Vietato piantare fiori bianchi

di Leo Gangi Sotto il segno della censura Vietato piantare fiori bianchi È quello che accade in Cina, ma sono tanti ...


di Leo Gangi






Sotto il segno della censura

Vietato piantare

fiori bianchi

È quello che accade in Cina, ma sono tanti i bizzarri divieti applicati in molti Paesi del mondo. Per soffocare la libertà.



«Dillo con i fiori», recita il proverbio. Ma non con i gelsomini, almeno se ti trovi in Cina. Là il governo ha severamente proibito di seminarli, farli crescere e regalarli o venderli. I bei fiori bianchi richiamano l’idea delle manifestazioni che durante la primavera araba avevano preso il nome di “Rivoluzione dei gelsomini”. E Pechino non gradisce molto il clima di protesta.

Rimane il fatto che a un turista straniero questa imposizione può apparire assai bizzarra. L’incredibile è che non si tratta nemmeno di un episodio isolato. Al contrario: il mondo è pieno di veti che lasciano a bocca aperta. 

Un taglio non solo alle opinioni

Ogni società segue delle regole. Obblighi e divieti sono un semaforo che aiuta a rendere più equilibrati i rapporti tra i suoi componenti. Quando le “forbici” dell’autorità colpiscono la libertà di pensiero si parla di censura. Che a volte colpisce in un modo quanto meno originale.

A proposito di forbici, lo sapevi che c’è un posto dove gli emo devono tagliarsi i capelli per non coprire il volto e devono comportarsi da bravi ragazzi? È la Russia, dove questo stile non è ammesso perché considerato destabilizzante per la crescita dei giovani. In Iran, invece, le pettinature devono rispettare i cliché stabiliti dal governo: niente creste o capelli scompigliati, niente frangettone, no alle code o alle trecce.

Anche in Cina, che in questo genere di limitazioni è tra i primi posti nella classifica globale, l’acconciatura ha un peso non indifferente: niente barba sui mezzi pubblici se ricorda quella del popolo uigure (un’etnia di fede islamica e turcofona residente nello Xinjiang, al confine con Kazakistan e Mongolia).

Tra i tanti veti i Cina c'è anche quello
di non trasmettere alcune serie TV.
Come "big Bang Theory"
Qui del resto i divieti si estendono a macchia d’olio: da quello di costruire edifici “stravaganti” a quello di intonare l’inno nazionale alle feste o solo in parte e comunque senza il vestito adatto, per non parlare dei film e dei programmi in televisione: è oscurato tutto ciò che potrebbe suscitare il dubbio sulla grandezza della madre patria e sui valori da essa trasmessi, film horror e serie cool comprese. Il caso del vietatissimo Big Bang Theory è un esempio emblematico.

Restando in Asia, in anni abbastanza recenti in Turkmenistan il playback era off limits, come anche il balletto e l’opera, perché contrari alla salvaguardia della vera cultura. Mentre in Burundi sono gli sportivi a non avere vita facile se vogliono fare jogging insieme. Meglio farlo da soli da quando le corse di gruppo sono considerate pratiche sovversive.

E che dire delle gomme da masticare a Singapore? Guai a portarsele dietro, pena l’arresto. Anche in questo caso il motivo è politico: negli anni ’90 si usavano per danneggiare bus e tram. La moda è passata ma la censura è rimasta.

Ce n’è anche per i Paesi più vicini a casa nostra. Ad esempio, in Romania sotto il regime di Ceausescu era vietato giocare a Scarabeo (sempre per paure sovversive). In Danimarca sembra invece che ancora oggi ci sia il divieto di registrare all’anagrafe nomi eccessivamente esotici o stravaganti per i figli. 


Se il web è oscurato

Naturalmente, oggi il luogo dove si sente di più il peso della censura è l’universo virtuale del web. Di recente il Presidente degli Stati Uniti d’America Barak Obama ha affermato: «Sono un grande fan della piena libertà nell’uso di Internet e sono contrario alla censura». Nei fatti però anche la rete ha le sue limitazioni. Si contano nel mondo tra le settanta e le ottanta Nazioni pronte a oscurare all’occorrenza i siti considerati molesti.

In Russia, questa ragazza avrebbbe problemi a circolare
In molti casi si tratta di misure contro i crimini informatici e le violazioni al diritto d’autore. In almeno altrettanti si agisce sulle pagine e sui social network per tacitare le voci di protesta degli oppositori al regime. L’obiettivo finale è sempre porre un freno ai pensieri troppo liberi e alla comunicazione via etere. Si pensi ancora una volta alla Cina e tutte le parole proibite – cioè che non è possibile approfondire – sui motori di ricerca, Google compreso.

Alcuni casi di censura sono però più curiosi di altri. Un paio d’anni fa, per esempio, l’Agence France Presse (l’ANSA d’oltralpe) ha dapprima pubblicato e poi cancellato dal suo sito una foto del presidente Hollande all’inaugurazione dell’anno scolastico: il sorriso del presidente era eccessivamente… comico. L’AFP ha negato pressioni dall’Eliseo. In compenso, la foto è diventata virale tra i follower di Twitter riusciti ad appropriarsene nel frattempo. In Venezuela, gli ispettori della rete hanno oscurato una cinquantina di portali che parlavano dell’inflazione nel Paese.

Alle regole della censura non fa eccezione nemmeno Google Maps: la carta geografica più famosa dell’etere ha delle macchie scure o “pixellate” nei punti che per motivi di privacy (dei super vip) o di sicurezza devono restare nascosti. Un esempio? La base NATO di Geilenkirchen, in Germania. Ma tanto, chi guarda Earth per decidere dove andare in vacanza di solito ha altre mete. <
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