Alice nel Paese dei libri

d i Nicola Di Mauro Il “caso editoriale” dell’anno Alice   nel Paese dei libri A soli 17 anni, Alice Ranucci ha sfor...


di Nicola Di Mauro







Il “caso editoriale” dell’anno

Alice nel Paese dei libri

A soli 17 anni, Alice Ranucci ha sfornato un best seller

che racconta le tante sfaccettature del mondo giovanile.



Si chiama Alice Ranucci, sembra la classica ragazzina della porta accanto, che vedi tutti i giorni per strada dirigersi a scuola con i libri in mano, serena e sorridente mentre chiacchiera con le amiche, con il consueto smartphone in mano per mandare una sfilza di sms.

E lei, infatti, è una studentessa liceale di Roma, con una particolarità: a soli 17 anni è diventata un caso editoriale dopo aver pubblicato il suo primo romanzo, In silenzio nel tuo cuore (Garzanti), tutto incentrato sul mondo dei teenager, il suo mondo.

Il libro si legge con piacere, dotato di una carica espressiva notevole, la trama ti convince e ti prende. Insomma, Alice possiede un fresco talento. Dimensioni Nuove ha voluto saperne di più. Ecco cosa ci ha raccontato.



Quale significato ha per te l’intima tensione che provi quando ti accingi a scrivere?

Più che una tensione, lo definirei un impulso. Mi capita a volte di trovarmi a scuola, o in viaggio su un treno, o anche ferma a un semaforo e osservare le persone intorno a me. In un attimo mi ritrovo a immaginare le loro storie, i loro pensieri, e spesso trascriverle su carta mi sembra la cosa più naturale, per non perderle. Quando poi nella mia testa è nata Claudia, la protagonista del libro, allora questo bisogno di tornare alla scrivania, a lei, alla sua vita è diventato più forte e quotidiano. Quasi un bisogno.



Quanto speravi che il tuo romanzo venisse pubblicato?

Sognavo di vedere quelle parole stampate in un libro, ma non mi sarei mai aspettata di essere accolta con tanto affetto ed entusiasmo da un editore così importante. Non credo che questo faccia di me un “caso letterario”, però posso dire che quando lo scorso febbraio sono entrata, con i miei genitori, in una libreria del centro e ho visto la pila dei miei libri, ho pianto un fiume di lacrime.



Quali sono i tuoi scrittori preferiti? E ti sei ispirata nello scrivere a qualcuno di essi?

No, ispirata non direi, anche perché l’unico che ho letto che trattava il mondo di noi ragazzi è Alessandro d’Avenia. Gli altri libri che amo sono tra i più diversi, da Siddharta al Profumo delle foglie di limone, da Anna Karenina a Shantaram a 1984… Nessuno mi ha propriamente “ispirato” nella scrittura, ma certo ho imparato tantissimo da ognuno di loro. E poi ho sempre letto molto, fin da piccola, e questo credo che mi abbia aiutato parecchio.



Orazio definiva come labor limae l’arte dello scrivere. Ti ritrovi anche tu in questa antica, celebre asserzione?

Sono ancora molto giovane e ho tanto da imparare. Quello che posso raccontare da questa mia esperienza è che la scrittura mi è venuta di getto. Pensavo che il lavoro fosse più o meno finito. La fortuna di poter lavorare con Elisabetta Migliavada e Adriana Salvatori, alla Garzanti, mi ha dimostrato quanto si può migliorare, leggendo e rileggendo. Ricordo che all’inizio facevo resistenza a ogni cambiamento che mi chiedevano di fare. Ora non posso che ringraziarle per come mi hanno aiutato a far crescere Claudia, e me con lei.



Quanto Claudia rispecchia te stessa?

Il mondo di Claudia è indubbiamente il mio, anche se le nostre storie sono per fortuna diverse. Io non ho vissuto sulla mia pelle i problemi più complicati che lei affronta nel romanzo. Ho sofferto e combattuto la difficoltà di avere 15 anni, di non condividere certi atteggiamenti, scelte, pensieri e al tempo stesso di avere paura di affermarli per non sentirsi diversi, esclusi. La lotta di Claudia per trovare se stessa credo non sia stata solo mia, ma anche di ciascuno di noi in questa fase della vita.



Hai dimostrato di possedere una forma espressiva graffiante e nello stesso tempo raffinata. Come sei arrivata a questo equilibrio?

Credo che nel linguaggio incida tantissimo leggere, leggere, leggere. Sicuramente poi il corso di scrittura creativa che ho frequentato per due anni, con Cinzia Tani, mi ha aiutata non solo nello stile, ma anche incitandomi a scrivere in maniera quasi quotidiana. Cinzia ogni settimana inventava spunti nuovi per commissionarci storie da inventare, e questo è stato uno stimolo fortissimo per la fantasia. Non la ringrazierò mai abbastanza per l’energia e l’entusiasmo che riusciva a trasmetterci.



È stato difficile sviluppare la trama del romanzo?

Quando Claudia è arrivata stavo scrivendo un’altra storia, che poi ho abbandonato. È stata lunga la sua elaborazione, poiché ci ho messo più di un anno a scriverlo, e non posso negare che a volte mi assalivano dubbi se andare avanti, se cancellare tutto, se cambiare di nuovo. Poi a un certo punto la trama, lo scheletro del romanzo, è diventata chiara, solo il finale è venuto fuori nel momento stesso in cui lo scrivevo.



Nel romanzo descrivi la vita e la realtà dei giovani. Una scelta obbligata?

Non avrei saputo descrivere un mondo lontano da me. La fantasia guida le mie parole nell’intreccio delle storie, ma per raccontare le emozioni, il linguaggio, la vita dei protagonisti devi conoscerli, no? E se qualcuno dei miei amici, leggendolo, ha trovato spunti di riflessione sui propri atteggiamenti, non posso che esserne felice.



La tua passione per la scrittura diventerà il lavoro che hai sempre sognato?

Assolutamente no. Ho fatto domanda per accedere in alcune università a Londra alla facoltà di neuroscienze. Mi interessa lo studio del cervello, tra biologia e psicologia. Poi si vedrà, certo di scrivere non smetterò mai…

Scrivere è bellissimo, è comunque un modo di fissare i pensieri, di approfondire, di ascoltare se stessi, in qualche caso di comunicare con gli altri.  A volte non si riesce a definire, inquadrare le proprie emozioni. Eppure scrivendole, trovano forma nelle parole e riescono a sorprenderti. <
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