Hieronymus Bosch

Buon compleanno 500 anni di un genio Visionario e sognatore, Hieronymus Bosch ha attraversato i secoli con le sue opere spettacolari....

Buon compleanno

500 anni di un genio

Visionario e sognatore, Hieronymus Bosch
ha attraversato i secoli con le sue opere spettacolari.
Mostre e iniziative ne celebrano la ricorrenza.



  Media ed editori lo saccheggiano a man bassa quando si tratta di illustrare meandri da psicanalisi, incubi, visioni, allucinazioni, misteri dell’aldilà e dell’aldiquà. Nel secolo scorso lo hanno avvicinato a misteriose sette eretiche e ad esoterismi assortiti. Però verso la fine del ’500 il suo “profano” Giardino delle delizie fu comprato nientemeno che da Filippo II di Spagna, uno dei monarchi più pii della storia, che per lui andava matto.
Hieronymus Bosch, nato Jeroen van Aken verso il 1450, forse non lasciò mai la sua città natale, ’s-Hertogenbosch, oggi Olanda e allora Ducato di Brabante. Forse teneva laboratorio in una casa sul Markt, la piazza del mercato, ma più probabilmente lavorava presso la bottega dei van Aken, perché pure il padre, gli zii e i cugini erano pittori, anche se, non c’è dubbio, il genio di famiglia era lui.

Self-marketing
Sappiamo che attorno al 1481 sposò Aleid van de Meervenne, figlia di un ricco mercante. Ignoriamo le opinioni di Aleid sugli strani mondi che albergavano nella mente del consorte. Nel 1487-88 Jeroen fu accolto nella locale e distinta Confraternita della Nostra Diletta Signora, dalla quale ricevette diverse commesse. Artista di successo, ricercato da principi e mercanti facoltosi, con un accorgimento di self-marketing si cambiò il nome in Jheronimus Bosch (col Jh, all’olandese) perché tutti i possibili committenti sapessero dove trovarlo: nella sua città, appunto, chiamata informalmente Den Bosch.
Morì nel 1516 dopo averci lasciato, oltre al Giardino delle delizie, lavori del calibro della Nave dei folli oggi conservata al Louvre, il Giudizio universale di Vienna, le Visioni dell’aldilà di Venezia, il Carro di fieno del Prado e le Tentazioni di sant’Antonio di Lisbona.

1516-2016, dall’Olanda a Madrid
la firma autografa
Fantomatiche “eresie” a parte, se ne andò portando con sé la risposta a non pochi misteri, dalle attribuzioni incerte di alcune tavole al significato del pannello centrale del Giardino, alle sorgenti intime del bizzarro immaginario a cui dava forme e colori. Super-imitato ancora nel ’500, cadde nell’oblio fra ’600 e ’800 per essere riscoperto da studiosi e surrealisti solo nel secolo scorso.
In questo 2016 l’Europa ne celebra il cinquecentenario con un fitto calendario di iniziative. Nelle scorse settimane si è conclusa una mostra spettacolare, “Jheronymus Bosch, visioni di un genio”, che ha portato al Noordbrabants Museum di ’s-Hertogenbosch (il museo regionale di quello che in fondo è un centro di provincia!) una ventina di dipinti e altrettanti disegni originali del figlio più illustre della città olandese. La mostra si è svolta al culmine di un progetto scientifico internazionale, il “Bosch Research and Conservation Project”, mentre sempre in città varie iniziative per i 500 anni boschiani sono in programma fino a dicembre.
Ma a fine maggio è partita un’altra mostra, aperta fino a settembre al Prado di Madrid: “El Bosco (Bosch, ndr), la exposición del V centenario”. Fra le opere di quest’ultimo allestimento i visitatori troveranno anche lo stupendo trittico delle Tentazioni di sant’Antonio di Lisbona, in prestito eccezionale.

