Schiavo indomito

Cinema  di Paolo Morelli Il remake del kolossal del 1959 vincitore di 11 Oscar Schiavo indomito Si rinnova sul grande schermo ...


Cinema 
di Paolo Morelli
Il remake del kolossal del 1959 vincitore di 11 Oscar

Schiavo indomito

Si rinnova sul grande schermo la storia di Ben-Hur, tra congiure, tradimenti e riscatto morale. 
Tra rimandi al vecchio capolavoro e qualche variazione.



   Probabilmente Ben-Hur è una delle storie che più ha appassionato le persone da quando è stata scritta, nel 1880, dallo statunitense Lew Wallace. Il romanzo fu subito un best seller e valse all’autore la carica di Ambasciatore in Turchia del governo statunitense, che ricoprì per sette anni.

Il grande pubblico però, anche per motivi anagrafici, non conosce Ben-Hur grazie a quel libro, ma per l’adattamento cinematografico che ne fece William Wyler nel 1959, un vero kolossal del cinema mondiale che portò alla consacrazione l’attore Charlton Heston, fruttando ben 11 premi Oscar. Un record, che detiene insieme a Titanic (1997) e Il Signore degli Anelli - Il ritorno del re (2003).



La corsa fratricida

Quel film non è l’unica trasposizione sul grande schermo del romanzo storico di Lew Wallace, e infatti, secondo una tendenza consolidata negli ultimi anni, ora Hollywood ci riprova con un nuovo film, diretto da Timur Bekmambetov, con lo stesso titolo del celebre predecessore: Ben-Hur.

Il regista kazako si confronta con la prima grande produzione cinematografica della sua carriera, che vedrà sul set, nei panni del protagonista, Giuda Ben-Hur, l’attore britannico Jack Huston, già noto per le sue apparizioni in film di vario genere, da American Hustle (2013) a The Twilight Saga: Eclipse (2010). Riuscirà Huston ad associare, nell’immaginario collettivo, il proprio volto a quello di Charlton Heston a bordo di una quadriga?

Già, perché la scena più nota di Ben-Hur è la corsa fratricida a bordo delle quadrighe, durante la quale il protagonista e suo fratello Messala, che lo ha fatto accusare di omicidio e ridurre in schiavitù per anni, si sfidano fino alla morte. Huston ha dichiarato: «Sono onorato di indossare i sandali di Charlton Heston».

Su Ben-Hur si è detto molto. È una storia dal fortissimo impatto sociale che si sviluppa sullo sfondo biblico della Roma imperiale, per la precisione in Palestina, nel periodo in cui Cristo iniziò a predicare. Il racconto si snoda fra tradimenti, congiure e capacità di riscattarsi.

Dopo la congiura ordita dal fratello, Ben-Hur viene incarcerato e ridotto in schiavitù per anni. L’uomo finisce a remare a bordo di una delle tipiche galee dell’Antica Roma, imbarcazioni mosse da numerosi remi agitati dagli schiavi che vi erano incatenati.

Durante un attacco ad opera dei pirati, la nave va in pezzi e Ben-Hur si salva. Qui c’è la prima differenza rispetto alla storia originale. Nel libro – ma accade anche nel kolossal con Charlton Heston – Ben-Hur salva la vita al console romano Quinto Arrio, il quale, per riconoscenza, lo libera e lo adotta come proprio figlio. Nell’ultimo film invece, Ben-Hur riesce a sopravvivere, da solo, grazie alla propria caparbietà e alla propria forza, naufragando in una zona del Nordafrica dove governa lo sceicco Ilderim.



