Le parole dell'Islam

esteri di Leo Gangi Dentro il vocabolario Le parole dell’islam I termini legati al mondo musulmano rimbalzano ormai tutti ...

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di Leo Gangi

Dentro il vocabolario
Le parole dell’islam
I termini legati al mondo musulmano rimbalzano ormai tutti
i giorni dai mass media. Cerchiamo di capirli.

Sentiamo spesso parlare di terrorismo, kamikaze, Guerra Santa. Parole che vengono spesso abbinate al mondo musulmano. Soprattutto dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York (2001) e quelli a Parigi e Bruxelles. È davvero questo l’islam?
Per provare ad approfondire un po’ una delle tre grandi religioni monoteiste – con tutte le sue correnti – ecco un vademecum con alcune delle parole chiave. Qualche spunto senza pretendere di essere esaustivi ma anzi cercando di scatenare curiosità e dibattito. Per non fermarsi alle cronache e ai commenti dei tuttologi ma andare oltre, usando la testa.

Muhammed Ibn Abd Allah,
ovvero Maometto
È l’iniziatore dell’Islam. Nato nel 570 a Mecca, nella tribù araba Qorach, è ad oggi il trait d’union di tutto il mondo islamico, che lo considera il Profeta per antonomasia, “il Messaggero di Dio”.
Secondo la tradizione, a lui si è rivolto l’arcangelo Gabriele nelle meditazioni sul monte Hira, portandogli il messaggio di Dio che Maometto ha trascritto nel Corano e diffuso tra le tribù arabe politeiste: Allah è l’unico dio, compassionevole e misericordioso.
La sua vita da allora è stata spesa nella diffusione dell’islam, e nella riunificazione anche attraverso battaglie delle comunità che a lui si affidavano. È morto nel 632, di ritorno da un pellegrinaggio, dopo avere riunito tutte le tribù arabe in un unico popolo.

La Mecca
Era un riferimento per i popoli arabi ancora prima che Maometto la rendesse la città santa per eccellenza dei musulmani. Ospita la ka‘ba, un edificio cubico chiamato anche “casa di Dio” che contiene la “pietra nera”, considerata una delle pietre sacre del Paradiso. Curiosità: tra i luoghi sacri è annoverata anche Gerusalemme, che in questo accomuna ebrei, cristiani e islamici

Corano (Qur’an)
È il libro sacro dell’islam. L’origine del termine è siriaca, deriva dal verbo “leggere”: il probabile significato è «recitazione ad alta voce». È diviso in 114 capitoli, chiamati sure, che a loro volta sono divise in versi chiamati ayat, cioè segni.

Shari‘a
La Legge con la maiuscola. Significa “sentiero”. Regola i rapporti di convivenza tra musulmani senza distinguere tra fede e società. Non è votata dal parlamento. Al contrario, costituisce la summa dei precetti di Allah su spiritualità, politica, società e famiglia, e si occupa anche di gestire i rapporti con le altre religioni.
Le fonti della shari‘a sono quattro: il Corano; la Sunna, cioè l’insieme dei detti e degli usi che integrano le disposizioni del Corano (gli hadith del Profeta); le norme che derivano dalla deduzione per analogia dei precetti del Corano (Qiyas); l’intervento dei dottori della legge riguardo a temi specifici (Igma’, cioè “consenso”). I massimi esperti della legge coranica e della shari‘a in generale sono detti Ulema, cioè sapienti, maestri.

Umma
È il popolo musulmano, inteso come un’unica entità. Ma il termine si può riferire anche a qualunque altra comunità, non importa la dimensione (città o Stato). Il senso è quello di famiglia. Il richiamo alla umma non ha impedito che nascessero già alla morte di Maometto molte correnti, unite dalla comune fede in Allah ma divise su chi fosse il vero erede del Profeta e su alcuni aspetti teorici.
In questo universo di fazioni, che in non pochi casi si identificano in una nazione piuttosto che in un’altra, i tre filoni principali sono rappresentati da sunniti, sciiti e kharijiti.

Sunniti
Sono la stragrande maggioranza, diffusissimi pressoché in tutto il mondo islamico. I sunniti sono coloro che si attengono più scrupolosamente alla tradizione, come del resto lascia intendere il loro nome, che deriva dalla Sunna. Il cuore del credo ruota attorno a Maometto e alla rivelazione. A ciò corrisponde un ampio potere di interpretare le regole da parte dei sapienti, che a volte è usato per scatenare anatemi sugli avversari.
Sciiti
Più contenuti nel numero e affermati soprattutto in Iran, rimarcano invece l’importanza del genero di Maometto, Ali, come grande eroe e suo successore alla guida del popolo islamico. Del resto il nome significa “il partito (di Ali)”. Un’altra peculiarità è il peso dato all’imam, che ha autorità sia religiosa sia politica ed è considerato infallibile. Per loro è importante anche il culto di santi e martiri.

Kharijiti
È uno dei principali rami dell’Islam delle origini, ma oggi è in netta minoranza: ha adepti per lo più in Oman e in alcune zone dell’Africa settentrionale. Rifiuta l’autorità di Ali e segue una linea intransigente sui precetti religiosi.

