Ebola: andare oltre la paura

di Nicola Di Mauro Ebola. Emergenza sanitaria globale Andare oltre la paura Sta uccidendo a migliaia gli esseri umani in alcuni Pae...

di Nicola Di Mauro

Ebola. Emergenza sanitaria globale
Andare oltre la paura
Sta uccidendo a migliaia gli esseri umani in alcuni Paesi dell’Africa, e si teme possa diffondersi per contagio nel resto del mondo. Ma la paura irrazionale non serve per affrontare e risolvere la questione.

  Incomincia con la febbre alta, mal di testa, dolori muscolari. Poi arrivano vomito, diarrea, dolore addominale, emorragia inspiegabile. È il virus Ebola che nel giro di dieci, venti giorni distrugge il corpo e porta alla morte. Il nome deriva da un fiume, che scorre ai confini del Congo.
È noto da tempo in Africa. La scoperta di questa infezione mortale avvenne nel 1976, nel Congo e nel Sud del Sudan. Si constatò che a causare la malattia endemica era un virus classificato in 2 sotto-tipi, uno chiamato “Sudan” e l’altro “Zaire”. Oggi se ne conoscono 5 di questi sotto-tipi del virus dell’Ebola, la cui pericolosità è estremamente elevata per l’uomo.

La morte incombe in Africa
A distanza di decenni, a partire dal 2012, durante l’anno successivo e in tutto il 2014 fino a oggi, la sua pericolosità si è incrementata con picchi elevatissimi di contagi e di decessi.
Sierra Leone, Guinea e Liberia, sono i principali Stati in cui si sono registrati casi di Ebola. Lo stato di allarme è tale che ha messo ognuno di questi Paesi in ginocchio, fermandone la vita sociale, il commercio interno e l’attività economica, già compromesse del resto da altri fattori, che risalgono alle problematiche tipiche del Sud del mondo. Molto più distanti nei numeri, anche Nigeria, Senegal, Repubblica Democratica del Congo hanno dovuto affrontare l’emergenza.
Secondo i dati forniti dal World Health Organization (una stima comunque approssimativa, visto le condizioni dei villaggi in cui si sviluppa) sino al 3 dicembre del 2014 sono stati rinvenuti 17.111 casi di infezione e 6.055 malati di Ebola sono morti. Questo nonostante la rete di misure e provvedimenti di carattere sanitario che le organizzazioni internazionali, le Ong, le associazioni di medici provenienti dall’Occidente hanno posto in atto per prevenire o debellare questa epidemia, con strutture mediche locali fragili, carenti o inesistenti.

Nel resto del mondo
Ma, intanto, il pericoloso bacillo ha già messo piede in Spagna e negli Usa dove sono morte due persone. Alcuni casi sono stati riscontrati e isolati in Germania, Francia, Gran Bretagna, Norvegia, Svizzera e Olanda. In Italia, un solo caso, un medico guarito. Casi di infezione non sono stati rilevati, ma le misure di prevenzione e sorveglianza sono già state predisposte in tutte le Regioni dal Ministero della Salute.
Un pipistrello
In base alle più recenti rivelazioni, si è documentato che il virus incriminato provoca dunque una febbre emorragica dalle conseguenze fatali. Questa malattia ha colpito l’uomo, inizialmente, per aver avuto contatto con cacciagione infetta. La trasmissione del morbo avviene da animale a uomo, attraverso, per esempio, il pipistrello, un tipo appartenente alla famiglia dei Pteropodidae, anche denominato come pipistrello della frutta, che è considerato l’ospite naturale del virus di Ebola. Ma la presenza del virus è stata identificata pure nei gorilla, nelle scimmie, nei porcospini e nelle antilopi. Il contatto con il sangue, le secrezioni e i fluidi corporei degli animali infetti comporta dunque per l’uomo una sorte certa di contagio.
Il rischio di infezione risulta elevato anche per gli operatori sanitari che curano e assistono i malati di Ebola. Fra i dati di cronaca resi pubblici dalle organizzazioni internazionali, si è rilevato che all’inizio di settembre 2014, per esempio, sono spirati 144 assistenti sanitari che operavano in Guinea, Sierra Leone e Liberia.

Cerimonie funebri
Altri casi di contaminazione si erano verificati, e tutt’ora sono possibili, con la partecipazione ai riti funebri, quando la gente dei villaggi africani non solo aderisce in massa al funerale di un congiunto e ne tocca le spoglie mortali già infette, ma anche collabora alla cerimonia di sepoltura, che prevede il lavaggio e la vestizione della salma, nonché il saluto, l’abbraccio e il bacio recati al defunto.
A tutt’oggi questa realtà di contagio (durante le celebrazioni funerarie collettive) è ancora riscontrabile nei villaggi africani, ma il rischio dell’estensione della malattia è aumentato con la marcata frequenza dei viaggi e degli spostamenti all’interno o fuori del Paese in cui la pandemia si è radicata, diventando così un fenomeno patologico ormai dalle dimensioni globali.

Incubazione e sintomi
Il periodo di incubazione dell’Ebola può durare sino a 21 giorni, in alcuni casi anche sino a 24-25 giorni, poi l’esito è la morte o la sopravvivenza, ma l’infezione perdura ancora per un po’ di tempo, nonostante l’avvenuta guarigione.
Fra i sintomi riscontrati nei malati di Ebola, emergono soprattutto: febbre, astenia, dolori muscolari, mal di testa, mal di gola, cattivo funzionamento dei reni e del fegato, lacerazioni della pelle, emorragia interna. Se la malattia è curata subito aumenta di molto la possibilità di sopravvivenza.

Assenza di un vaccino
Al momento manca ancora un vaccino autorizzato. La terapia da seguire è ancora sconosciuta, non si tastano ancora farmaci adeguati, la sperimentazione non ha ancora dato esiti positivi.  La prevenzione, l’assistenza, l’isolamento, il monitoraggio e il controllo costante del paziente sono le uniche procedure sinora adottate per cercare di arrestare l’epidemia, affinché non si espanda.






La risposta del sistema sanitario dei paesi africani colpiti dall’Ebola risulta inadeguata, ed è supportata dalla presenza operativa delle organizzazioni mediche e assistenziali provenienti dall’Occidente, almeno a livello di profilassi. Cuba è lo Stato che ha inviato il maggior numero di medici ed assistenti sanitari.

Per assumere maggiori informazioni sulla epidemia dell’Ebola si può consultare il sito: www.who.int della World Health Organization, o anche il sito del Centro Nazionale di Epidemiologia, Sorveglianza e Promozione della Salute: www.epicentro.iss.it. <
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