Il Makinarium delle meraviglie

lavoro di Carlo Mantovani Sotto il trucco Il Makinarium delle meraviglie Dietro gli straordinari effetti speciali di film come Be...

lavoro


di Carlo Mantovani


Sotto il trucco

Il Makinarium

delle meraviglie

Dietro gli straordinari effetti speciali di film come
Ben-Hur o Tale of Tales c’è il lavoro di un team tutto italiano.
Scopriamo i segreti di un mestiere affascinante.


  Nel prossimo futuro l’Italia potrebbe essere conosciuta non soltanto per le mostre, ma anche per i… mostri. Come quelli − meccanici o computerizzati − prodotti da Makinarium, un sorprendente centro specializzato di Roma che, partecipando a grandi produzioni come Ben-Hur, Zoolander 2 e Chiamatemi Francesco, il film su papa Bergoglio, si è fatto un nome nel settore dei cosiddetti “effetti integrati” ed è stato recentemente premiato con due David di Donatello: uno per il trucco e uno per gli effetti digitali di Tale of Tales, il fantasy di Matteo Garrone.
Al di là degli evidenti meriti artistici, che i media hanno giustamente celebrato, bisogna sottolineare un fatto epocale: d’ora in poi, grazie al successo della factory romana, che da tempo collabora con grandi nomi del cinema in tutto il mondo, per lavorare nel settore degli effetti speciali i nostri ragazzi non saranno obbligati a trasferirsi all’estero.
Un’insperata inversione di tendenza che, in piena fuga di cervelli e in un Paese dove l’arte sembra confinata ai musei e destinata ad essere “messa da parte”, dovrebbe scatenare applausi a scena aperta, alla pari di quelli ricevuti alla consegna del premio. Di questo e di altri temi abbiamo parlato con Leonardo Cruciano, uno dei fondatori di questo gioiellino italiano quando l’abbiamo incontrato al Future Film Festival di Bologna.



Come si arriva ad essere così quotati in un settore come quello degli effetti speciali, che agli occhi dei profani appare un feudo statunitense, e a vincere due David di Donatello?
Makinarium, che è una vera e propria società a sé stante, è una conquista recente, essendo nata soltanto a fine 2013 per realizzare gli effetti di Tale of Tales. La mia carriera, ovviamente, è cominciata molto prima, come libero professionista specializzato in effetti plastici (sculture) e pittorici (trucco): sia grazie alle collaborazioni con le major americane che venivano a girare in Italia, sia partecipando a produzioni indipendenti con budget sensibilmente inferiori (come Fantasticherie di un passeggiatore solitario), ma con progetti artisticamente molto stimolanti.
Questo “doppio binario” mi ha permesso di accumulare esperienza e di crearmi un vero laboratorio, poi diventato una joint venture, un consorzio di imprese con partner sempre più numerosi, mossa indispensabile per aumentare la gamma di effetti prodotti. Un periodo di proficua sperimentazione che ha enormemente arricchito il mio know-how nel settore degli effetti speciali, fornendomi gli strumenti per affrontare al meglio la sfida di Tale of Tales di Garrone con cui, lo posso dire, ho coronato un sogno: lavorare in un film d’autore visionario dove, senza scimmiottare gli americani, potessi finalmente esprimere la mia idea stilistica.


Ogni volta che si descrive l’attività di Makinarium si parla sempre di “effetti integrati”: che cosa si intende, esattamente?
Gli effetti speciali possono appartenere a due grandi categorie: special effect, cioè quelli materiali, fatti davanti alle telecamere; e visual effect, cioè quelli digitali, realizzati a computer. Il nostro obiettivo è sempre stato di accorparli, dando vita ad un centro che fosse in grado di produrli entrambi.
Nella nostra factory si va quindi dal trucco prostetico dell’invecchiamento alla creazione di creature, che suppongono la conoscenza dell’animatronica, cioè la robotica applicata al cinema, fino ad arrivare all’integrazione digitale in post produzione: il pacchetto completo, insomma.
Avere la possibilità di controllare tutta la filiera degli effetti speciali consente di impostare una vera e propria regia, che ci garantisce maggiore libertà creativa. E la cosa avvantaggia anche la produzione. Rivolgersi ad un’unica azienda ha due vantaggi: diminuisce i costi del film, rendendo fattibili progetti che non lo erano, e aumenta la qualità del prodotto finale, dato che alla fine lo stile risulta più uniforme e calibrato.

