Studia meglio, ricordi di più

scuola di Deborah Bergantin Vuoti di memoria Studia meglio, ricordi di più Ci sono tanti metodi per rendere meno fatic...

scuola
di Deborah Bergantin



Vuoti di memoria

Studia meglio,
ricordi di più
Ci sono tanti metodi per rendere meno faticoso e più semplice l’apprendimento. E affrontare le interrogazioni senza ansia.


  Chi ben comincia è a metà dell’opera. L’avrete certamente sentito dire tante volte, ma è un proverbio che chiunque avrà verificato nel suo percorso di studi. Capita di avere difficoltà, succede a tutti, e la prospettiva di un debito formativo, magari anche in vista dell’Esame di Stato, può spaventare e disorientare.
Si può intervenire a correggere questo problema, senza perdere la calma. Basta trovare il proprio metodo di studio per rendere meno faticoso e più facile l’apprendimento, soprattutto quello a lungo termine, che è il vero imparare.
È necessario pensare, quindi rielaborare ciò che si studia, altrimenti le informazioni resteranno come in superficie e sarà stato un impegno inutile. È un passaggio fondamentale, l’unico che davvero ci permette di fissare quello che studiamo.
 
Pause e spuntini
Procediamo con ordine. Prima di tutto è importante tenere presente che studiare a testa bassa per ore, convinti di far bene, può ritorcersi contro di noi: non siamo macchine. La memoria ha bisogno di pause per lasciare sedimentare le informazioni acquisite: concentratevi per cinquanta minuti, poi riposate per dieci. Riposate: non navigate, non utilizzate social network o lo smartphone. Usateli, ma quando avrete terminato di studiare.
Utilizzate invece la pausa per fare un veloce spuntino, parlare con qualcuno, fare una passeggiata o guardare fuori: lasciate la mente libera di vagare. Ottimo, sotto questo profilo, è dormire dopo lo studio. Durante il sonno la mente rielabora e fissa le informazioni acquisite nella giornata.

Leggi e rileggi
Cominciamo ora ad analizzare quali sono i passaggi che possono aiutarci a studiare meglio prendendo qualche spunto da un ottimo libro, Studiare è un gioco da ragazzi!, di Matteo Salvo (edizioni Gribaudo).
La prima “mossa” da fare è la prelettura, ovvero la fase in cui si prende contatto con quanto dobbiamo studiare. Potete ad esempio leggere le voci all’indice del libro relative all’argomento o i titoli dei paragrafi o ancora i box informativi, se il testo che avete tra le mani ne dispone.
Passiamo quindi alla prima lettura: per ora leggete senza ancora selezionare i punti di richiamo più importanti. Questo tipo di lettura ci permette una visione d’insieme indispensabile ad orientarci nelle successive selezioni. Sarà solo in una seconda lettura, infatti, che interverremo sul testo evidenziando, paragrafando e titolando; attenzione, però, a non evidenziare a tambur battente. Se si evidenzia tutto o comunque la maggior parte delle parole sarà stato inutile farlo: evidenziare serve a riepilogare con poche parole i punti chiave dell’argomento di studio.
Ora passiamo ad un momento molto importante: ripetere ad alta voce cosa abbiamo imparato. Cerchiamo di farlo come se dovessimo spiegarlo a qualcuno. È solo quando siamo in grado di spiegare a qualcun altro quello che abbiamo appreso che davvero lo abbiamo memorizzato, fatto nostro.

