Gene Gnocchi - Un calcio alle risate

Conversazione con Gene Gnocchi Un calcio alle risate Il sogno di giocare in serie A, le battute salaci,  il piacere di scrivere. Il com...

Conversazione con Gene Gnocchi

Un calcio alle risate

Il sogno di giocare in serie A, le battute salaci, il piacere di scrivere. Il comico si racconta, prendendo spunto dal suo ultimo libro.

  C’è sempre un’imprescindibile chiave surreale ad animare un’intervista a Gene Gnocchi. Impossibile sottrarsi. Anche perché dal vivo lui è più incendiario, caustico, paradossale di quanto non appaia in tivù.
Chi scrive lo ha sperimentato al Festivaletteratura di Mantova nel 2013, bissando quest’anno un’esperienza dal vivo, senza copione, a commentare sul palco, davanti a centinaia di persone, l’ultimo libro di Gene, Cosa fare a Faenza quando sei morto (Bompiani), un libro talmente fresco di stampa da essere uscito soltanto un’ora prima del Festival. Non letto, quindi, ma soltanto sfogliato.
Ne è nato un teatrino dell’assurdo animato da Gene con sublime ironia, al punto da farsi perdonare dalle vittime predilette, Paola Ferrari, Fabrizio Corona, Beppe Severgnini, Lapo Elkann, anche le                                             battute più corrosive. Con le debite eccezioni,                                                   naturalmente.

Chi prendi di mira, accetta sempre le tue battute?
Una volta dissi che Fabrizio Frizzi aiuta le vecchiette ad attraversare la strada e poi le sposa. Rita Dalla Chiesa non la prese bene. Un’altra volta chiesi a Irene Pivetti se suo marito avesse già compiuto 11 anni. Anche lei reagì male.

Qualcuno ha reagito bene?
Paola Ferrari. Una signora. Impossibile non andarci d’accordo. Dico sempre che cinque minuti prima di entrare in trasmissione la devono assemblare utilizzando un libretto di istruzioni. È un lavoro meccanico. Dicono anche che per illuminarla la Lombardia rimane per un’ora al buio. Lei non fa una piega. Una signora, appunto. Via lei dalla Domenica Sportiva, via anch’io.

Come l’hai presa?
Avrei preferito che Maurizio Losa, il direttore, mi preavvertisse. Invece ha liquidato me e Collovati senza un colpo di telefono. Meglio così. A me la televisione piace, a patto però di non fare sempre le stesse cose.

Non le fai neanche nella vita. Hai cambiato decine di scenari. 
Sognavo di giocare in serie A. Ero un “10” niente male. Con il Guastalla ho vinto il campionato italiano Allievi. Dopo le visite mediche con il Milan mi dirottarono ad Alessandria, serie C, Pippo Marchioro allenatore. Avevo 17 anni, giocavo in Primavera e frequentavo la seconda Liceo Classico. Fu l’unica volta in cui venni rimandato a settembre, in matematica.

È vero che chi nasce calciatore muore calciatore?
È vero. Ma c’è modo e modo. Una volta morire da calciatore era bellissimo, oggi un po’ meno. Il calcio è cambiato, non è più una forma di espressione, è un giro immenso di interessi. Oggi di calciatori veri ne nascono sempre meno. E di conseguenza sono sempre meno anche quelli che muoiono.

Il sogno di giocare in serie A: a Parma ci sei andato vicino. Si fa per dire...
Era il 2007, Ranieri allenatore. Fui tesserato regolarmente, al minimo di stipendio, dopo aver lanciato un appello per avere “cinque minuti di gloria” nell’ultima giornata di campionato. Ma il Parma si salvò soltanto in extremis, ci provai anche con il Genoa e con il Torino ma il sogno rimase nel cassetto.

La Panini l’ha pensata bella: ha inserito la figurina di Gene Gnocchi, alias di Eugenio Ghiozzi, tra gli “aggiornamenti” del Parma, campionato 2007. L’ha editata proprio in occasione del Festivaletteratura.
Ho visto, ma non vale! Il Parma, per trovare posto sull’album della Panini, dovrà tornare prima in serie A. Gioca in serie D, fate un po’ i conti. Non vorrei che nel frattempo qualcuno mi inserisse tra le cause del fallimento del Parma.

I tuoi vecchi compagni ti ricordano come un trequartista lento. È vero che ti chiamavano “Moviola”?
Vero. Ma per altri ero il Rivera della Bassa. Ho giocato fino a 30 anni, Viadana, Poviglio, Castiglione, cose così, ma di classe! L’ho scritto nel mio libro: le volte a cui penso se sono stato felice mi viene in mente l’argine del Po, quando giocavo a calcio. Era l’attimo prima di cominciare a vivere, quando tutto sembrava ancora possibile. Poi, invece che il calciatore, avrei dovuto fare l’avvocato…

Avresti dovuto, infatti.
Avevo tre clienti in tutto. Quando uno è morto ho capito che quello, forse, non era il mio vero mestiere.

