L’arte di restaurare... l’arte

Scuola di Nicola di Mauro   Come si diventa Restauratore Scientifico L’arte di restaurare... l’arte A Roma si trova l’I...


Scuola
di Nicola di Mauro
 

Come si diventa Restauratore Scientifico
L’arte
di restaurare...
l’arte
A Roma si trova l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro dove i giovani possono imparare un mestiere delicato e affascinante. Ne abbiamo parlato con la direttrice Donatella Cavezzali.


  Esiste a Roma una Scuola di Alta Formazione che fornisce ai giovani una preparazione tecnico-scientifica di elevata e rigorosa qualificazione per diventare Restauratore Scientifico, dunque attinente alle attività di restauro sulle opere d’arte e i reperti archeologici: è l’Istituto Superiore per la Conservazione ed il Restauro (ISCR), che è anche parte integrante, come organo tecnico, del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo.
Fondato nel 1939 con la denominazione di “Istituto Centrale del Restauro” per iniziativa di Giulio Carlo Argan e Cesare Brandi, notissimi storici e critici dell’arte, si trova in via di San Michele 23, zona Trastevere. Sulla Scuola, i suoi programmi e obiettivi e su questa affascinante realtà professionale, Dimensioni Nuove ha rivolto alcune domande alla Direttrice e responsabile del Centro, l’Architetto Donatella Cavezzali. Ecco cosa ci ha raccontato.
Che cos’è esattamente il restauro delle opere d’arte? Ci può dare qualche idea o nozione in proposito?
Il restauro di un’opera d’arte è insieme un atto storico e un atto critico. Vuol dire basarsi sulla conoscenza dell’opera d’arte dal punto di vista sia storico che scientifico e tecnico, avendo preso come oggetto di studio e analisi, oltre al modo peculiare in cui siano stati fatti un certo dipinto o una certa opera da restaurare, anche tutti i processi di degrado di cui siamo a conoscenza.
Sulla base di questo ampio quadro di conoscenze si può impostare, in un team interdisciplinare, quale sia la migliore cura da apprestare all’opera d’arte. Si valutano i processi di pulitura, di consolidamento, di disinfezione più adatti a far sì che i materiali di cui è costituita l’opera d’arte possano essere in qualche modo assistiti per fermare o rallentare i processi di degrado o di deterioramento, e ridare infine all’opera anche una sua visibilità estetica. Perché l’opera d’arte è tale in quanto deve essere visibile, e qui si affronta un altro discorso, riguardante l’immagine, di cui la materia è in qualche modo portatrice.
Nello stare, infatti, davanti a un’opera di Caravaggio o di Leonardo, di Botticelli o di Donatello, ci preoccupiamo che la materia di queste opere – fatte in legno, in tela, con la pellicola pittorica o di strati preparatori, ecc. – e l’immagine che portano con sé siano restaurate tenendo presente una determinata filosofia. Questo approccio guida l’intervento estetico e si basa sull’autenticità, ossia sul riconoscimento e la reversibilità di quello che noi andiamo ad aggiungere, che sono poi i due principi cardine, da noi osservati con rigore, perché ci impediscono di fare un falso.
È un’operazione molto delicata, infatti, l’andare a intervenire sull’immagine di un’opera d’arte, laddove potremmo anche, se reintegriamo troppo, per esempio, intaccare quello che è il concetto di originalità dell’opera stessa.

Che cosa occorre per accedere alla Scuola?
L’accesso avviene tramite un Concorso pubblico annuale e per prove selettive, quindi è richiesto un diploma di Scuola Superiore. Tali prove sono previste attraverso un bando e sono pubblicate sul nostro sito. Si tratta di due prove pratico-attitudinali: una di disegno e una di colore, cui si aggiunge l’orale di Storia dell’Arte e un’altra prova che vaglia la conoscenza delle tecniche artistiche e storiche e dei fondamenti scientifici di chimica, fisica e biologia.
Per accedere alla seconda prova bisogna, però, superare la prima, raggiungendo almeno una sufficienza. In tutte e tre le prove basta raggiungere la sufficienza, ma se in una delle tre non si ottiene almeno la sufficienza, si viene esclusi. Ogni anno sul bando è indicato un certo numero di posti, che dipendono a loro volta dal numero di docenti disponibili.
La nuova legge che regola l’insegnamento del Restauro ci impone un rapporto di un docente ogni cinque studenti restauratori, proprio perché la trasmissione della conoscenza si basa su un controllo diretto, per cui ogni studente viene seguito passo passo. Ciò limita un po’ il numero dei partecipanti, i quali lavoreranno tutti su opere d’arte originali, appartenenti al patrimonio culturale italiano. Aggiungo che la nostra Scuola, che si trova all’interno del Ministero dei Beni Culturali, è equiparata ai Corsi Universitari che si tengono in vista del raggiungimento di una Laurea Magistrale.

