Piani per il mio futuro

di Elena Giordano   Per non perdere la speranza Piani per il mio futuro Cosa è giusto: organizzare gli anni a venire, oppure la...

di Elena Giordano
 
Per non perdere la speranza
Piani per
il mio futuro
Cosa è giusto: organizzare gli anni
a venire, oppure lasciare
che ogni giornata si concluda “a caso”?
E perché tutti fanno pressione sui giovani, arrivando quasi a soffocarli?


 Questa è una storia che va raccontata a più piani, come gli strati di una torta di compleanno per 50 invitati. C’è il piano della realtà, quello delle “cose da fare”, quello personalissimo “nascosto dentro al cuore”.
Questa è una storia che parte con un quesito: chi pensa al futuro? Risposta: tutti. Solo che alcuni considerano il futuro una parte del presente (es. studio oggi per avere un buon lavoro domani), altri lo considerano un pensiero troppo lontano, anche fastidioso (es. per oggi mi diverto, poi si vedrà, con responsabilità e cose del genere).
Avere 18 anni è bello, bellissimo, ma comporta anche un sacco di questioni con cui fare i conti. Il vostro cervello lavora, elabora, ascolta le notizie, si fa un’opinione sul mondo, le situazioni e le persone. La vostra rete di amicizie e conoscenze contribuisce a formare l’idea che voi avete della vita. Ed ecco che si fanno avanti i piani.

Il piano della realtà
Il piano della realtà non è un granché: gli adulti ce l’hanno messa tutta per consegnarvi un pianeta pieno di disuguaglianze e problemi. La crisi economica dei Paesi occidentali picchia pesantemente sull’Italia. Ogni giorno il Tg parla di aziende che chiudono, imprenditori che tentano il suicidio, operai che non riescono a mantenere le famiglie con 1.000 euro al mese. Da più parti si sente dire che il nostro Paese non ha futuro (eccolo qua, il futuro!) e che le uniche chance a disposizione dei giovani si possono trovare all’estero.
Per riassumere: il piano della realtà è bello impervio, difficile da scalare, ricco di spuntoni e senza garanzie.
Risultato: a molti di voi potrebbe venire voglia di buttare via agenda, diario e orologio e affermare: «Se così stanno le cose, io vivo giorno per giorno e arrivederci mondo» (cit. Ligabue).

Il piano delle “cose da fare”
Vediamo cosa si trova nel piano delle “cose da fare”. È settembre, appuntamento in aula. Sia che si tratti di scuola superiore o di università, il concetto che i prof e i docenti passano è molto chiaro: cari ragazzi, da qui a giugno tratteremo questi argomenti, faremo queste verifiche, ragioneremo di questi temi, troverete queste scadenze. E via, a riempire l’agenda (sperando che non l’abbiate buttata via!) di esami spacchettati in tre parti, filoni storici pronti per essere sezionati per secoli, e così via.
Per riassumere: anche chi non vuole pensare al domani, è costretto. In questo caso il futuro è una semplice propaggine – organizzata – del presente. Già sapete che sino a giugno sarete qui e qui in certi orari, farete questo e quello, e così via.
Risultato: sorge spontanea una domanda. Ma com’è possibile che il futuro sia solo un semplice file excel? Dove sta la possibilità di cambiare, di vivere cogliendo le opportunità del quotidiano? Non è tutto un po’ troppo stretto e, soprattutto, organizzato da altri? Come vedete, che vi piaccia o no, il futuro entra nella vostra vita in modo concreto e preciso.
Il piano che “sta dentro il cuore”
Arriviamo ora al piano che sta “dentro al cuore”. Cosa si nasconde dentro ciascuno di voi? La voglia di vivere, innanzitutto. Di non farsi pre-ordinare il menu dagli altri. Il ragionamento sul futuro fluisce naturalmente: è ovvio immaginare cosa si sarà diventati, da qui a 15 anni. Ciò che va stretto è questo saltellare dal massimo delle possibilità (farò l’astronauta, l’ingegnere nucleare, la presidente della Repubblica), al minimo (sarò disoccupato a vita, nessuno più assume i laureati, ecc.).
Per riassumere: è difficile avere pensieri “leggeri”, riguardo al futuro, perché tutto sembra troppo complicato. E a volte la soluzione migliore sembra quella di rinchiudersi nel presente, qui, oggi, subito, lasciando perdere tutto il resto.
Risultato dei risultati: alcuni ragazzi sono ben motivati e decisi. Sanno perfettamente quali studi seguire. Hanno addirittura pre-ordinato l’anno della laurea, il tempo da dedicare alla ricerca del lavoro e alla costruzione della famiglia. Sono piccole macchine da guerra che non lasciano niente al caso.
Altri, pressati dalla situazione troppo complicata che li circonda, mollano il colpo, lasciano perdere. A fatica arrivano a preparare l’interrogazione per il giorno successivo, non si interessano di analizzare le diverse facoltà universitarie per scegliere la migliore per le loro attitudini.

