E se fossi daltonico?

attualità di Marta Cardini E se fossi daltonico? Sono moltissimi e sovente discriminati per la patente di guida e sul lavoro; fin d...

attualità
di Marta Cardini

E se fossi daltonico?
Sono moltissimi e sovente discriminati per la patente di guida e sul lavoro; fin da piccoli vengono presi in giro per la loro disabilità. Chiedono una nuova cultura dei colori.
E sono ad un punto di svolta.

  Sono quasi tutti maschi. Alcuni non vengono diagnosticati, o si trovano in difficoltà di fronte a molte situazioni, dato che ad esempio i cartelli di pericolo rossi e quelli verdi e i disegni delle vie di fuga risultano uguali.
Attualmente sono sorte molte associazioni, iniziative parlamentari, leggi, siti internet sull’argomento e sembra che ormai si sia vicini ad un punto di svolta. Hanno bisogno di una nuova cultura dei colori.

Che cos’è il daltonismo
John Dalton
Il daltonismo è una anomalia della percezione dei colori. Il termine daltonismo è dovuto al chimico inglese John Dalton nato nel 1766 che, affetto da questo problema, lo descrisse per primo.
 Il daltonismo è una condizione di natura genetica, anche se esisterebbero forme acquisite per danni a carico della retina, del nervo ottico o di determinate aree cerebrali. I soggetti affetti da daltonismo possono avere difficoltà nella guida o nello svolgimento di determinate attività lavorative in quanto potrebbero non essere in grado di riconoscere i segnali rossi e verdi.

Daltonismo e patente
«Chiamatela condizione di alterata percezione dei colori oppure caratteristica della visione, il daltonismo riguarda due milioni di italiani – spiega Stefano De Pietro, daltonico titolare del sito www.comevedonoidaltonici.com –. I daltonici potrebbero avere difficoltà a decifrare la segnaletica, soltanto perché non sono in grado di dare il nome giusto a un colore, verde o rosso che sia.
Per fortuna, questa convinzione è del tutto priva di fondamento. Oltre a essere, di solito, in grado di percepire la differenza dei colori sufficientemente per fermarsi al rosso e al giallo o passare al verde, un daltonico sfrutta altri sistemi per comprendere le segnalazioni: la posizione della luce, ma anche il fatto che la luce cambia di posizione. Nei semafori più evoluti, che vediamo purtroppo sparire a seguito delle politiche di risparmio dei comuni, il segnale rosso è anche più grande, quindi facilmente distinguibile dal giallo».
Se non vedi il n° 6 allora potresti essere daltonico
Su www.omniauto.it si legge che secondo le norme dell’Unione europea, i daltonici possono condurre qualsiasi veicolo. Tuttavia esiste tuttora un po’ di caos in merito. Infatti il Regolamento del codice della strada italiano prevede che si debba superare un test sul daltonismo per ottenere e rinnovare la patente. Alla fine, è il medico esaminatore della Motorizzazione o della scuola guida a decidere se concedere l’abilitazione. Di solito, si ha l’ok per le patenti non lavorative.
«Sul sito del Governo italiano – afferma Stefano De Pietro – è possibile consultare il testo relativo all’Attuazione delle direttive 2006/126/CE e 2009/113/CE, concernenti la patente di guida. In particolare, per ciò che interessa a noi daltonici, nell’allegato III vengono descritti i requisiti di idoneità visiva per il conseguimento o il rinnovo della patente di guida. 
Dalla lettura dell’allegato appare chiaro che la certificazione dei requisiti così formulata esclude la valutazione del senso cromatico, mentre include altri parametri, come acutezza visiva, campo visivo, visione crepuscolare, sensibilità all’abbagliamento e al contrasto, diplopia e altre funzioni visive che possono compromettere la guida sicura, ma non viene fatta menzione alcuna delle discromatopsie. 
Si intuisce anche che l’esame di queste funzioni visive non sia così semplice, essendo richiesto, per alcune di esse, l’ausilio di apparecchiature particolari che hanno un costo rilevante e richiedono un’adeguata formazione degli operatori».