Qual era, invece, il tuo vero mestiere?
Tutti gli altri! In teatro dico sempre che non c’è lavoro, che mi chiamano a qualche Festa dell’Unità ma solo per friggere il pesce. Allora tanto vale andare da Amadori per aiutarlo a strangolare i polli. O da don Mazzi quando finalmente si decideranno a fargli dirigere Chi. O da Fabrizio Caressa, per aiutarlo a mangiare tutto quello che gli prepara Benedetta Parodi.

Dipendesse da te, cosa mangeresti?
I tortelli riscaldati che cucina mia madre. Ma mi piacciono anche i panini appena sfornati. Scendo sempre dal fornaio sotto casa, all’alba, e ne porto via tre. Li faccio fuori, uno alla volta, prima di mezzogiorno. Poesia pura.

È poesia pura anche Sistemazione provvisoria del buio, la tua prima raccolta di liriche, edita da Einaudi nel 2001. C’è un aspetto di te che il pubblico conosce soltanto in superficie.
A volte ho un registro lirico che mi piacerebbe assecondare. Credo lo si avverta anche in Cosa fare a Faenza quando sei morto. In certe pagine, perlomeno.

L’incipit, quel “Cominciò che era finita”, è scritto in questa chiave.
Chi è
Nato a Fidenza l' 1 Marzo 1955, Gene Gnocchi
(all' anagrafe Eugenio Ghiozzi) non si è fatto mancare quasi nulla
nella  vita. Avvocato, ha lasciato presto la professione per seguire
le sue passioni: il calcio, prima di tutto,
ma anche la musica, con discreti risultati.
È però come cabarettista che si rivela
al grande pubblico all'inizio degli anni '80,
intraprendendo una brillante carriera che lo porterà a diventare
un volto noto della tv nelle vesti sia di comico che di conduttore,
senza disdegnare il cinema. E' anche autore di numerosi libri.
Prima o poi non è detto che non ci riprovi. A scrivere un libro cosiddetto serio, intendo dire. Mi piacerebbe approfondire. L’ho scritto. Anche se poi scopro che per approfondire, che poi non è mai approfondire ma passare a un’altra superficie, ci vuole più di una vita, ci vuole un’altra mano di pittura.

La trama strappa il sorriso, a volte anche il riso, ma è tutt’altro che banale. Induce a meditare.
In realtà è una trama semplice. È la storia di un uomo che non riesce più a vivere per via del bombardamento mediatico cui siamo sottoposti. Un uomo che si sente in colpa se non riesce a riempire fino all’orlo tutta la giornata, le ore, i minuti, i secondi, in uno stato d’ansia continuo.

Scrivere: un piacere irrinunciabile, per te?
Scrivo da sempre. E scrivo di tutto, racconti, poesie, piccoli testi che poi magari utilizzo in vari modi. Non uso il computer ma un trattopen, ne ho un’intera collezione. Poi può capitare che tutto questo materiale, quando trovo qualcuno che mi dice ok, mi piace, si trasformi in libro.

Non ti prendi mai troppo sul serio.
L’ultima cosa che vorrei è diventare uno dei soliti tromboni della cultura. Come quei giornalisti che parlano di sé in terza persona. Anche certi scrittori sono dei tromboni. Fabio Volo, per esempio. Dopo che ha scritto un libro, non sento il bisogno di sentirlo dissertare in tivù raccontando la rava e la fava del libro stesso. Mi basta il libro. Che non leggerò.

Quali sono, invece, i libri che leggi o che leggerai?
La mia personale hit parade vede in pole position l’inglese Philippe Larkin con Le nozze di Pentecoste, un libro di poesie, affiancato da Silvio D’Arzo, che ha scritto Casa d’altri, quello che Montale ha definito “un racconto perfetto”. È un capolavoro del Novecento. Tra i contemporanei due poeti straordinari: Ivano Ferrari e Alba Donati.

Ma tu, Gene Gnocchi, in definitiva, chi sei? Un comico, un cantante o uno scrittore?
Sono lo pseudonimo di Eugenio Ghiozzi, quindi il suo alter ego. Più alter, però, che ego.

Un ex-avvocato, quindi. Un tiratardi in servizio permanente effettivo. Un calciatore in pensione. O che altro? Insomma: chi è il vero Gene Gnocchi?
Il vero Gene Gnocchi è un pazzo che è convinto di essere il vero Eugenio Ghiozzi. E viceversa. I due rami di pazzia, per fortuna, coincidono.<

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