Se la gente mormora

società di Elena Giordano Pssst, pssst, pssst… Se la gente mormora... Il giudizio degli altri ci importa tantissimo. Il pettegolez...

società

di Elena Giordano


Pssst, pssst, pssst…

Se la gente
mormora...

Il giudizio degli altri ci importa tantissimo.
Il pettegolezzo su di noi ci può ferire assai. Come riuscire

a “togliere potere” alle parole degli altri? Scopriamolo insieme.


   Chi vive per sé? Chi vive per gli altri? No, non nel senso “Chi vive in funzione degli altri?”, ma “Chi vive cercando di non pensare esageratamente a quello che gli altri pensano di lui?”.
   Sembra contorto, ma non lo è. Prendete orologio con timer e sveglia del cellulare e date loro metaforicamente il via: quanto tempo della giornata passate a pensare a cosa il prof, l’amico, il parente, il passante, il vicino di casa pensa di voi? Quante ore preziose investite nel cercare di essere “compliant” con il pensiero altrui? E ancora, quanto soffrite quando sapete che la gente non approva un certo vostro comportamento o una certa presa di posizione? 
   Il tema è noto e arcinoto e si insinua tra le vie del piccolo paese così come per i quartieri popolosi delle metropoli. Nessuno è esente: per il semplice fatto di essere inseriti in un contesto di relazioni e conoscenze, tessiamo fili di ragnatele invisibili. Quando questi, per qualche lieve scossone, si muovono in maniera inconsulta, qualcosa in noi inizia a darci fastidio e a turbarci.

Il peso che diamo agli “altri”
   Considerare, rispettare e valutare l’opinione altrui è cosa buona e giusta: l’ascolto è alla base del vivere sociale. Più la persona che abbiamo davanti gode della nostra fiducia e della nostra stima, più il suo giudizio sarà per noi importante. Questo atteggiamento è sano e indica che le persone non vivono in modo superbo, non credono di essere le uniche detentrici della verità, sanno mettersi in discussione. Proprio dai confronti nascono per esempio nuovi progetti, iniziative, attività, movimenti di pensiero.
   Quand’è che il meccanismo virtuoso appena descritto si interrompe? In due casi, diversi tra loro.
   Primo caso: l’altro diventa dio (per noi). Un dio laico, si intende, ossia un portatore della verità ultima ed estrema. Chi si trova in questa situazione non è più in grado di applicare il senso critico e si trova in posizione subalterna: se “dio” inizia a fare affermazioni assurde, o a suggerire malignità, la trappola scatta e la persona rimane imbrigliata.
   Secondo caso: teniamo troppo alla nostra reputazione, al punto che agiamo, pensiamo, ci muoviamo e incontriamo o non incontriamo le persone a seconda di quello che potrà accadere alla nostra “immagine”. Capite bene che in questa situazione il mormorio, il pettegolezzo diventano ingestibili, perché la persona ha troppa paura di peggiorare ulteriormente la percezione che di sé sta dando agli altri. Immaginate un buco nero: ecco, ci state cadendo dentro.

Sentimenti negativi
Per arginare questi meccanismi malati, bisogna un attimo riavvolgere la pellicola della vita e cercare di capire per quale motivo le persone mormorino (con mormorare intendiamo parlare male, insinuare dubbi, parlare alle spalle, spettegolare, inventare falsità…). Eccovene alcuni, maledettamente umani (ossia difficili da sradicare): invidia, cattiveria, faciloneria, incapacità di comprendere le conseguenze di quanto si sta facendo, gelosia, insoddisfazione, rancore, desiderio di vendetta. 
   Ora seguite attentamente il ragionamento: quelli appena elencati sono sentimenti negativi, che tirano fuori il peggio delle persone. Davvero volete dare peso ai ragionamenti errati e fuorvianti di un individuo che sta mostrando il suo lato peggiore? Se iniziate a valutare da questa ottica il “problema-mormorio-della-gente”, tempo cinque minuti e vi sarete già scordati di tutto: sono bassezze troppo… basse per essere prese in considerazione. Inutile stare appresso alle sciocchezze, inutile dare peso agli altri nel momento in cui non costruiscono ponti, bensì barriere.

A tutti, ma non a me!
   Molti restano davvero di sasso quando, certi di essere persone perbene, si accorgono che qualcuno li ha presi di mira con battute o falsità. «Ma come, questo a me non deve capitare! Non ho fatto niente per meritarmelo, sono inattaccabile»: tutto vero, peccato che anche essere limpidi come l’acqua del ruscello di montagna non metta al riparo dalle cattiverie subite. Che tradotto significa: portate pazienza, l’abitudine al mormorio può colpire chiunque.
   Volete un caso eclatante da esporre agli amici? Papa Francesco: sia online che offline ci sono gruppi di “fedeli” che non perdono occasione per dileggiarlo, per “mettere in croce” ogni sua presa di posizione. Nessun rispetto per il suo ruolo, nemmeno per la sua persona.

Sobrietà, anche sui Social
    Ora che abbiamo compreso che le opinioni degli altri ci devono importare sino a un certo punto, specie se ci comportiamo in modo responsabile e corretto, sediamoci dall’altra parte della scrivania e proviamo a pensare: quante volte esprimiamo giudizi leggeri e superficiali su tutto il mondo? Tante, troppo. Anche a noi piace, sotto sotto, mettere il naso in quello che dicono e fanno le persone, trovare un punto debole, diffondere la nostra idea. Anche se magari è del tutto sbagliata o basata su un preconcetto.
    Siamo umani, non veniamo da Marte, questo gioco ci coinvolge e non possiamo fare a meno di dare il nostro contributo. Possiamo, però, essere migliori degli altri, nel momento in cui cerchiamo di mantenere una certa sobrietà. Ossia non spariamo a zero su chiunque, senza avere un minimo di conoscenza della situazione o del fatto. Siamo invitati a comportarci in questo modo anche sui Social, capaci di soffiare sul fuoco della cattiveria in maniera incredibile.
E comunque, alla fine della favola, se la gente mormora… lasciatela mormorare. A un certo punto smetterà e si ritroverà esattamente come prima, né più ricca, né più felice. <

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