Una storia che cambia

Nel libro e nel kolossal anche questo incontro avviene in circostanze differenti, molto più avanti nella storia e a seguito di altri avvenimenti che, invece, nella pellicola di Bekmambetov non vengono mostrati. Questo punto è stato chiarito a Coming Soon dallo sceneggiatore John Ridley (già sceneggiatore di 12 anni schiavo, del 2013, per il quale ha ricevuto numerosi riconoscimenti), che ha spiegato: «Il film è diverso, allo stesso modo in cui lo sceneggiatore originale, Keith Clarke, prima scrisse una storia entusiasmante e poi esplorò il romanzo di Lew Wallace per approfondire la relazione tra Ben-Hur e Messala. Ci sono cose del film del 1959 che pensiamo di ricordare, altre che crediamo siano realmente accadute, includendo ovviamente la corsa delle quadrighe».

Ha poi aggiunto: «La pellicola sarà diversa perché non abbiamo intenzione di inseguire l’opera che le persone ricordano. Tuttavia, persistono alcuni elementi: il cuore del film e il percorso emotivo, che vogliamo portare a un nuovo pubblico. È certamente una sfida. Il pubblico ha delle aspettative, ma bisogna oltrepassarle di un minimo senza preoccuparsene. Speriamo e crediamo di avere fatto qualcosa di unico».

A onor del vero, anche tra il libro e il kolossal del 1959 vi sono delle inevitabili differenze. Questo in uscita, non è il banale remake di un’opera che ha già ottenuto un successo planetario, anche perché, cercare di ripeterlo, sarebbe stato folle e controproducente.

La Universal, che ha prodotto il film, ha puntato su qualcosa di diverso. C’è chiaramente la famosa corsa con le quadrighe, durante la quale Ben-Hur e Messala si affrontano, e si riporta in scena un duello mancato all’inizio della pellicola, quando il protagonista viveva una situazione di svantaggio e non poteva confrontarsi ad armi pari.

Le riprese della gara avrebbero dovuto svolgersi al Circo Massimo di Roma, come accadde del 1959. In realtà, per evitare danni al sito archeologico, la produzione si è spostata negli studi di Cinecittà dove, comunque, era stata girata gran parte del film del 1959. Curiosità: nella scena della gara sono state impiegate 20 bighe e sono stati necessari 45 giorni di riprese.

Cambiano, anche qui, gli effetti dello scontro: nel libro, e nel kolossal, è Messala a cadere e ferirsi gravemente, qui invece è Ben-Hur a cadere, agganciato al carro dell’avversario. Questa scelta, aumenta la suspense e contribuisce alla costruzione di un personaggio, quello interpretato da Jack Huston, quasi soprannaturale, dotato di una forza sopra la media e di una volontà ineguagliabile. Qualcosa di leggermente diverso rispetto al personaggio più umano, per quanto notevole e persino proverbiale, con il volto di Charlton Heston.

Anche per questo si tratta di un’operazione molto coraggiosa, davvero rischiosa, che consiste nel prendere una pietra miliare del cinema (e della letteratura) raccontandone le vicende in maniera differente, probabilmente più edulcorata (speriamo non troppo).


L’incontro con Gesù

In tutto questo è forte anche la presenza di Cristo. Per quanto il Messia non sia il reale protagonista della storia, egli è presente soprattutto nel finale. Dopo la gara, Ben-Hur ritrova sua madre e sua sorella, imprigionate quando lui fu ridotto in schiavitù, e scopre orribilmente che hanno contratto la lebbra.

Questa malattia è tipica del racconto biblico, poiché rappresenta una delle piaghe più grandi della Palestina pre-cristiana, quando l’unica soluzione per affrontarla era esiliarli al di fuori delle città, affinché non infettassero nessun altro.

Uno dei miracoli che più accreditarono Gesù Cristo tra il popolo giudeo fu proprio la cura della lebbra, considerata semplicemente una maledizione incurabile. È questo il destino di Miriam e Tirzah, madre e sorella di Ben-Hur, che durante la prigionia contraggono la lebbra e finiscono in un lebbrosario.

Sarà Gesù a curarle, facendo scomparire il terribile male e trasmettendo i suoi insegnamenti proprio a Ben-Hur. L’ex commerciante giudeo si troverà poi sul Golgota, durante gli ultimi attimi di vita del Cristo, e ne piangerà la morte, convertendosi al Cristianesimo.
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