Gli studenti si raffrontano e operano, dunque, a contatto con opere d’arte originali. Ci può fare qualche esempio?
Gli studenti del primo anno hanno proceduto al restauro di un polittico di Antonio di Varini, grande artista della metà del XV secolo: il Polittico di San Zaccaria da Venezia. Un’opera d’arte di grandissimo valore, il cui restauro è stato supportato dal Comitato Olandese per la Salvaguardia di Venezia.
Durante l’estate del 2016, nel pieno centro di Bologna, in Piazza del Nettuno, i nostri studenti, che frequentano un altro percorso di studio storico-tecnico-scientifico relativo al Restauro dei materiali lapidei – ossia in pietra – dei dipinti murali, degli stucchi e dei mosaici, insieme agli studenti di un altro percorso, volto al restauro, invece, di opere in metallo, hanno intrapreso il lavoro sulla magnifica Fontana del Nettuno del celebre scultore fiammingo-fiorentino Gianbologna.

È previsto anche l’utilizzo di strumenti informatici specifici e di tecnologie avanzate per il lavoro di restauro. Che cosa si fa a tal proposito nella vostra Scuola?
Gli allievi imparano a elaborare, attraverso l’utilizzo del computer e di software specifici di ultima generazione, la documentazione grafica e fotografica, utilizzando parallelamente nuove tecnologie come, per esempio, il laser. Il laser applicato non solo al rilievo tridimensionale, ma anche per le più avanzate e delicate operazioni di pulitura, che avvengono con diversi tipi di raggi laser. 

Qual è esattamente la figura professionale creata dalla scuola, a quale definizione corrisponde?
La figura professionale che formiamo è quella specifica del Restauratore-Conservatore, che in ambito anglosassone è definito con il termine Conservator. Al termine Restorer cioè Restauratore, invece, in ambito internazionale è attribuita una professionalità, per così dire, in tono minore: quella del restauratore di tipo artigianale o restauratore di bottega, mentre la nuova figura professionale che l’ISCR ha il compito di plasmare e qualificare è quella, appunto, del Restauratore-Conservatore.

Tra i giovani che frequentano la scuola, le ragazze sono in maggioranza. Come mai?
È forse dovuto al fatto che, poiché il Concorso di ammissione è estremamente selettivo e richiede una preparazione molto approfondita, e in più si richiede un’abilità manuale, una delicatezza e una propensione per l’attenzione al microcosmo, al dettaglio, questa specifica capacità – ormai è un dato storico confermato – è più accessibile da parte delle ragazze. Un altro dato, forse meno scontato, che spiegherebbe la minore presenza di studenti maschi, è la tendenza a considerare la professione del restauratore non degna ancora di un riconoscimento sociale, come potrebbe essere quella dell’architetto o dell’ingegnere o del medico.
Mi permetta di far notare, inoltre, che, come Scuola non disponiamo ancora di una classe di docenti restauratori a livello accademico. Il limite che ci troviamo ad affrontare è che, dopo il quinquennio, non siano stati ancora attivati dottorati di ricerca, non ci siano ancora ricercatori ordinari o associati. Si tratta di una carriera ancora in fieri, per questa ragione, forse, ha meno appeal tra i maschi. Alcuni nostri docenti interni sono ex allievi.
Il Ministro Franceschini ha comunque in progetto di attivare nei prossimi mesi un bando di concorso di una ottantina di restauratori, i quali diventano anche funzionari della pubblica amministrazione, e i nostri docenti sono a tutti gli effetti funzionari del Ministero dei Beni Culturali.

Quali opportunità di lavoro sono offerte e garantite ai giovani che otterranno il diploma?
Questo è un nostro fiore all’occhiello. Gli ultimi nostri diciotto laureati dell’Anno Accademico 2014-2015 lavorano tutti. Abbiamo una rete di Fondazioni che finanziano borse di studio e di rapporti istituzionali che garantiscono la tutela del patrimonio culturale italiano.
Una vastissima rete di eccellenze italiane non aspetta altro che i nostri allievi raggiungano il diploma della Scuola per poi poterseli accaparrare. Anche all’estero i nostri laureati trovano lavoro e possibilità di carriera: una nostra allieva, per esempio, è stata assunta al Museo Nazionale di Amsterdam; un’altra si trova ora alla National Gallery di Londra.<
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