L’approccio integrato della vostra factory vi obbliga ad avere competenze molto diverse tra loro e forti sinergie lavorative. Quali professionalità servono in un centro come Makinarium?

Nella nostra factory, in effetti, c’è un po’ di tutto: dai disegnatori di concept art agli idraulici, dagli elettrotecnici agli ingegneri animatronici, dagli scultori ai truccatori. Il loro apporto, ovviamente, dipende dal tipo di progetto su cui lavoriamo. Se è chiaro che nel mondo degli effetti speciali una specializzazione è necessaria, vorrei sottolineare, però, che dentro a Makinarium vige il principio del “tutto fa brodo”.
Siamo convinti, infatti, che non si possa procedere a compartimenti stagni e che l’esperienza maturata, anche in settori diversi da quelli certificati e a volte in ambiti apparentemente estranei, rappresenti un forte valore aggiunto: perché aumenta le possibilità di dialogo all’interno del team e − di conseguenza − la capacità di soluzione dei problemi.
Ad esempio: se un esperto di special make-up sa usare anche i programmi di visualizzazione grafica, può fornirci una preziosa anteprima della sua proposta di trucco. Il mio stesso caso è emblematico. Sono arrivato alla digital art dopo un lungo percorso: finita l’accademia di belle arti, ho lavorato come vignettista, pittore e illustratore, arrivando ad avere una visione globale che, a Makinarium, mi permette di ricoprire il ruolo di supervisore tecnico e artistico.

Che cosa deve fare un giovane che abbia la passione degli effetti speciali e sogni di lavorare nel vostro settore? Esistono percorsi scolastici specifici o più indicati di altri?
Un percorso ad hoc non esiste. Ovviamente una formazione artistica o una scuola di cinema possono aiutare tantissimo, perché ti forniscono le basi, ma non c’è una regola: conosco colleghi, ad esempio, che sono arrivati a livelli di eccellenza da completi autodidatti.
Come specializzazione, invece, suggerisco un corso di trucco; oppure un tirocinio nel settore della micromeccanica, per progettare e sviluppare congegni, una competenza molto ricercata nel nostro settore. Vincente anche la strategia di formarsi all’estero (da bravi cervelli in fuga, ndr), per poi tornare in Italia a lavorare: nel team che abbiamo assemblato per Tale of Tales, ad esempio, parecchi erano ragazzi italiani che hanno studiato negli States.

Chiunque si affacci per la prima volta sul mercato del lavoro cade nella trappola dell’esperienza precedente, richiesta contro ogni logica. Avete in programma corsi o stage, per formare nuovi talenti?
Attualmente no: fortunatamente abbiamo un sacco di lavoro e ci manca il tempo per creare corsi di formazione stabili. Io, però, tengo workshop sporadici nelle scuole e nei corsi post lauream delle accademie. Per il resto ci appoggiamo ad Animatica, una scuola di visual effects fondata da un mio socio (Nicola Sgangla, ndr) e da cui peschiamo spesso nuovi talenti. E non dimentichiamo che l’altro socio fondatore (Angelo Poggi, ndr), sta aprendo una vera e propria Academy, ma nel sud della Francia, dove cercavano un’alternativa alla solita scuola di cinema.
Noi di Makinarium, comunque, siamo molto attenti al recruitment: abbiamo una banca dati dove custodiamo tutti i curriculum che ci arrivano attraverso il sito e il blog. E, anche se a volte con un po’ di ritardo, rispondiamo ai tutti coloro che ci scrivono per fare stage o tirocini. Ci piace coltivare talenti e facciamo in modo di accogliere il maggior numero di richieste possibile.

La vostra è una storia di successo. Non crede che, in questi tempi di crisi, la formazione artistica possa dare ai ragazzi una marcia in più?
La mia esperienza parla chiaro e dimostra che conviene seguire le proprie passioni senza farsi intimorire dalle funeste previsioni delle analisi di mercato. Siamo in tempo di crisi e provengo da una città, Bari, in cui non esiste alcuna tradizione di effetti speciali: con tali presupposti, stando ai profeti di sventura dell’economia, Makinarium non dovrebbe neppure esistere.
E invece, in barba alla precarietà, abbiamo una continuità di lavoro incredibile e continuiamo a crescere. Certo, non è il classico posto fisso e non ho orari, né certezze per il futuro. Ma credetemi: la soddisfazione di vivere di quello che ami e, oltretutto, farlo con una squadra di amici, non ha davvero prezzo. <
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