Come si esce dal pantano?
Facendo una cosa molto semplice ed efficace. Si prendono i piani della torta e si buttano giù dalla finestra. Si resetta il concetto di “futuro” e si parte da zero. Ciascuno di noi è proiettato naturalmente al domani. Ma il tempo vive di delicati equilibri: il passato ci aiuta a stare in piedi; il presente ci impegna per il 99% delle facoltà mentali. Il futuro è un desiderio: è quello che vorremmo, che si costruisce però partendo da oggi. Che fatica! Esatto, è proprio una faticaccia restare in bilico e non penzolare troppo né di qui né di là.

Cosa fare, nel concreto?
Se volete che la vostra vita abbia un senso pieno, se non volete trascinarvi, ma essere protagonisti, non vi fate rubare il futuro. Non cedete al pessimismo degli adulti, che non sanno come gestire i guai che hanno combinato. Non cadete nella trappola del “tanto è tutto inutile”. Fate emergere i talenti che possedete, e non vi accontentate del primo posto di lavoro o della prima laurea – la più semplice – che vi viene proposta. Meritate di più, dunque cercate di più.
La crisi morde? Voi mordete più for


te di lei. La scuola vi “schedula” le giornate? Ok, date retta agli impegni, ma lasciate anche vagare la mente, libera, verso nuovi e lontani orizzonti. Non perdete il vizio di sognare: molti di questi sogni potrebbero concretizzarsi. Vedete le ingiustizie? Non fate come la maggior parte delle persone, che si gira dall’altra parte per non farsi toccare. Voi potete porvi rimedio. Se non oggi, certamente domani, nel vostro personalissimo futuro.
Chi, pensando al futuro, dice “No, grazie”, non fa altro che accontentarsi. Si lascia trasportare, come una foglia adagiata sulla superficie del mare. Voi, invece, dovete essere il mare, importante, imponente, che non si fa spaventare dalle sfide. Che trova sempre la sua strada.
Parole di emergenza
Se certi giorni proprio non vorreste arrivare nemmeno a sera. Se credete che il mondo sia uno schifo integrale e non meriti la vostra presenza. Se siete convinti che non riuscirete a finire gli studi, a trovare un lavoro, o l’anima gemella, pensate ai gigli dei prati. Come dice il Vangelo, sono perfetti, bellissimi e qualcuno pensa a loro. Ma c’è di più: guardatevi attorno. Anche le persone più affaticate, o anziane, o che la vita ha segnato con lutti o problemi importanti, vanno avanti.
A voi si chiede di essere coraggiosi, di non perdere la speranza – leggete nel box le parole del Papa – , di battervi per le vostre idee. Solo dei giovani grintosi possono diventare degli adulti responsabili, capaci di fare grandi cose. Tutti gli altri… rimangono all’angolo, ad attendere che qualcuno disegni un futuro accettabile anche per loro. < 


Stop, carta e penna
Ogni tanto vale la pena fermarsi, per mettere a posto le idee. Da soli o in gruppo, provate a rispondere a queste domande. Poi lasciate il foglio da parte e riprendetelo il giorno successivo. A mente sgombra da ogni pensiero, provate a rileggere le risposte e a fare una “supersintesi”: 
  • Com’è la vostra gestione del tempo? Corretta? Oppure c’è qualcosa da sistemare?
  • La cosa più importante
  • che ho fatto ieri:
  • Quella più importante che voglio concludere oggi:
  • Domani certamente farò:
  • Quante ore ho sprecato durante la giornata di ieri?

  
Da segnare sul diario: il tempo è un incastro
Oggi non è che un giorno qualunque di tutti i giorni che verranno, ma ciò che farai in tutti i giorni che verranno dipende da quello che farai oggi. (Ernest Hemingway)


Il pensiero di Papa Francesco
Sa stupirci con parole semplici e ci riconduce all’essenziale. Proprio quando i giovani si sentono smarriti, e faticano a trovare un senso pieno alle cose e alle situazioni, il Papa sostiene e aiuta, come fa l’allenatore quando vede
che i suoi ragazzi sono demotivati.
«Per favore non lasciatevi rubare la speranza, quella che ci dà Gesù», ha aggiunto il Papa. «Non siate mai – ha detto il Pontefice – uomini, donne tristi: un cristiano non può mai esserlo. Non lasciatevi prendere mai dallo scoraggiamento.
La nostra non è una gioia che nasce dal possedere tante cose, ma nasce dall’aver incontrato una Persona: Gesù, che è in mezzo a noi, nasce dal sapere che con lui non siamo mai soli, anche nei momenti difficili, anche quando il cammino della vita si scontra con problemi e ostacoli che sembrano insormontabili, e ce ne sono tanti».


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