Mappe mentali e test
Ma perché si dimentica ciò che si studia? Accade quando si è demotivati, distratti e disattenti, quando vi sono interferenze, disordine e sovraccarico d’informazioni, quando non ci si concede il tempo di assimilare propriamente quello che si sta studiando. Verificare e controllarsi serve a mantenere in uso l’informazione appresa e renderla via via più presente nella nostra memoria.
Un altro metodo per fissare le informazioni è quello di partire da un elemento dello studio e costruirgli intorno collegamenti ramificati. Lo sostiene sempre Salvo nel suo Metti il turbo alla tua mente con le mappe mentali, sempre edizioni Gribaudo. Già solo nello sforzo di organizzare un argomento in questo modo, la mente compie un’attività tale da trattenere il 60% di quanto stiamo scrivendo. Un approfondimento in merito lo trattano anche Tony e Barry Buzan con il loro Mappe mentali (Alessio Roberti editore). Provate, per avere un’idea, ad osservare la mappa che abbiamo pubblicato qui di fianco.
Non sottovalutiamo l’importanza di effettuare test su quanto imparato. Che siano domande che ci rivolgiamo da soli, come «cosa so di...?» o test forniti dall’insegnante o dal testo, servono a stimolare la mente a sintetizzare e fissare le informazioni.

Sei consigli
Buone “dritte” arrivano anche dal valido manuale Make it Stick: the science of successful learning di Peter Brown, Mark Mc Daniel, Henry L. Roediger III (Harvard University Press). Nel testo i consigli per gli studenti sono sintetizzati in sei punti. Eccoli:
1. Optare per l’esercizio attivo, invece della revisione. Se si sta imparando un mestiere, una lingua straniera o un’altra materia qualsiasi, fare pratica con il recupero dalla memoria piuttosto che rileggere il testo o rivedere il materiale didattico. Ricordare quello che si è imparato rende più forte l’apprendimento e più facilmente richiamabile in seguito.
2. Spaziare gli esercizi. Intervallare le sessioni di pratica, lasciando che trascorra del tempo tra di loro. La pratica concentrata (tipo un ammasso) porta ad un rapido apprendimento, ma anche all’oblio rapido, rispetto alla pratica distanziata. L’intervallo aiuta a fissare l’apprendimento nella memoria di lungo termine.
3. Dormire molto. Gli studenti pensano che una nottata di studio sia un buon modo per studiare, ma il sonno aiuta a consolidare i ricordi e può rendere migliore il recupero delle informazioni apprese (rispetto ad essere privati del sonno).
4. Passare tra lo studio di argomenti diversi. Se tra una settimana ci sono gli esami finali di storia, chimica e psicologia, è meglio studiare tutte queste materie ogni giorno e non solo una.
5. Mettersi alla prova. Simulare gli esami e rifarlo ripetutamente mentre si studia. Questo passo permette di praticare il recupero di informazioni dalla memoria, rendendo i percorsi dell’apprendimento più forti in modo da poter richiamare quanto imparato facilmente in seguito, e permettendo anche di valutare ciò che si sa e ciò che non si sa.
6. Prendere appunti a mano e non con il computer. Durante la digitazione, gli studenti tendono a registrare le informazioni come se le stessero prendendo sotto dettatura. Quando si scrive a mano, si scrive più lentamente, così da dover pensare di più sul materiale da riassumere.

Ansia ridotta
Abbiamo effettuato tutti questi passaggi? Bene, allora mettiamo nero su bianco le domande che maggiormente temiamo, i nostri punti deboli, e chiediamo a qualcuno (un parente, un compagno di studio) di interrogarci insistendo proprio su quelli: ridurrà l’ansia fino a farla scomparire. E, vedrete, successo dopo successo, sarà sempre meno presente e forte.
Una volta che avrete imparato bene a sintetizzare cominciate a farlo prendendo appunti durante le lezioni: è già un primo momento di apprendimento, è tempo guadagnato sui passaggi che faremo successivamente da soli a casa.

Come vedete, questa è una piccola panoramica di quello che può aiutare a non farsi travolgere da ansie e paure. Una volta trovato il “vostro” metodo avrete di certo semplificato un aspetto importante della vostra vita da studente. E ricordate: cercare questo metodo, così come lo stesso atto di studiare, è una grande scuola di vita che educa alla pazienza, alla volontà, al valore del tempo e della fatica. Tutte cose che fanno di ognuno una persona matura, responsabile e rispettosa. <
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