Non bruciamoci il cervello

società di Elena Giordano Alcol, parliamone Non bruciamoci il cervello Bere ogni tanto, bere perché. ...


società

di Elena Giordano



Alcol, parliamone






Non bruciamoci il cervello

Bere ogni tanto, bere perché. I ragazzi italiani consumano alcolici sempre in minor quantità, ma in modo più pericoloso (per la salute).

Gli ammonimenti lasciano il tempo che trovano: occorre andare alle radici dell’abitudine.



Sono le 19, Gaia ha impiegato un’ora a scegliere i vestiti, truccarsi, prepararsi e organizzarsi con le amiche. Prima tappa del sabato sera: il nuovo bar che hanno aperto in centro. Poi passeranno a mangiare una pizza sul tardi, due chiacchiere e poi via verso un altro locale per chiudere in bellezza.

Ogni “momento” della lunga serata sarà scandito da sorrisi, divertimento, qualche battuta con gli amici e bevande. Gaia, in realtà, durante la settimana non beve, né birra né vino, men che meno a casa. Quando, però, arriva il weekend, ecco sopraggiungere il consumo di alcolici e superalcolici. Prima due aperitivi coloratissimi, da consumare con patatine e snack curiosi e carini, che sembrano progettati da un designer. Poi, con la pizza, una birra media, e in chiusura un limoncello. Infine, nell’ultimo step della serata, si beve qualcosa di molto forte, per mantenere l’umore alto e spensierato.

Il comportamento di Gaia non è molto diverso da quello tenuto da tantissimi ragazzi italiani. Il nostro Paese sta vivendo un periodo davvero particolare, in merito al consumo di alcol. Le indagini confermano che i giovani (minorenni) consumano sempre meno vino e birra. I giovani over 18, invece, pur bevendo meno, aggiungono il consumo di alcolici e superalcolici.

A modificarsi – proprio come conferma il comportamento di Gaia – sono anche tempi e modi di assunzione. I giovani tra i 15 e i 19 anni, per esempio, bevono in più occasioni durante la stessa giornata, sia in case private, che nei locali.

Infine, volendo sempre parlare di numeri, sotto la lente d’osservazione di medici, psicologi e genitori, è il cosiddetto “binge drinking”, ossia il consumo di cinque o più bevande nella stessa occasione (che porta allo stordimento). Binge drinking, ebrezza e ubriachezza sono pericolosi da più punti di vista: per il cervello e per le relazioni e i comportamenti ad essi associati. È purtroppo molto semplice da constatare: chi è ubriaco o alterato per colpa dell’alcol si mette spesso alla guida e mette a rischio se stesso e gli altri. Non per altro, come precisano i dati dell’Istituto superiore di sanità, “l’alcol causa mediamente 18 mila morti l’anno in Italia e rappresenta la prima causa di mortalità sino ai 29 anni di età”.



Ritorniamo a Gaia...

Gaia ha una famiglia normalissima. È al primo anno di università, non ha particolari problemi ad andare d’accordo con amici e compagni di studi. Certo, ama essere accettata (soffre se si sente trascurata dal gruppo delle amiche più “avanti”) e soprattutto, quando sopraggiunge il weekend, desidera lasciare da parte preoccupazioni e ansie quotidiane (scadenze; esami; attività sportiva, ecc.) e pensare solo a divertirsi.

L’alcol, in questo frangente, è per lei un alleato potentissimo. Gaia non vede il “pericolo assuefazione o tossicità”, perché relega la sbandata alcolica solo a due giorni su sette. A Gaia qualcuno dovrebbe invece spiegare che i danni causati all’organismo dal consumo concentrato di alcolici non sono visibili adesso… ma sono pronti a presentare il conto in età più adulta. Il corpo è una macchina perfetta, ma se viene stressata a ripetizione può mostrare incrinature e problemi con il passare del tempo.



C’è chi beve...

Anche se Gaia si ritiene una virtuosa del bere, perché in grado – è una sua opinione – di gestire uso e abuso di alcol, attorno a lei ruotano, come in ogni gruppo di amici, in ogni parte d’Italia, ragazzi che bevono per i motivi più svariati.

C’è chi vuole dimenticare una pesante situazione familiare; chi beve perché a casa sua tutti bevono ed è quindi la normalità; chi lo fa per prendere coraggio e invitare a cena una certa persona; chi si annoia e non trova altri stimoli interessanti nella giornata.

E ancora. Chi sente i pensieri nel cervello urlare a perdifiato, e desidera tacitarli. Chi vuole rendere sopportabile un periodo faticoso. Chi farsi bello con gli amici e dimostrare di poter reggere l’alcol meglio di tutti.

Se ci fate caso, ciascuna di queste motivazioni è sensata: le situazioni appena raccontate meritano una presa di posizione, un colpo di reni. L’alcol può essere la risposta: semplice, veloce, a costo ridotto. Altre risposte – un po’ più complesse – possono però risultare molto più adeguate.



Diamoci una mano

Anche lo studente più preparato, il figlio modello, il fidanzato impeccabile possono avere piccoli tarli che rodono e che devono essere placati. Il consiglio più banale da dare a queste persone è: «Parlatene, parliamone. Senza bere». Nessuno esplicita e cura i propri fantasmi da solo. Riuscire a rispondere in modo sincero al quesito: «Perché bevi così tanto?» è un ottimo punto di partenza. Nessuno potrà sostituirsi al soggetto in questo percorso (se la persona vuole bere, a dispetto di consigli o avvisi, continuerà a farlo); importante è che la persona sia consapevole: di ciò che fa, delle conseguenze, dei rischi.

La vita non è preordinata e organizzata al 100 per 100, per quanto tutti si sforzino di riempire le agende elettroniche di alert: è un insieme di conquiste e grane da risolvere ogni giorno. Cercando di fare e dare sempre il meglio di sé. L’alcol non è una semplice tentazione: è uno strumento (sbagliato) di supporto. Cerchiamo allora di far uscire allo scoperto altri strumenti, come l’amicizia, il sostegno, il volontariato. Diamoci una mano. Diamo una mano. <
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