L’enigma crop circles

di Dino Valle Land art o messaggi alieni? L’enigma crop circles  Cerchi misteriosi compaiono nottetempo nei campi di grano durante l’...

di Dino Valle


Land art o messaggi alieni?

L’enigma crop circles 

Cerchi misteriosi compaiono nottetempo nei campi di grano durante l’estate. Le piante appiattite in modo uniforme, piegate a spirale ma non spezzate, formano varie figure geometriche ben visibili dall’alto. Chi è stato?


I primi cerchi nel grano (in inglese “crop circles”), o agroglifi, fecero la loro comparsa sul finire degli anni ’70 nell’Inghilterra meridionale, ma i più si accorsero della loro presenza solo a partire dal 1980 nelle regioni del Wiltshire e dello Hampshire. I media iniziarono a parlarne e, finiti sotto i riflettori, i cerchi aumentarono progressivamente di numero (da 3 nel 1980 a 700 nel 1990), cominciando a presentare forme sempre più complesse. Non più semplici anelli, ma figure geometriche collegate e combinate tra di loro a formare elaborati e spettacolari pittogrammi ben visibili dall’alto. 
Periodicamente ricompaiono in giro per il mondo, di recente anche in Italia, soprattutto in Piemonte. Spesso a Poirino, centro di diecimila anime a sud-est di Torino, da otto anni a questa parte meta preferita di eccellenti artisti o sedicenti extraterrestri. 

Teorie e suggestioni

Il fenomeno dei cerchi nel grano, oramai diventato oggetto d’indagine per determinarne la genesi, è un universo parallelo e affollato, ricco di teorie e suggestioni. Un mondo fondamentalmente diviso in circlemaker, chi i cerchi li fa, e believer, chi crede che abbiano un’origine sovrannaturale o aliena e contengano messaggi da decifrare. 
Nonostante il proliferare di miti e credenze, non esistono prove scientifiche che abbiano mai avuto origine diversa da quella umana, ma solo ipotesi pseudoscientifiche
Secondo lo storico australiano Greg Jefferys, che ha analizzato e comparato vecchie foto aeree, avrebbe origini assai più antiche, risalenti addirittura al 1890, e sarebbe dovuto a una rara forma di energia elettromagnetica chiamata vortice di plasma ionizzato, noto anche come fulmine globulare. Altri ancora chiamano in causa fenomeni naturali come l’azione del campo magnetico della Terra, le onde elettromagnetiche e le radiazioni.
Viceversa, si sa con certezza che molti, compresi quelli di complessità maggiore, sono realizzati dall’uomo, per di più in poche ore e con pochi mezzi.
L’ufologia ha da anni abdicato al tentativo di tenere sotto la sua ala mistica il fenomeno, riportandolo a quello che è davvero land art, forma d’arte contemporanea caratterizzata dall’intervento diretto dell’artista sul territorio naturale. 

The Lenr Clock

Francesco Grassi
In ogni caso sulle origini dell’ultimo crop circle, che ha fatto la sua comparsa a inizio estate 2014 nelle campagne di frazione Marocchi a Poirino, non c’è alcun dubbio né mistero: «Sono io l’autore dei cerchi nel grano dei Marocchi» rivendica Francesco Grassi, maggior esperto scettico in materia e già responsabile del crop circle poirinese del 2011. 
Nella notte tra il 20 e 21 giugno è tornato in azione, e appena 6 ore dopo ecco la sua nuova opera: grande 65 metri per 120 (poco più di un campo di calcio), è stata recensita dal famoso portale Cropcircleconnector che l’ha subito battezzata The Lenr (Low Energy Nuclear Reactions) Clock, ossia Orologio a reazioni nucleari a bassa energia. Autore, con lui, una squadra di artisti composta dal noto debunker Paolo Attivissimo e da Marco Morocutti, Simone Angioni, Antonio Ghidoni, Davide Dal Pos, Alessandra Pandolfi.
Perché la scelta cade di frequente sui dintorni di Poirino? «Sono un socio effettivo del Comitato Italiano per il Controllo delle Affermazioni sulle Pseudoscienze (http://www.cicap.org) fondato nel 1989 da Piero Angela – spiega Grassi –. In Piemonte c’è un gruppo locale molto attivo del Cicap con base a Torino e quindi ho in zona dei validi contatti su cui posso contare».
A suo dire, il precedente crop circle del 2011 aveva rappresentato una sorta di esperimento sociale: «Era nato non per ridicolizzare – assicura –, ma per vivere sulla propria pelle e poter raccontare con rigore scientifico la costruzione di una credenza, studiando le reazioni della gente». 
Quali i risultati? «Sostanzialmente è emersa l’incredibile capacità umana di creare trascendenza a partire da elementi assolutamente terreni – afferma lo studioso –. Chi vuole credere a tutti i costi, continuerà a credere, indipendentemente da qualsiasi evidenza venga portata. La stessa cosa è avvenuta fin dai primi anni ’80 con i cerchi di pochi metri di diametro che creavano Doug Bower e Dave Chorley, gli originatori inglesi di questo mito moderno, che raccontarono nel 1991 ai giornali e alle televisioni perché avevano creato i primi cerchi». 
Tornando al crop circle di Poirino del 2011: «Alcuni mi hanno scritto complimentandosi per l’esperimento, dicendo che questo era servito per vedere il fenomeno dei cerchi sotto una nuova luce e che avrebbero voluto studiare i contenuti del mio libro per capire di più – riferisce Grassi –. Altri invece non sono riusciti a capacitarsi della cosa, negando che io potessi esserne stato l’autore e sostenendo che mi sarei appropriato indebitamente della paternità di un cerchio genuino. Lo stesso è avvenuto per l’opera di Robella 2013 e quella di Marocchi 2014».
Come si realizza un crop circle? «Servono i piedi per tracciare le linee, rotelle metriche per tenere le distanze, piccoli paletti con bandierina per marcare punti chiave del terreno e, infine, delle tavole di legno per procedere nell’appiattimento della vegetazione – svela Grassi –.
Questi sono gli strumenti di base, ma è necessaria anche una buona visione notturna e soprattutto un buon progettista, un buon elaborato grafico che si realizza con disegni a tavolino e pianificando opportunamente le fasi di realizzazione per far operare velocemente il team».
Ci sono altre “opere” in programma? «Sicuramente sì – assicura Grassi –. Nel 2012 ho rivelato di essere l’autore dell’opera apparsa a Poirino nel 2011, nel 2013 ho rivelato, un mese dopo la sua apparizione, di essere l’autore della formazione di Robella d’Asti, mentre nel 2014 ho scelto la formula di rivelare in tempo reale di essere l’autore del cerchio di Marocchi. Nel 2015 cosa succederà? Ho ancora un po’ di tempo per pensarci...».
Che cosa risponde a chi continua ad asserire che alcuni crop circle sono di origine soprannaturale o perlomeno naturale? «Per rispondere a tutte queste domande ho scritto il libro Cerchi nel grano: Tracce d’intelligenza: 530 pagine, con più di 170 immagini e disegni interamente a colori, in cui racconto la corretta ricostruzione e visione storica del fenomeno grazie a fotografie e documenti inediti, fonti storiche, indagini scientifiche e 3 ore di interviste a circlemaker trascritte – conclude –. 

Nel capitolo finale del libro mostro tutti i disegni della progettazione del cerchio di Poirino 2011 e descrivo tutta la cronaca delle attività notturne con le reazioni a seguire della comunità dei sostenitori del fenomeno. Ognuno è libero di credere quello che vuole, però ha il dovere di documentarsi prima di decidere». <

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