“Come sono dentro...”
A cavallo fra medioevo e rinascimento, Bosch concepiva bizzarrie, mostri e mostriciattoli. Barche e pesci volanti magari corazzati. Uccelli-postini con un imbuto in testa e olandesissimi pattini da ghiaccio sotto le zampe. E poi ancora involucri trasparenti, surreali installazioni “da giardino”, deretani grotteschi e cavernosi, processioni bestiali, inferni fiammeggianti o popolati di giganteschi strumenti musicali, ma anche paradisi terrestri e celesti. Il tutto a circondare la storia della Salvezza, le vite dei santi, la commedia umana… e a testimoniare che l’Europa di mezzo millennio fa era un po’ ansiosa, e però anche molto più libera, sbrigliata e disinibita di quanto si pensi.
Sull’argomento si sono spesi fiumi di inchiostro. Ma forse la chiave dell’arte di Hieronymus Bosch l’aveva già in mano all’inizio del ’600, alla vigilia dell’oblio, il monaco spagnolo Juan de Siguenza, che ha scritto: «Gli altri dipingono gli uomini come appaiono di fuori, lui ha l’audacia di dipingerli come sono dentro».

Il suo realismo magico
A ’s-Hertogenbosch, Dimensioni Nuove ha raggiunto Charles de Mooij, direttore del Noordbrabants Museum, dove fino ai primi di maggio si è tenuta la mostra Visioni di un genio.

Direttore de Mooij, Hierony-mus Bosch rimane un gigante isolato nella storia dell’arte. Ma che cosa gli “passava per la mente” quando dipingeva?
Ha ricevuto un’educazione umanistica e ha sviluppato uno stile suo proprio, in cui riusciva a creare mondi fantastici ma realistici. La nostra mostra si è basata in larga parte sui risultati del “Progetto di ricerca e conservazione su Bosch”, che ci ha permesso di saperne di più sul suo modo di lavorare, sul suo “studio” e su due nuove attribuzioni. Abbiamo anche collocato Bosch nel contesto del suo tempo, rendendo visibili le sue fonti di ispirazione: perché lavorava in maniera così poco ortodossa rispetto ai suoi contemporanei…?

La domanda delle domande...
La risposta si trova, in parte, nel suo relativo isolamento: la formazione umanistica lo ha messo in contatto con nuovi mondi e nuove intuizioni, ma allo stesso tempo aveva scarsi contatti con i colleghi dei centri culturali di Anversa, Bruxelles, Parigi e Roma.
Hieronymus è stato spesso bollato come un moralista e un pessimista, ma soprattutto credeva nel potere della fede, in Cristo e nell’esempio dei santi. Nelle sue scene della vita di Cristo, di santi eremiti o di martiri mostrava come questi seppero resistere alle tentazioni del maligno. In ciò non era diverso dai suoi contemporanei. Ciò che lo distingueva, questo sì, era l’arte sbrigliata e ingegnosa con cui sapeva esprimere appunto quelle tentazioni.

Il suo dipinto preferito fra quelli che avete portato a Den Bosch?
Ho un debole per Giovanni a Patmos. I colori sono bellissimi e ha una grande profondità. In origine si trovava nella cappella della confraternita di cui lo stesso Bosch era membro.

Rimpianti per le tavole che non siete riusciti a farvi prestare?
Beh, più che altro devo dire che ci sentiamo più che ricompensati di anni di trattative, ricerca e restauro. Siamo riusciti ad avere in prestito un numero di opere mai raggiunto prima. Lo stesso Bosch probabilmente non ha mai potuto vedere così tanti suoi lavori riuniti insieme. Anche se spesso ci fanno la domanda: e il Giardino delle delizie?...

Madrid, Prado...
A questa domanda noi rispondiamo con un’altra domanda: il Rijksmuseum di Amsterdam presterebbe mai la Ronda di notte di Rembrandt? Ci sono opere che non lasciano mai il loro museo.<

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