Migrante

dwords di Elena Giordano Migrante Definizione Colui che si sposta (Dizionario Sabatini Coletti) Chi sono, da dove veng...


dwords
di Elena Giordano


Migrante
Definizione
Colui che si sposta (Dizionario
Sabatini Coletti)

Chi sono, da dove vengono, dove vanno e, soprattutto, cosa vogliono da noi italiani? E perché ne abbiamo paura? Con ordine.
Chi sono?
I migranti (o emigranti) sono persone che si spostano. Punto. Si muovono per migliorare la loro condizione di vita, lasciando la patria e andando verso un altro Paese. All’interno dei migranti vi sono i rifugiati, che invece scappano da una situazione di pericolo.
Quanti sono?
Lo scorso anno è arrivato, via mare, in Europa, un milione di migranti. Quasi la metà proveniva dalla Siria, uno su cinque dall’Afghanistan.
Dove vogliono andare?
Stando alle richieste di asilo, soprattutto in Germania e Ungheria.
Cosa vogliono da noi italiani?
Transitare, ossia passare nel nostro Paese, per poi raggiungere la loro meta.
Perché ne abbiamo paura?
Sempre per i motivi meno edificanti: tutto ciò che è esterno e diverso da noi ci disturba. Temiamo – anche grazie a campagne mediatiche e politiche create ad arte – di essere invasi. Temiamo di non poter circolare liberamente. Di essere obbligati a cambiare abitudini e religione. Temiamo che ci portino via il nostro posto di lavoro. E poi hanno un altro odore della pelle, mangiano in modo diverso, non si sanno comportare...
La realtà è ben diversa dalla paura. Gli stranieri residenti in Italia, dato relativo al gennaio 2015, erano circa 5 milioni, l’8% della popolazione residente. Quindi il “pericolo invasione” è di certo scongiurato. Così come le paure irrazionali di non essere più “padroni a casa nostra”, come recita un triste slogan di partito.
La situazione si sta però complicando, perché la ricca Europa non può più vivere nella sua torre d’avorio: è arrivato il tempo della condivisione e dell’accoglienza. Nel rispetto dei diritti dei migranti (che non sono bestie e non possono dormire sui binari delle stazioni mentre i politici decidono cosa farne), dei cittadini (che non vogliono vedere sprechi o sfruttamenti legati a queste persone, ma efficienza e serietà) e delle comunità. Forse è il momento che il termine stesso “migrante” non sia più così spaventevole.

I maestri
Curiosate, per gioco, nel vostro albero genealogico. Troverete di certo un parente che, a fine Ottocento, a causa della pessima condizione economica che lo affliggeva in Italia, decise di riempire la sua famosa valigia di cartone, di affrontare un lungo e periglioso viaggio e di sbarcare in America.
Questi italiani sono i nostri maestri di oggi. Fulgidi esempi di migranti coraggiosi. Che andarono dall’altra parte del mondo certi che sarebbero stati accolti. Che avrebbero trovato – faticando con il sudore – casa e lavoro. E così infatti avvenne. Perché ai migranti di oggi non concediamo la stessa speranza?
Fra il 1880 e il 1915 approdarono negli Stati Uniti quattro milioni di italiani, provenienti soprattutto dal Meridione, ma anche da Veneto, Friuli Venezia Giulia e Piemonte. Intendiamoci: giungere negli States e iniziare una nuova vita non fu semplice, specie per gli italiani più poveri, umiliati, ghettizzati, sottoposti a umilianti visite mediche e spesso rispediti in patria. Eppure la comunità italiana crebbe e contribuì a fare degli Stati Uniti la potenza che oggi tutti ammirano.
Curioso che, memori di quanto accaduto ai nostri parenti decine di anni fa, non riusciamo a rendere migliore l’accoglienza che − come popolo italiano − riserviamo ai moderni migranti. Davvero siamo un popolo senza memoria?

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