Fatti avanti amore

di Valter Rossi E se l’amore avesse ragione? – 7 Fatti avanti amore Continuano le domande che sono state presentate durante gli incontr...

di Valter Rossi

E se l’amore avesse ragione? – 7

Fatti avanti amore

Continuano le domande che sono state presentate durante gli incontri di formazione all’affettività tenuti a Torino. 

   Erano centinaia i giovani che hanno affollato la Basilica di Maria Ausiliatrice di Torino nei giovedì sera dedicati alla formazione affettiva dei giovani della Pastorale Giovanile della Diocesi di Torino e organizzati in collaborazione con la Pastorale Giovanile dei Salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Piemonte e della Valle d’Aosta. 
    Universitari, per la maggior parte, ma anche giovani delle scuole superiori in ascolto e in dialogo con teologi ed esperti su un tema importante e profondo: l’amore umano, la vita di coppia, le scelte affettive e di vita. Al termine di ogni incontro lo spazio lasciato alle domande ha creato un clima ancora più vero e profondo. Eccone alcune, tra le tante a cui sono state date risposte semplici e che possono generare ulteriori approfondimenti. 
    Se volete, potete continuare il dibattito scrivendo a dimensioni@dimensioni.org.

    Un uomo e una donna sterili, come possono affrontare il dolore di non poter procreare ed al contempo sentirsi ugualmente fecondi?

Risposta di suor Simona Corrado
   L’esperienza della sterilità fisica è una ferita, una sofferenza enorme. Nel lavoro che faccio incontro persone che vivono questa dimensione. È un po’ come mettersi di fronte alla dimensione della morte dentro di sé. Il primo passaggio che tutti, anche chi non vive la dimensione della sterilità fisica, dobbiamo fare è di riconoscere che la sterilità ci appartiene, indipendentemente dal fatto che sia o meno una sterilità fisica. Ha a che fare con la morte. Questo è il primo passo. 
Il passaggio successivo rischia di essere: «Se sono sterile, sono morto? Se la sterilità ha a che fare con la morte, mi identifica la sterilità?». No! Perché nessuna esperienza di questo tipo ti identifica. C’è una parte che riguarda la morte lì, ma non è tutto. 
    L’altro passo, invece, deve essere: «Che cosa ti può dare vita, quali sono gli elementi relazionali che hai dentro la coppia, che possono invece essere possibilità di fecondità?». 
    È la coppia stessa che deve fare un percorso. Non serve molto, dall’esterno dire a una coppia sterile che ci sono forme di adozione, di affidamento. È la coppia stessa che deve fare il percorso per ritrovare la propria fecondità e modalità di essere feconda. Solo in questo modo è possibile convivere con la sterilità fisica – che non è annientata – perché la sofferenza rimane. 

   Come si fa a capire quando l’Amore bisogno diventa dipendenza?

Risposta di don Mario Aversano
   Certo ogni caso è diverso ed è necessario distinguere. Partiamo dalla famiglia. Lewis dice che a un certo punto un genitore dovrebbe poter dire al proprio figlio: «Tu non hai più bisogno di me». È difficilissimo da accettare, si fa fatica. Così una coppia deve riuscire a conservare la propria relazione evitando di ridursi a padre e madre. In alcune famiglie lui o lei che dicevano: «Se morisse lui – indicando il marito – sarebbe terribile, ma mio figlio no!». È comprensibile, però questo potrebbe complicare la vita al figlio. L’altra faccia della medaglia è che qualcuno sente di avere in mano la chiave della felicità dei propri genitori. 
    Ecco la dipendenza che non va confusa con un bisogno. Non si deve spezzare il legame, ma metterlo in un’altra prospettiva: un figlio o una figlia che stanno in piedi di fronte ai loro genitori e non vengono invece trattenuti dentro un abbraccio soffocante.
    In un’amicizia e in un rapporto di coppia, un elemento che svela se c’è in gioco la dipendenza è quello della stima. Quando in un gruppo di amici ti rassegni a uniformarti, per poter far parte di quel gruppo. Il conformismo manifesta quell’ansia pazzesca di essere dimenticato, di non poter far parte di qualcosa. 
    Noi abbiamo un grande bisogno di appartenenza, ma l’appartenenza ha senso solo se non si tradiscono le attese del proprio cuore. Su questo dobbiamo imparare ad ascoltare di più il nostro corpo. Lo stomaco spesso dice che le cose non vanno: fidati, parlane con qualcuno ma ascolta quel segnale. 

Dio ha pensato ad una persona per me? Se l’Amore non è ricambiato, cosa è giusto fare? 

Risposta di don Mario Aversano
    Se l’accendersi di un’esperienza non porta laddove si sperava, occorre accettare che l’Amore si riceva come dono
    Dio desidera come te una persona al tuo fianco. Non è che l’abbia già pensata, che abbia il copione in mano e che tutto sia già scritto. Dio ha scritto la nostra predestinazione alla salvezza.
    Questo vuol dire che noi abbiamo l’onere e il compito da brividi di accettare la sfida quotidiana di assumere la nostra storia e di metterci alla ricerca. Se non sei ricambiato abbassa la saracinesca, non è la persona giusta. Non ti incaponire. 
    Ci vorrà un tempo di lutto, è giusto fare lutto, per chiudere e poi ricominciare. Se sei bloccato da un Amore che è andato male gli altri attorno a te se ne accorgono, diventi inavvicinabile. Abbassa la saracinesca, scrivi chiuso per lutto e poi ricomincia. 

Perché la Chiesa non accetta i divorziati? Sembra non considerare il fatto che per sua natura l’uomo sbaglia.

Risposta di don Ferruccio Ceragioli
   Prima di tutto non è che la Chiesa non accetta i divorziati. La Chiesa non accetta il divorzio, perché lo vede contrario al matrimonio. I divorziati non sono esclusi dalla Chiesa. Come sapete vi è anche molta discussione in questo momento, probabilmente sarà ripresa anche nel prossimo Sinodo sulla famiglia.    Io penso che in ogni caso sia importante al di là delle cose che eventualmente emergeranno, ribadire quanto si è sempre detto. Il divorzio non esclude dalla Chiesa, esclude magari dalla partecipazione piena ai sacramenti. Questo sì, ma non esclude in quanto tale dalla Chiesa. 
   La Chiesa continua anzi ad amare e a voler bene anche alle persone che possono aver fallito in qualcosa. E poi anche qui bisognerebbe valutare caso per caso. Certamente questo è un punto molto doloroso, non a caso il prossimo Sinodo sulla famiglia lo affronterà per capire anche come affrontare queste situazioni, come poter testimoniare di più la misericordia di Dio anche da parte della Chiesa. Aspettiamo di vedere ciò che succederà. 

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