ad esempio mi ha mandato un tweet dall’Himalaya per dirmi che c’era una cuoca italiana che aveva un mio libro, e lavorava in una locanda in cima a non so quale picco.

Ricordiamo anche che sei sposata con Fabio Caressa, giornalista sportivo. Com’è vivere in una famiglia di “comunicatori”?
Fabio ha l’aggravante (se si può dire così!) di occuparsi di sport: il campionato di calcio anni fa si giocava solo nel week-end, poi è stato spalmato su più giorni. Ci sono le Coppe, le varie partite… però anche io quando lavoravo al telegiornale non avevo orari normali. Ormai sono 15 anni che siamo abituati a questo “incastro” di impegni e col tempo il nostro ménage è migliorato.

E in questo gioco di incastri tu sei sempre riuscita a cucinare?
Sì, ho sempre cucinato tantissimo, in ogni momento libero che mi capitasse. Infatti è da lì che è nata la possibilità di fare una rubrica culinaria all’interno del telegiornale, proprio perché io passavo la vita a cucinare. E poi è partito questo mio nuovo percorso.

Hai una ricetta che in famiglia ti chiedono sempre di fare?
Dipende dalle esigenze… di dolci ne faccio tanti, questo sì. Una bella cheese cake magari, o una torta all’albicocca. I miei figli mi dicono quello che vogliono e io mi metto ai fornelli. O meglio, scrivono i piatti che vorrebbero mangiare su un foglietto attaccato al frigorifero.

Il tuo mito fra gli chef chi è?

Forse Gordon Ramsay (famosissimo chef inglese, protagonista anche di diversi programmi televisivi e noto per le sue sfuriate a beneficio delle telecamere, nda), perché è molto empatico: anche se in tv lo vediamo cattivo secondo me sa essere molto generoso, e poi è un’istituzione della cucina. <

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