Occhiali per daltonici
Se non vedi il n° 26 allora potresti essere daltonico
Nel febbraio 2013 è comparsa la notizia che un centro di ricerca americano chiamato 2Al Labs sarebbe riuscito, per puro caso, nell’impresa di realizzare un paio di occhiali che compensino le carenze cromatiche.
«Il neurobiologo Mark Changizi partì da un’intuizione: gli umani colgono le variazioni di colore della pelle. E sanno usarle per scoprire emozioni e stati d’animo. Da qui si è arrivati alla realizzazione di un paio di lenti per individuare il grado di “diffusione sanguigna” della pelle, un aiutino utile per i medici impegnati in un prelievo o a caccia di arrossamenti superficiali.
Il ricercatore si rese poi conto che gli occhiali, se indossati da persone affette da daltonismo, permettevano effettivamente di vedere anche i colori che prima faticavano a riconoscere. Verde e rosso dunque diventavano facili da distinguere. Con una piccola limitazione: ad affievolirsi erano le percezioni di giallo e blu».



Cinque daltonici celebri
Su www.cinquecosebelle.it troviamo i nomi di 5 daltonici celebri. È stato daltonico l’attore Paul Newman (1925-2008), divo conosciuto perché soprannominato “gli occhi più belli di Hollywood”. Lo è Bill Clinton, presidente Usa dal 1996 al 2000, il presentatore tv italiano Amadeus ovvero Amedeo Sebastiani, l’attore Keanu Reeves, che ebbe popolarità negli anni '90 con la serie “Matrix” e perfino l’inventore di Facebook Mark Zuckerberg. Sembra infatti che il colore blu usato per il social network sia stato scelto proprio perché l’inventore faceva fatica a distinguere il rosso dal verde…

Punti di vista...
Se non vedi il n° 73 allora potresti essere daltonico
«Fino a pochi anni fa considerare il daltonismo come una grave menomazione sensoriale era l’unica ipotesi plausibile per chi, non daltonico, poteva solo immaginare un mondo nel quale il colore fosse una dimensione affatto fruibile – conclude Stefano De Pietro –. Oggi, con l’avvento della computer grafica, gli studi sulla visione di Hubel (premio Nobel 1981) e altri studi recentissimi americani, la capacità di vedere come i daltonici è diventata uno strumento utile e a mio avviso di uso obbligatorio, per ripensare un mondo nel quale le regole dovranno essere necessariamente rivalutate, abbattendo finalmente il muro di isolamento nel quale i daltonici sono stati rinchiusi per più di un secolo». <


Tanti tipi
di daltonismo
Il daltonismo è una condizione diffusa. Secondo alcune stime ne sarebbe affetto circa l’8% della popolazione mondiale. Il daltonismo genetico sarebbe generalmente dovuto a un’alterazione genetica che colpisce i fotorecettori, cioè i neuroni della retina chiamati coni. Questi traducono in segnali bioelettrici la luce che arriva nell’occhio e li inviano al cervello.
Il daltonismo si distingue in acromatopsia , un difetto della visione dei tre colori fondamentali, il blu, il rosso e il verde e in discromatopsia , un difetto di visione di uno dei tre colori sopraccitati. Si parla di protanopia quando si ha insensibilità al rosso, di deuteranopia quando si ha insensibilità al verde. La trianopia è invece l’insensibilità al blu e al giallo.

Perché i daltonici
sono solo maschi?
Tutti noi esseri umani abbiamo 23 coppie di cromosomi. La 23esima coppia compone i cromosomi che determinano il sesso. Il maschio eredita la X dalla madre e la Y dal padre. La femmina eredita da entrambi i genitori la X.
I geni dei pigmenti dei coni L (sensibili al rosso) e M (sensibili al verde) stanno sul cromosoma X. Le femmine hanno due copie del cromosoma X. Affinché una femmina abbia un difetto della visione del colore entrambi i genitori devono essere portatori del gene difettoso.
I maschi hanno una sola copia del cromosoma X. Quindi ogni maschio fabbrica i coni rossi con l’unico cromosoma X ereditato dalla madre. Affinché un maschio abbia un difetto della visione è sufficiente che la madre abbia lo stesso difetto.

Alla fine, le 8 persone daltoniche su 100, sono praticamente tutti maschi. In altre parole se sei maschio hai una probabilità su dodici di essere daltonico.
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