La "Generazione Fame Zero"

di Elisa Murgese In futuro dobbiamo essere… La “Generazione Fame Zero” Oggi il numero di persone che non ha da mangiare è sceso sott...

di Elisa Murgese

In futuro dobbiamo essere…

La “Generazione
Fame Zero”

Oggi il numero di persone che non ha da mangiare è sceso sotto gli 800 milioni. Un risultato positivo, anche se c’è ancora molto da fare.

  Dimezzare la fame nel mondo è possibile. Anzi, è già realtà. Il numero di persone che non ha abbastanza da mangiare è sceso sotto gli 800 milioni. In altre parole, è stato raggiunto uno dei più importanti obiettivi di sviluppo nel millennio che l’Onu si era prefissato di realizzare entro il 2015: dimezzare la fame del mondo rispetto ai livelli raggiunti nel 1990.
A mettere nero su bianco questa conquista è il rapporto annuale delle Nazioni Unite “Lo stato dell’insicurezza alimentare nel mondo 2015” (disponibile on-line http://www.fao.org/3/a-i4646e.pdf). Una notizia positiva che però non deve fare calare l’allerta ma spingerci verso il prossimo – sempre più difficile – obiettivo: etichettare questi anni come quelli in cui è stata raggiunto la Fame Zero, ovvero si è arrivati ad avere meno del 5% di affamati nel mondo.
«I risultati – ha detto José Graziano da Silva, direttore generale della Fao – dimostrano che possiamo eliminare il flagello della fame nel corso della nostra vita. Dobbiamo essere la generazione “Fame Zero”. Un obiettivo che dovrebbe essere integrato in ogni strategia politica e al centro della nuova agenda per lo sviluppo sostenibile».
Numeri alla mano, il rapporto della Fao evidenzia come gli affamati siano passati dal 23,3% negli anni Novanta ai 12,9% dello scorso anno, vale a dire che oggi abbiamo 216 milioni di affamati in meno rispetto a quindici anni fa.
Motivi di questo netto miglioramento? La stabilità politica ritrovata in diversi Paesi in via di sviluppo nonché la loro successiva crescita economica e l’aumento di politiche sociali a tutela delle persone economicamente vulnerabili.

Trasformare
le comunità rurali

Ma non sono solo le parabole economiche a influenzare l’andamento della fame globale. Anche piccoli progetti possono essere i promotori di cambiamenti che diventano spinte trainanti di una società in evoluzione. Tra questi, educazione femminile, microcredito e il miglioramento della produttività agricola delle piccole famiglie contadine.
«Se vogliamo veramente creare un mondo libero da fame e povertà, allora dobbiamo fare degli investimenti nelle aree rurali dei Paesi in via di sviluppo, dove vivono la maggior parte dei poveri e delle persone che soffrono la fame. Dobbiamo lavorare per creare una trasformazione nelle nostre comunità rurali in modo da fornire posti di lavoro dignitosi e opportunità decenti», precisa il presidente del Fondo internazionale per lo sviluppo agricolo (Ifad) Kanayo F. Nwanze, indicando come siano proprio questi Paesi a dovere essere «la nostra priorità nelle politiche di sviluppo».
Uomini, donne e bambini, rileva la direttrice esecutiva del Programma alimentare mondiale (WFP), Ertharin Cousin, «hanno bisogno ogni giorno di cibo nutriente per avere qualche possibilità di un avvenire libero e prospero».

Disastri naturali
e instabilità politica

«In molti Paesi l’obiettivo non è stato raggiunto — si legge tra i punti chiave in apertura del rapporto dell’Agenzia della Nazioni Unite — perché disastri naturali o instabilità politica hanno causato crisi a lungo termine che hanno determinato una maggiore vulnerabilità e insicurezza alimentare della popolazione». Infatti sono 24 gli Stati africani che stanno affrontando crisi alimentari, il doppio rispetto al 1990, tanto che i tassi di denutrizione nei Paesi dove sono presenti crisi prolungate è circa tre volte superiore che altrove.
La zona con la più alta prevalenza di denutrizione al mondo? L’Africa sub-sahariana (23,2% della popolazione), dove soffre la fame una persona su quattro. «In questo contesto — continua il report della Fao — progetti mirati a proteggere gli strati più vulnerabili della popolazione o a migliorare i loro mezzi di sussistenza sono stati difficili da implementare o addirittura inefficaci».
Ma qual è il segreto indicato dalle Nazioni Unite per vincere la fame nel mondo? Un’economia inclusiva, lo sviluppo di un adeguato sistema di welfare (per accedere a beni di prima necessità) e investire nel settore agricolo, fondamentale soprattutto per risollevare la situazione dell’Africa nera.

I “rapidi progressi” nel mondo

Ma per chi si immaginasse una mappa del mondo dove i miglioramenti sono stati fatti solo da Europa, Stati Uniti e Asia, ci sono delle sorprese. “Rapidi progressi”, come ama definirli il rapporto della Fao, sono stati fatti anche in America Latina, sud-est asiatico, Caucaso e nella regioni dell’Asia centrale, senza dimenticare nella lista i Paesi dell’Africa occidentale e settentrionale (dove si è vicini a cancellare le forme più gravi di insicurezza alimentare, con la denutrizione al di sotto del 5%).

Passi in avanti, rispetto alla riduzione degli affamati, anche in Oceania, Caraibi e nei Paesi meridionali e orientali del continente africano, ma qui «la diminuzione è stata troppo lenta per permettere a questi stati di raggiungere l’obiettivo della Fao (dimezzata la denutrizione, ndr) entro il 2015», precisa il report delle Nazioni Unite. Facendo una panoramica globale, sono circa 72 i Paesi in via di sviluppo che hanno raggiunto l’Obiettivo del Millennio, su un totale di 129 Stati: per un trend che vede la maggioranza “positiva” in netta crescita. Per una percentuale che spinge a sperare. <

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