Sufi
Sono i monaci dediti alla meditazione e alla preghiera, alla continua ricerca di conoscere la volontà di Dio. Secondo il parere più diffuso, il nome deriverebbe dal materiale con cui sono fatti i loro vestiti, umile lana. La loro è una pratica molto presente nell’Islam, specie tra i sunniti.

Fratelli Musulmani & Co.
La strettissima connessione tra religione e politica ha portato, negli ultimi cento anni, alla nascita di partiti con forti connotati confessionali. Tra quelli di derivazione sunnita ci sono i Fratelli Musulmani in Egitto, HAMAS (“Movimento di resistenza islamica”) in Palestina, l’AKP (“Partito per la giustizia e lo sviluppo”) in Turchia. Tra quelli di ispirazione sciita si trovano gli Hezbollah in Libano e il Partito della Da’wa (la predicazione islamica) in Iraq.

Fondamentalismo
È l’atteggiamento estremo, fino all’uso della forza, di alcuni gruppi islamici nei confronti di chi non crede in Allah e in Maometto. La distruzione di templi e luoghi sacri di altre religioni e le numerose battaglie di cui è costellata la storia araba sono una dimostrazione di dove può portare l’integralismo spinto agli eccessi.
Il termine è diventato familiare dopo l’11 settembre 2001, quando l’attentato alle Twin Towers ha fatto scoprire al mondo il movimento dei Talebani (“studenti”) in Afghanistan, sostenuto fino a quel momento dai Paesi arabi ricchi e dagli USA per contrastare l’influenza sovietica. Attenzione però, fondamentalismo e terrorismo non sono sinonimi: a quest’ultimo si legano infatti questioni soprattutto politiche ed economiche, di cui la religione diventa un mero pretesto.

Jihad
Guerra Santa. O almeno così pensiamo noi. In realtà il senso è più complesso. La traduzione potrebbe essere: “Sforzo compiuto per realizzare un obiettivo”. Un concetto che per l’islam ha una doppia valenza: la prima è di “grande jihad”, cioè il percorso di purificazione spirituale secondo gli insegnamenti del Profeta. La seconda è di “piccola jihad”, l’azione di lotta per difendere la fede. Seguendo quest’ultima strada la jihad nel tempo ha preso a significare la “guerra contro i miscredenti” per convertire e conquistare.

Al Qaeda
È la più famosa tra le organizzazioni terroristiche moderne. Nata in Iraq all’indomani della seconda Guerra del Golfo contro l’occupazione americana, il suo obiettivo è diventato la lotta all’Occidente, che considera nemico dei precetti del Corano, e agli Stati musulmani giudicati infedeli.
Il principale metodo d’attacco sono gli attentati suicidi verso luoghi e istituzioni simbolo del nemico ma anche gli assalti distruttivi, come quelli operati in Africa da Boko Haram e dagli altri gruppi affiliati ai danni di villaggi indifesi. Al Qaeda non ha una sua terra. Il suo punto di forza è l’invisibilità. Il leader storico, Osama Bin Laden, è stato ucciso nel 2011. Da allora la sua “fama” è in calo.

ISIS
È l’acronimo di “Stato islamico dell’Iraq e della Siria” (abbreviando ancora diventa IS). Il primo caso nella storia recente di un movimento terroristico che occupa un territorio e ne fa la propria nazione, con capitale Raqqa. Il leader è Abu Bakr al-Baghdadi, autoproclamatosi califfo della zona Nord-est tra i due Stati mediorientali, per richiamarsi alla tradizione dei governi islamici post Maometto.
Di islamico, però, c’è ben poco. Il mondo moderato musulmano prende le distanze appellandolo con un’altra sigla, DAESH: la traduzione è simile (“Stato islamico dell’Iraq e del Levante”) ma la pronuncia ricorda da vicino il verbo spregiativo “mettere sotto i piedi”.
Quanto al califfato, nasce nel giugno 2014, frutto dell’intervento nella guerra civile siriana, dove i suoi militanti, legati inizialmente all’esperienza di Al Qaeda, si sono opposti al regime di Assad, conquistando territori e indipendenza.
ISIS è considerato responsabile dei recenti attentati a Parigi e Bruxelles. La caccia ai suoi terroristi si fa sempre più serrata. Intanto, però, sul fronte siriano si continua a spargere molto sangue tra i civili. Nonostante le buone intenzioni, le forze internazionali non riescono per ora a fermare il terribile eccidio.

Kamikaze

Non è una parola araba ma giapponese, riferita a una tromba d’aria che si dice abbia salvato il Paese del Sol Levante da un’invasione. Per questo i piloti giapponesi lanciatisi sulle navi americane durante la Seconda Guerra Mondiale erano detti kamikaze, immolandosi per la patria e l’imperatore. Non c’entra nulla con i terroristi che diventano bombe umane nel nome di non si sa cosa. Per loro, nonostante gli sforzi dei mass media, non c’è ancora un termine adatto. <
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