Buone notizie Cercasi

Cronaca nera, cronaca bianca Buone notizie cercasi Pare siano scomparse dall’orizzonte dell’informazione. Invece ci sono, basta solo an...

Cronaca nera, cronaca bianca

Buone notizie cercasi

Pare siano scomparse dall’orizzonte dell’informazione.
Invece ci sono, basta solo andare a pescarle nei giusti media. Stando attenti, nel frattempo, a non farsi incastrare dai Social.


   Secondo molti, l’apocalisse è in arrivo, con il suo carico di disgrazie. “Vedete? Ci sono le guerre, le ruberie, le violenze. Le persone pensano solo ad arricchirsi, compresi i politici. Nessuno più lascia spazio agli anziani sui bus, la scuola non insegna, la disoccupazione è dilagante”. Scusa, ma come fai a essere certo che davvero il mondo stia andando a rotoli? “Ma come, basta leggere i giornali e guardare la Tv!”.
Questo dialogo immaginario potrebbe avvenire al bar, sul posto di lavoro, a scuola, addirittura in famiglia, tra adulti, anziani e anche giovani (anche se in minor percentuale). Quanto c’è di vero in questa percezione? Molto, moltissimo, proprio perché stiamo parlando di una sensazione: a causa del condizionamento esterno, generato dai media (ora ne capiremo di più e faremo un po’ di selezione), pare davvero che il mondo stia per finire e che per l’umanità non ci sia speranza, per quella italiana in particolare.
Basta scorrere la cronaca proposta negli ultimi mesi: sbarchi di clandestini che non sappiamo più dove mettere (!), posti di lavoro che non si stabilizzano, disoccupazione giovanile ai massimi da sempre; strade e cavalcavia crollati; missili sparati da una parte all’altra del mondo; omicidi per futili motivi dal nord al sud del Paese, appalti truccati, attentati, furbetti del cartellino, torture sugli animali… dobbiamo continuare? Meglio di no. 
Questa appena descritta velocemente è davvero la società nella quale siamo immersi? Sì. E no.
Sì, nel senso che i fatti di cronaca nera esistono realmente, e giustamente vengono raccontati. Sì, nel senso che il complesso mondo della politica, dei diritti, delle leggi, fatica a dare di sé una bella immagine. No, nel senso che ogni giorno c’è un altro mondo silenzioso che si muove. Tenacemente, a ogni latitudine. Bello, bellissimo: allora perché non viene raccontato? La questione va spiegata da un punto di vista prettamente giornalistico.


Poco tempo per dire tante cose

Occupiamoci di stampa (quotidiani), radio e Tv (canali generalisti come Rai e Mediaset): il pianeta globalizzato e interconnesso produce una quantità di informazioni infinita, che i giornalisti scremano per importanza, seguendo un ordine gerarchico che prevede, per sommi capi: cronaca nera, politica interna, politica estera, economia.
Questi sono capisaldi, essenziali per fornire al cittadino strumenti utili per comprendere come sta andando il suo Paese. L’ordine della “scaletta” varierà se, per esempio, è in programma un G8 in Italia, o se si tengono le elezioni amministrative, o se un omicidio efferato è stato compiuto da poche ore e i suoi contorni sono molto foschi.
Seguono poi lo sport, l’attualità e il costume. Ecco, tra le pieghe dell’attualità, se si osserva con attenzione, è possibile che ogni tanto “esca” una notizia capace di far esclamare: «Ma pensa, allora non è tutto da buttare!». In questo caso, a essere messi sotto la lente del riflettore potrebbero essere temi di natura, sostenibilità, ambiente, educazione, architettura, musica, addirittura volontariato. 
Un’attenzione “allargata” alla cosiddetta cronaca bianca può arrivare poi con maggior forza dai canali all-news, oppure dai canali del digitale. 
Perché, però, le fonti di informazione più seguite dalle persone sono così piegate verso ciò che va male? Perché – brutto a dirsi, ma vero – le persone sono attratte dalle bad news come le api dal miele. Nelle cattive notizie ci sono suspense, adrenalina, come se si stesse guardando, appunto, un film emozionante. Nella sovrapposizione realtà-fantasia, le persone vanno in tilt e seguono il caso di un assassinio efferato come se fosse una puntata di Csi o American Crime.

Esistono i cronisti della felicità? 

Per fortuna ci sono canali e giornali che allargano la mente dello spettatore raccontando con pazienza ed entusiasmo tutti quei fatti di cronaca bianca reputati “noiosi” da altri. “Guarda caso” i maggiori portatori di speranza sono i media cattolici, nazionali e locali, che riescono a trovare, anche nelle pieghe della cronaca locale, occasioni per raccontare il bene che viene compiuto nel quotidiano, molto spesso silenziosamente. 


Cosa scegliere, allora? 

Posto che i grandi media sono leggermente spostati verso le brutte notizie, e che ogni persona, per sorridere, ha bisogno anche di ventate di felicità, come ci si deve regolare, con l’informazione in generale? Molti spengono del tutto la Tv (buona cosa, se però le fonti alternative sono di qualità); altri leggono tanti giornali, in modo da avere una visione complessiva dei fatti (ottimo, occorre però tanto tempo, tutti i giorni!). Alcuni si disinteressano di come va il mondo perché troppo occupati a raddrizzare il proprio (scelta audace, perché scollegarsi del tutto diventa molto rischioso…).
Forse, al posto di eliminare questo o quel giornale, questa o quella rivista, si potrebbe sollecitare maggiormente il senso critico, andando a cercare le belle notizie – che ci sono – e cercando di non farsi abbattere dalle tante bad news che sembrano fatte apposta per metterci di pessimo umore. 


E i Social?

Ecco, se volete avere una visione obiettiva della cronaca, lasciateli perdere. Se, invece, volete capire come evolve il pensiero (non sempre critico) degli italiani, date pure un’occhiata. State però ben ben distaccati, perché l’eventualità di cadere nelle notizie palesemente false (le famose fake news, vedi articolo di pag. 42) è altissimo. <

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