Masticando Ogm

di Elisa Murgese Pro e contro: chi ha ragione? Masticando Ogm I cibi transgenici non sono dannosi per l’uomo né per l’ambiente...


di Elisa Murgese



Pro e contro: chi ha ragione?

Masticando Ogm

I cibi transgenici non sono dannosi per l’uomo né per l’ambiente, dicono i favorevoli. Ma tanti la pensano in modo opposto:

fanno male alla salute e alla terra. E indebitano i contadini.



Cosa significa avere nel piatto una melanzana transgenica? Gli Ogm possono causare danni alla nostra salute? Cosa hanno di diverso i cibi transgenici? Sono anche queste le domande a cui ha cercato di rispondere il dibattito che ha animato l’Expo di Milano negli ultimi mesi.

Che il tema dell’Esposizione universale sia stato “il cibo” è ormai un ritornello noto a molti. “Nutrire il pianeta, energia per la vita”, per essere precisi. Ovvero abbiamo assistito alla prima Esposizione della storia che ha deciso di aprire un dialogo sulle nuove prospettive capaci di assicurare una corretta nutrizione a tutti i popoli della Terra, senza però mettere in pericolo la biodiversità del pianeta.

Largo quindi a dibattiti incentrati sull’alimentazione, dalle critiche alla Fiera del capoluogo lombardo per la decisione di scegliere come sponsor i colossi americani Coca Cola e McDonald’s, ai dubbi sullo spreco di alimenti durante le iniziative della manifestazione. E tra i temi su cui l’Europa sta cercando un confronto internazionale, non potevano mancare i tanto contestati Ogm.



Pareri diversi

Gli “Organismi geneticamente modificati” sono prodotti (soprattutto alimentari) ottenuti modificando il patrimonio genetico dell’organismo in laboratorio, aggiungendo o eliminando determinati pezzi di DNA per conferire all’alimento alcune proprietà. A detta degli ingegneri da laboratorio, i geni modificati servono a rendere le coltivazioni più resistenti agli erbicidi o − in altri casi − a permettere loro di produrre una sorta di insetticida naturale contro i parassiti.

Cinque le principali specie interessate: soia, cotone, mais, colza e barbabietola da zucchero. Tra i Paesi in prima fila Stati Uniti e Brasile, ma anche India, Canada e Argentina. Il 92% del mais biotech europeo, invece, è coltivato in Spagna. Un tema dibattuto da anni. Eppure oltre 13mila pubblicazioni internazionali non sono bastate a trovare una posizione comune, lasciando il mondo scientifico tutt’altro che concorde.

Rischi altissimi per la salute secondo i “no Ogm”, mentre dal fronte opposto si sottolinea come non ci sia mai stata una ricerca che riporti di danni causati all’uomo. Poche certezze anche rispetto a quanto queste specie possano essere invasive per gli ecosistemi del pianeta. Le critiche sono note: «Non sono sicuri», «Non sappiamo quali conseguenze possano avere nel lungo periodo». Analisi bollate come “approssimative e vaghe” dal versante opposto.



Batterà la fame nel mondo

«Le teorie scientifiche che dimostrano come gli Ogm siano rischiosi per esseri umani e pianeta sono sbagliate». Non usa mezze parole Tony Hall, ex ambasciatore Usa presso la Fao e direttore di Alliance to end hunger (letteralmente “Alleanza per fermare la fame”). «Circa il 90% di frumento e soia coltivati oggi negli States sono biotech − continua Hall − e funziona da anni: è sicuro e poco costoso».

Ancora più diretto è stato David Schmidt, presidente di International food information council: «L’agricoltura biotech ci consente di portare cibo a chi ha fame, mettendoli in grado di far crescere ciò di cui hanno bisogno − racconta Schmidt − . Bisogna prendere decisioni sulla base di fatti e non su teorie scientifiche non provate». E qui la stoccatina sembra riferirsi a quanti si oppongono al TTIP, trattato tra Stati Uniti e Ue che, se approvato, permetterebbe alle multinazionali americane di vendere i loro prodotti Ogm anche in Europa.

