L'arte del sogno - Negramaro

Intervista ai Negramaro L’arte del sogno Il gruppo salentino sogna una “rivoluzione”, ossia la capacità di ripensare a noi stessi per...

Intervista ai Negramaro

L’arte del sogno

Il gruppo salentino sogna una “rivoluzione”, ossia la capacitàdi ripensare a noi stessi per far cambiare il mondo.Contro il cinismo imperante.


Un mondo fatto di canzoni di pregevole fattura, di immagini, di grafica e di simboli. È il mondo plasmato dai Negramaro nell’ultimo album La rivoluzione sta arrivando, identikit che delinea cos’è oggi la popolare band e che cosa vuole dire al pubblico.
Il disco suona come tutti ci aspettiamo, al 100% Negramaro. La rivoluzione sta nei testi dei brani, che partono dalla traccia che dà il titolo all’album, passano per la ben nota Sei tu la mia città (colonna sonora di uno spot pubblicitario), per il singolo Attenta e chiudono infine con L’amore qui non passa (più una ghost track).
A raccontare i pensieri e l’immaginario che sta dentro il cd sono stati i Negramaro, che abbiamo incontrato in occasione di questo viaggio musicale nelle vesti di… pirati.


Quale “rivoluzione sta arrivando”, secondo voi?
Quella delle singole persone. Ogni grande rivoluzione del resto è nata così, da un moto interiore che poi è uscito, si è confrontato con le idee altrui e ha acceso il fuoco dei grandi cambiamenti. Tutto parte da noi, anche da noi sei persone con la nostra piccola rivoluzione.
Non siamo così presuntuosi da pensare di poter cambiare il mondo con un disco, ma crediamo che i titoli degli album siano ottimi veicoli per innescare una riflessione. Sono solo canzonette, si dice. Ma intanto il brano (di Edoardo Bennato, nda) ha portato in giro il suo messaggio e ce lo ricordiamo ancora tutti, nonostante gli anni che passano.

Quale messaggio rivoluzionario volete lasciare a chi vi ascolta e a chi legge queste pagine?
Oggi la realtà è segnata da 140 caratteri, tutto è un titolo urlato, il cinismo è imperante e non se ne può più di questo atteggiamento: a noi piacerebbe che si riportassero l’uomo e la vita al centro di ogni discorso, che si riflettesse su cosa può fare il singolo individuo partendo da se stesso. Sarebbe una grande rivoluzione, se lo facessimo.

A livello personale, com’è stata questa rivoluzione per voi?
È stata anche evoluzione. Siamo cresciuti e abbiamo imparato in tutti questi anni di vita vissuta insieme, continuando a fare quello che ci piace. Oggi abbiamo una consapevolezza più matura di quella che è la vita, anche con le sue situazioni difficili. Abbiamo imparato che il nero c’è, esiste, bisogna farci i conti: non si può eliminare, è uno dei colori della vita di ognuno di noi.
Chi sono i rivoluzionari oggi?
Il papa è rivoluzionario, così come lo sono tutte le persone che quotidianamente con piccoli gesti cambiano il mondo. Mi è stato fatto notare che forse questa è una visione utopica… Io la penso così: la musica per me (spiega Giuliano Sangiorgi, cantante e leader dei Negramaro, nda) è sogno. Se non sognassi non farei musica. Sogno che questo disco sia almeno di spunto per una riflessione. Lasciamo all’arte l’arte del sogno.

Dal punto di vista musicale, invece, cosa rappresenta per voi questo album?
La rivoluzione sta arrivando racconta la nostra strada fino a oggi e ci sembra che segni una nostra crescita, anche dal punto di vista dei testi. Il cd ha un sapore vintage e blues, che c’era già nei lavori precedenti, ma qui viene fuori con più chiarezza. Ci sono equilibrio e uniformità di suoni tra una canzone e l’altra, merito del mixaggio fatto da Jacquire King, che ha lavorato con i Kings of Leon: lo abbiamo cercato proprio perché a noi piaceva quel tipo di sonorità.
C’è poi un lavoro di rifinitura pazzesco in questo disco, nato tra la nostra Puglia, Milano ma anche New York, Madrid e Nashville. Siamo stati stimolati dalla nostra casa discografica a occuparci della produzione artistica dell’album: è stato un onore per noi, in pratica hanno messo il disco in mano a sei ragazzi, sei amici elevati al rango dei grandi produttori italiani che creano hit fortissime. Non possiamo che ringraziare Caterina Caselli (la loro discografica, nda).

Per voi ha sempre grande importanza la parte grafica, l’immagine di un disco. Questa copertina è una vostra interpretazione della bandiera dei pirati, la Jolly Roger. Se n’è occupato ancora una volta Ermanno?
Sì, ho tradotto in immagini i “sogni” di Giuliano che insieme avevamo messo in musica (spiega proprio Ermanno, nda). Avevamo in mente un logo semplice che avesse dei graffi, che sarebbero i segni che abbiamo accumulato lungo il nostro percorso. Cercavamo qualcosa che portasse un messaggio come fa la bandiera dei pirati, che annuncia un attacco imminente. Noi abbiamo preso l’aspetto più fiabesco della Jolly Roger per dire che “la rivoluzione sta arrivando”.
Nel logo di copertina sono rappresentate vita, morte e ironia, tre elementi che fanno parte di un unico percorso. C’è un sorriso un po’ da zucca, un uomo che rappresenta la vita e un teschio, la morte. Come dicevamo, nella vita ci sono anche le situazioni difficili, ma non ci devono spaventare. A noi il logo mostra la vita. Poi in questo immaginario ci siamo noi, che facciamo parte della ciurma, e c’è il blu, il colore del mare ma anche dello spazio, dell’infinito e della profondità dell’anima.

Fin qui abbiamo parlato di voi. Allargando gli orizzonti, c’è qualcosa di rivoluzionario nella musica italiana?
La musica leggera italiana in questi anni è cambiata. Alcuni nostri brani dall’impronta più rock sono andati in alta rotazione nelle radio, pensiamo a Nuvole e lenzuola. Ci sono grandi novità in Italia: Baglioni-Morandi che cantano insieme è qualcosa di nuovo, gli autori italiani sono moderni. La musica italiana è abbastanza vicina al mondo, bisogna solo stare attenti a non farsi omologare: non perdiamo la nostra cifra, che è quella dei grandi cantautori, per essere esterofili. Battisti e Dalla sarebbero ancora oggi i più moderni.

Tante band si sciolgono, o perdono pezzi. Voi dopo 15 anni siete ancora insieme. Sentite il peso del tempo che passa?
Noi siamo amici accomunati dal grande amore per la musica. Il brano L’amore qui non passa è proprio dedicato alla nostra passione e a tutto quello che vorremmo rimanesse, e rimarrà, di noi. È stata l’ultima canzone scritta prima di entrare in sala prove, la sera dopo il concerto allo stadio di Lecce. Quando l’abbiamo suonata la prima volta avevamo i brividi. Sì, ci vengono ancora i brividi a suonare insieme dopo 15 anni. Questa, poi, non è una canzone e basta: è tutta la nostra vita insieme. <
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