Natanaele, sfacciato, ma preso dentro

di Domenico Sigalini Natanaele, sfacciato, ma preso dentro Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colu...


di Domenico Sigalini



Natanaele,


sfacciato, ma preso dentro



Filippo incontrò Natanaèle e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè nella Legge e i Profeti, Gesù, figlio di Giuseppe di Nazaret». Natanaèle esclamò: «Da Nazaret può mai venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi».

(Gv 1, 45-51)



Siamo spesso supponenti, abbiamo quattro idee in testa e non le molliamo costi quel che costi: sicuri, autosufficienti, censori di comportamenti, spariamo sentenze, anche se fanno parte di un sentito dire. È così sul lavoro, è così in famiglia, è così soprattutto con gli amici; potrebbe essere così nel tranciare persone, sentimenti, atteggiamenti di fede.

Questa impressione me la fa Natanaele, un apostolo di Gesù. Sente dire dai suoi amici che hanno trovato finalmente quello che cercavano, si era concretizzata in una persona una lunga attesa che caratterizzava le aspirazioni del popolo di Israele, soprattutto quando si trovava a dover subire dominazione di stranieri, in questo caso i romani. Non c’entrava forse molto la religione come la intendiamo noi, soprattutto era senso di identità, di orgoglio, di tradizione, di cultura popolare.

Gli dicono un particolare per definire meglio la persona: è figlio di Giuseppe di Nazaret. Non potevano dire di peggio per qualificare l’atteso delle genti. Che può venire mai di buono da Nazaret? Abbiamo tutti giudizi incisi nelle nostre menti riguardo a luoghi, paesi, abitanti, origine, geografie. Sappiamo già tutto, abbiamo già tagliato il mondo in due: buoni o cattivi, siamo tifosi per natura: la mia squadra e tutte le altre. Sembra un difetto, ma Gesù inizia a parlare con Natanaele da questa sua sfacciataggine, da questo suo dire pane al pane e vino al vino anche se non conosce bene né pane né vino.

Natanaele va incontro a Gesù: il suo giudizio sui Nazzareni non è assoluto, lo vuole incontrare. E comincia quel bel dialogo, quel lasciarsi affascinare da Gesù, quel seguirlo fino alla fine. È di Cana di Galilea, un paese vicino a Nazaret – come sempre tra paesi vicini c’è antagonismo – e qualche giorno dopo può essere a quel banchetto di nozze in cui Gesù si manifesta come il vino della festa, della vita, dell’amore tra due giovani e comincia a vedere che deve cambiare giudizio su Gesù, deve aprirsi alla novità che ogni persona è, soprattutto Gesù, che gli aveva detto che avrebbe visto cose meravigliose se si lasciava prendere nella sua avventura.

Non dare mai niente per scontato, soprattutto se si tratta di persone: sono sempre un’immagine di Dio, il suo volto, soprattutto se poveri e scarsamente valutati; ti sorprenderanno sempre. Natanaele ha capito, seguirà Gesù, ne patirà la sconfitta umana, ma sarà con gli altri apostoli a sperimentarne la risurrezione, a testimoniare la scelta che Gesù fece di affidare il loro futuro e il futuro del suo messaggio e della sua persona tra gli uomini, la Chiesa, a Pietro.

Lo chiameranno, nella tradizione, Bartolomeo e anche lui testimonierà la sua amicizia con Gesù dando la vita.
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