Io non sono il tuo satellite

di Elena Giordano Sfida all’autorità Io non sono  il tuo satellite Genitori, Stato, regole: a un certo punto  i ragazzi dicono “bas...

di Elena Giordano

Sfida all’autorità

Io non sono 

il tuo satellite

Genitori, Stato, regole: a un certo punto i ragazzi dicono “basta” e combattono la battaglia per far valere la propria opinione. Perché “fa bene” andare un po’ contro. 


    Uno dei passaggi che conducono alla vita adulta è quello della “rottura”: no, non rottura in senso “che pizza”, ma rottura intesa proprio come: «Adesso “spacco tutto” e ristabilisco un nuovo equilibro». Dal Trono di Spade all’antica Grecia, dalla letteratura alle vicende storiche dell’ultimo secolo, la “rottura” è servita per cambiare una situazione che si era andata incrinando. 
    Prima, però, di pensare a quando, nell’età adulta, si può contrastare la libertà per seguire ideali di giustizia e libertà (vedi i box), rimaniamo concentrati sul “qui e ora”. Anche ciascuno di voi, infatti, ha una battaglia personale da condurre, (metaforicamente) sanguinosa: prendere distacco dagli “agenti” che hanno rappresentato da sempre l’autorità costituita in casa, padre e madre.

Le regole salva-famiglia
    Se i genitori non avessero introdotto delle regole di vita, le famiglie sarebbero dei circhi itineranti: obblighi, doveri, scadenze, educazione, rispetto non sono valori scelti a caso da adulti un po’ schizofrenici, bensì strumenti fondamentali che vi hanno condotto, oggi, ad avere un cervello che funziona e a essere dotati di una buona dose di senso critico e capacità di “leggere” il mondo. 
    Queste regole, veri pilastri della società, a un certo punto vengono messe in discussione. Non perché stiano diventando meno efficaci, ma perché a diventare “traballante”, agli occhi di un ragazzo, è proprio la figura del genitore. Il padre e la madre che cambiano il bavagliolo, aiutano a fare i compiti, insegnano a camminare… non servono più. Ora state diventando adulti e iniziate a guardarli “da pari”, alla stessa altezza, fisica e mentale (anche se non è proprio così). E vi sentite in grado di dire: «Non sono più d’accordo».
     Attenzione: non si sta parlando di temi sciocchi (non volete più riordinare la camera o mettere a posto i vestiti? Fate voi, scegliete di vivere nel disordine, mamma non vi aiuterà più), ma di temi “pesanti”, come il futuro, la conduzione della vita personale (fumare, non fumare, tatuaggio, vacanza con gli amici, studiare/lavorare, ecc.). Non è solo questione di maggiore età, ma di indipendenza. 
     Un ragazzo che inizia ad avere una visione della vita sua personale, non più “mediata” dalla famiglia, naturalmente entra in conflitto con i genitori, specie se le opinioni su un certo tema sono diverse.
     È corretta questa sfida all’autorità famigliare? Sì, perché aiuta a definire la personalità. A patto che non sia utilizzata solo come scusa per “far pagare” ai genitori tutti i “no” che vi hanno detto da quando siete nati. Da questa sfida nascono nuove regole da voi scelte, che rappresenteranno il vostro sistema di valori, ovviamente nel rispetto delle regole più alte e generali che tutti gli individui immersi in una società devono seguire. 
    E i genitori? Non sono stupidi: hanno compiuto questo passo molto prima di voi e sanno capire quando è il tempo di lasciar volare i vostri pensieri e i vostri desideri. Non dimenticate, però, che la figura del genitore non si esaurisce ai 18 anni dei figli. Il loro compito di indirizzarvi verso le migliori scelte resterà sempre: e questo genererà nuovi attriti, anche quando voi avrete 50 anni e loro 80.

Sfida all’altra autorità
    C’è un altro tipo di autorità che i ragazzi amano sfidare: la legge. Un po’ per provocare, un po’ per dimostrare di essere indipendenti e desiderosi di cambiare ciò che non va. Questo comportamento è degno e apprezzabile, a patto che la “battaglia di pensiero” che si sta combattendo abbia un fondamento. Esempio: non ha senso scioperare “contro la scuola” nella seconda settimana di settembre, se il governo non ha emanato nuove leggi in merito (cioè se non ci sono stati cambiamenti). 
    Manifestare contro ciò che non funziona è un atto nobile, che richiede coraggio. Ed è tanto più importante quando lancia un campanello d’allarme contro situazioni di ingiustizia e diritti calpestati. Un governo sensibile, nel suo iter di approvazione delle leggi, terrà conto dello scontento dei suoi cittadini. Un governo autoritario se ne farà un baffo e reprimerà le manifestazioni (non è il caso del nostro Paese).

La scintilla da non spegnere
    A 18 anni si spacca il mondo. Si urla contro i genitori, si esce e non si torna se non all’alba. A 23 anni si sciopera per il futuro incerto, contro la precarietà, contro gli estrogeni che “gonfiano” le mucche, l’inquinamento globale e l’iniquità di una legge. Poi ci si laurea, ci si sposa e arrivederci: domenica sul divano, piscinetta in giardino e cena con gli amici. Dove è finito l’anelito verso la libertà, l’amore per le battaglie a favore della giustizia? 
    Avete un compito, proprio voi e proprio ora: non far spegnere la fiamma che vi brucia dentro. La vita è davvero strana: “porta via” i pensieri, a mano a mano che passano gli anni. Cercate di resistere, di rimanere vigili e desti. Di combattere contro le ingiustizie con lo stesso ardore con cui avete combattuto, in casa, per poter acquistare il motorino.
    Diventare adulti non significa diventare sciapi, ossia senza sale. Significa mantenere dignità, responsabilità e apertura mentale. Tante, troppe situazioni (vedete i box) richiedono prese di posizioni forti, a ogni età della vita: rispondete alla chiamata, senza pensare mai: «Io ho già dato, adesso ci pensi qualcuno più giovane…»!<

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