Non parlarsi è un po’ come morire

dGroup di Elena Giordano Non parlarsi è un po’ come morire Come gestire un forte attrito all’interno del gruppo? Far finta di nulla...

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di Elena Giordano
Non parlarsi è un po’ come morire
Come gestire un forte attrito all’interno del gruppo?
Far finta di nulla o cercare di risolvere il problema tra i contendenti?

Tutti pensano che i problemi dell’amicizia siano cosa di poco conto. Certo, rapportati a gravi problemi di salute, non sono che una piuma che scende lieve a terra. Però nemmeno le questioni che riguardano un legame come l’amicizia devono essere prese sotto gamba, specie se sono inserite all’interno di un gruppo parrocchiale come il nostro.
Immaginate un potentissimo veleno nero che viene iniettato in un corpo, e che inizia a modificarne il colore, sino a ingrigirlo: ecco, il rischio è questo.
Nel nostro gruppo, da due settimane Chicca e Luca non si parlano più. Non solo non si parlano, si ignorano del tutto. Uno entra nella stanza? L’altra esce. Una parla? L’altro fa finta di niente, come se non esistesse. Come si è arrivati a questo punto? I due avevano posizioni diverse relativamente al tema studiare-vs-lavorare. Nessuno dei due ha voluto retrocedere di un passo e si è arrivati allo scontro. Con la conseguenza che il confronto sulle idee è diventato scontro sulle persone.
Immaginatevi, ora, il clima che si respira nel gruppo. Quando succedono queste cose, è molto difficile rimanere neutrali: viene naturale appoggiare una teoria o l’altra. Ma è indispensabile non farlo, altrimenti il bisticcio tra due singoli si trasforma in guerra di posizione tra due eserciti ben schierati. Immaginerete, allo stesso tempo, quanto sia surreale trovarsi per pregare, o per bere una cosa, sentendo il gelo che pervade la stanza.

Come se ne esce? Ci sono tanti modi, alcuni “#interventisti”, altri… “#facciamo#fin-ta#di#niente”. Tommi propende per l’intervento, del tipo: prendiamo questi due, li scrolliamo ben bene e li riportiamo alla ragione, perché non esiste che si debba togliere l’amicizia a uno, solo perché non la pensa come me. Io sarei più per il “mi giro dall’altra parte”. Non perché io sia uno struzzo, ma perché credo che le persone debbano “digerire” le situazioni, e farlo da sole. Chicca e Luca si conoscono da 15 anni. Davvero vogliono cancellare tutto questo tempo? Io dico: attendiamo ancora un po’, cerchiamo di stare vicini a entrambi. Ricordiamo loro – vivendo! – quanto è importante l’amicizia. Se la cosa diventerà alla fine davvero insopportabile per tutti, sarò io stesso, con Tommi, a fare loro un bello “shampoo riappacificatore”. In un modo o in un altro, l’amicizia deve comunque vincere: e alla base deve esserci non solo il rispetto per le persone, ma anche per le loro idee!
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