Samsung - Un’azienda a tre stelle

speciale di Lorenzo Corvi Dal pesce allo smartphone Un’azienda a tre stelle Ecco la storia incredibile dell’industria...


speciale
di Lorenzo Corvi






Dal pesce allo smartphone
Un’azienda a tre stelle
Ecco la storia incredibile dell’industria sud-coreana Samsung, un modello di intraprendenza e voglia di cambiamento.

Samsung, che in coreano significa tre stelle, ha compiuto 78 anni. Eppure, nonostante una storia così lunga, sta conoscendo negli ultimi anni una seconda giovinezza che l’ha portato a dominare il mercato mondiale dell’hi-tech. Fatto ancora più insolito se pensiamo che il colosso sudcoreano nasce come esportatore di spaghetti essiccati e pesce.

Le origini
È il 1° marzo del 1938 quando Lee Byung-Chull, membro di una facoltosa famiglia di proprietari terrieri, decide di fondare a Taegu, nella Corea del Sud, un’azienda specializzata nella vendita di noodle (gli spaghetti di riso cinesi), pesce essiccato e frutta secca. Il suo mercato in quegli anni è costituito dal sud est asiatico, Manciuria e Pechino in particolare. Gli affari girano bene e in meno di un decennio l’azienda di Lee Byung diventa proprietaria di un mulino e di diversi stabilimenti produttivi. La guerra di Corea del 1950 impone uno stop all’azienda coreana.
Terminato il conflitto Lee inizia una serie di grossi investimenti che segnano l’ingresso di Samsung nel campo delle assicurazioni, del tessile e del commercio internazionale. Nel 1954 apre i battenti la Cheil Industries, branca tessile dell’azienda.

La svolta tecnologica
e il decennio bianconero
A metà degli anni ’60 Samsung inizia la sua ascesa anche nel campo dell’elettronica, con la creazione di diverse divisioni produttive. Nascono in quegli anni la Samsung Electro-Mechanics, Samsung Electronics Devices e Samsung Semiconductor & Telecommunications.
Nel 1969 viene avviata la produzione di massa di televisori in bianco e nero. L’azienda cambia pelle e nell’arco di un decennio si trasforma nella prima produttrice mondiale di apparecchi televisivi. Nel 1974 gli stabilimenti Samsung sfornano il milionesimo televisore.
Ma il record non dura molto. Nel 1978 questa cifra è quadruplicata e il tre stelle sudcoreano diventa la prima azienda al mondo a superare la soglia dei 4 milioni di televisori prodotti. Il successo è enorme ma Lee non è persona da dormire sugli allori. Decide di intensificare il suo impegno nel settore elettronico. Nel 1977 acquista la Hankook Semiconductor, primo passo verso la produzione di massa di semiconduttori e chip di memoria. Nello stesso anno viene avviata la produzione di televisori a colori e forni a microonde.

Il mondo della telefonia
Con l’acquisto, nel 1980, della Hanguk Jeonja Tongsin, Samsung fa il suo ingresso ufficiale nel mondo della telefonia. Inizialmente la produzione è focalizzata su centralini industriali, ma ben presto si aggiungono telefoni fissi e fax. Questa prima esperienza nel mondo della telefonia getta le basi per il futuro sviluppo di Samsung nel campo dei cellulari. Nel 1987 Samsung dà vita al suo reparto di Ricerca e Sviluppo, che rivestirà un ruolo fondamentale negli anni successivi per la crescita esponenziale nel settore della tecnologia e della telefonia in particolare. Inizia l’espansione mondiale di Samsung: vengono aperti stabilimenti produttivi in Portogallo, a New York e Tokyo.
Ma il 1987 viene ricordato anche per la morte del fondatore e padre di Samsung. Lee Byoung-Chull muore il 19 novembre di quell’anno e le attività di Samsung vengono scorporate in 4 società indipendenti l’una dall’altra: Samsung, Shinsegae Group, CJ Group e Hansol Group. Nel portafogli Samsung restano elettronica, ingegneria, costruzioni e alta tecnologia, mentre le tre “sorelle” si dividono i restanti settori produttivi.

Il successo internazionale
e i record
A cavallo tra gli anni ’90 e i primi anni del nuovo millennio, la nuova Samsung conosce una crescita senza precedenti. Il colosso di Daegu si concentra su soli tre ambiti produttivi: elettronica, ingegneria e chimica. Tra il 1992 e il 1993 Samsung diventa il primo produttore mondiale di chip di memoria e secondo produttore mondiale di microchip (dopo Intel). Nel 1995 crea il primo display a cristalli liquidi e nel giro di qualche anno si afferma come primo produttore mondiale. I laboratori di ricerca e sviluppo vengono potenziati al massimo per lanciare sul mercato prodotti sempre innovativi e vincenti.
Dal 2005 in poi Samsung fa registrare un’impressionante serie di record, che la proiettano direttamente nell’Olimpo delle maggiori case produttrici di dispositivi elettronici. Nel 2005 diventa il maggior produttore mondiale di televisori (posizione che tutt’ora detiene). Nel 2012 con l’incredibile sorpasso nei confronti di Nokia, diventa il primo venditore mondiale di telefonia mobile (sia cellulari sia smartphone). Oggi l’azienda sudcoreana è alle prese con una fase di stallo dovuta alla concorrenza di Apple nei mercati più avanzati e delle aziende cinesi nei Paesi in via di sviluppo.

La cura dimagrante
e la generazione di sfruttati
Mentre la dirigenza di Samsung sta pianificando una cura dimagrante per uscire dalla crisi (cura che si è già tradotta in 5000 licenziamenti nel corso del 2015) emergono storie di sfruttamento in nome del massimo profitto al minor costo possibile.
Il nome che campeggia negli scandali è quasi sempre uno: Foxconn Technology Group, il colosso cinese dell’assemblaggio, che con il suo milione e 200 mila dipendenti è il più grande produttore mondiale di componenti per prodotti high-tech. Dalle sue fabbriche, infatti, esce il 40 per cento di tutti i prodotti finali di elettronica, venduti in tutto il mondo sotto diversi marchi tra cui Apple, Samsung, Hewlett-Packard, Dell, Sony, Nintendo e molti altri. L’azienda, con sede centrale nella metropoli cinese di Chengdu, è entrata nelle cronache dapprima per una serie di suicidi a catena tra i suoi dipendenti a metà 2010, e poi per le condizioni di lavoro al limite della schiavitù, portate alla conoscenza del grande pubblico da varie inchieste giornalistiche e da diversi gruppi e movimenti per i diritti dei lavoratori.
Per sensibilizzare le multinazionali su questo tema dello sfruttamento, invitandole ad assumere un comportamento più responsabile non delegando la loro responsabilità sociale, è nata negli ultimi anni la campagna High Tech No Rights? (Alta tecnologia nessun diritto?). La campagna è organizzata da Sacrificio Quaresimale, l’organizzazione di cooperazione internazionale dei cattolici della Svizzera. I circa 350 progetti in corso di realizzazione in 16 Paesi di Asia, Africa e America latina, si concentrano sul rafforzamento di quelle comunità locali in cui le persone si incontrano e si alleano nella ricerca di soluzioni per migliorare la propria esistenza. <
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