Un fenomeno che non può non riguardare anche l’aspetto economico, visto che secondo i sostenitori degli Ogm l’utilizzo delle agrobiotecnologie è fondamentale per ridurre i costi di produzione. «L’agricoltura del futuro parlerà sempre più biotech − continua Alessandro Sidoli, presidente di Assobiotec, associazione per lo sviluppo delle biotecnologie − . Dobbiamo riflettere su come consentire anche al nostro Paese di non rimanere fuori da questa occasione di sviluppo».



Sono già sulle nostre tavole

Un dibattito che non poteva non portare dei risvolti anche ai vertici dell’Ue. Da pochi mesi, infatti, l’Unione europea ha aperto la porta alle coltivazioni Ogm, pur lasciando ai singoli Stati la possibilità di chiuderla. A gennaio 2015 è passata una riforma che permette ai governi nazionali di vietare la coltivazione di Ogm sul proprio territorio.

Questo non vuol dire che in Italia non siano già presenti organismi geneticamente modificati visto che l’Europa, che non vuole coltivare gli Ogm, in realtà li importa in grandi quantità. Tra gli altri, mais e soia, che sono diventati da anni la tipologia di foraggio maggiormente diffuso per il nostro bestiame.



I pericoli

Effetti irreversibili sugli ecosistemi. Possibili danni per l’uomo. Pochi studi a proposito e costi superiori rispetto ai prodotti biologici. Questi sono alcuni dei cavalli di battaglia di quanti portano avanti la lotta globale contro la diffusione degli organismi modificati. Tra i leader del movimento Vandana Shiva, attivista e fisica indiana.

Il suo lavoro è teso a dimostrare come i prodotti biologici diano una resa maggiore rispetto agli Ogm, non soltanto economicamente ma anche dal punto di vista nutrizionale. Inoltre gli organismi geneticamente modificati, sempre secondo l’attivista 62enne, non sono affatto economici.

Sembra infatti che con le colture transgeniche i contadini siano costretti ad acquistare costosi semi modificati ogni anno (invece di avere la semente gratuitamente o direttamente in natura), oltre al denaro che devono pagare per prodotti chimici e pesticidi, che con i semi transgenici si è obbligati a utilizzare maggiormente.

Un meccanismo che porta gli agricoltori a indebitarsi per sostenere i costi, tanto da arrivare al tristemente noto fenomeno dei contadini suicidi. Secondo le statistiche del governo indiano, «abbiamo già perso 291mila contadini dal 1995, quando la globalizzazione ha iniziato a modificare le leggi sulle sementi», racconta Vandana Shiva.

Sul versante ambientale, inoltre, secondo Greenpeace «diversamente da un inquinante chimico, gli Ogm sono organismi viventi e possono riprodursi e moltiplicarsi estendendo la proprio presenza sia nello spazio che nel tempo. Sfuggendo a qualunque controllo». Il tutto coronato da assenti studi di lunga durata che impediscono di aggiungere una matrice scientifica alle posizioni dei pro e contro Ogm.



Gli italiani preferiscono

il biologico

Diatribe a parte, cosa ne pensano gli italiani? Lo rivela Gli italiani e l’agricoltura, ultimo rapporto uscito a maggio della Coldiretti sul tema. Coinvolti mille intervistati, cittadini diversi per età, sesso e residenza che tuttavia hanno creato un quadro inequivocabile. Oltre il 73%, infatti, si è detto nettamente contrario alla diffusione di Ogm, mentre nove su dieci vorrebbero sui prodotti etichette che indichino chiaramente la presenza di Organismi geneticamente modificati nel prodotto.

Altro dato interessante del rapporto di Coldiretti, il fatto che oltre il 40% degli intervistati acquista prodotti agricoli direttamente in fattorie, con un interesse diffuso per gli alimenti bio e a chilometro zero. Come a dire che sugli Ogm gli italiani non si sono ancora espressi. Ma, se possibile, preferiscono starne alla larga e rifornirsi in fattoria. <
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