Geni si nasce o si diventa?

attualità di Leo Gangi Eureka! Geni si nasce o si diventa ? La natura aiuta, ma il talento va coltivato e unito al...


attualità
di Leo Gangi







Eureka!
Geni si nasce
o si diventa?
La natura aiuta, ma il talento va coltivato e unito all’intuizione. Perché bisogna avere anche la capacità di pensare in modo diverso.


          Abiti in un paese dove nessuno oserebbe arrivare con la fibra ottica? Forse sei la persona ideale per provare la connessione a banda ultra larga laser. L’ha inventata un paio d’anni fa un ragazzo italiano: per questa trovata, che sfrutta l’alta tensione elettrica creando un’ottima linea internet virtuale (LaserWan), l’astigiano Valerio Pagliarino di soli 16 anni ha vinto il concorso per giovani scienziati indetto dalla Commissione europea. E da allora colleziona premi e riconoscimenti, come il terzo posto (su 1.800 eccellenze da tutto il mondo) all’Intel Foundation Young Scientist Award di Los Angeles.
Se e come quest’idea verrà realizzata non si sa ancora, ma di certo Valerio è considerato da molti un genio. Proprio come Einstein per la fisica o Michelangelo per l’arte.

Come spunta un’idea
In comune con i big della storia c’è la passione per una o più materie, un grande spirito di osservazione, un problema da risolvere. Nel caso di Valerio l’idea è nata da un’esigenza concreta: l’accesso al web era fortemente limitato da una connessione antiquata. Non vedendo prospettive sul fronte delle multinazionali della comunicazione ha spremuto le meningi, concentrandosi su ciò che c’era a disposizione: la linea della corrente. La differenza l’ha fatta il suo eccezionale acume. Tanto che la tesina con la scoperta, preparata per un concorso scolastico, ha ottenuto fama mondiale.
Ma cos’è la “genialità”? E come si scopre? Le menti migliori del mondo si sono accapigliate per fissare quel momento magico in cui scocca la scintilla dell’intuizione che cambia la storia.

Questione di intelligenza
Secondo alcuni per essere dei veri prodigi bisogna essere molto intelligenti. C’è un test che verifica il QI, il livello di ragionamento logico-deduttivo che aiuta il cervello a risolvere problemi complessi (puoi metterti alla prova con i test proposti sul portale specializzato www.mensa.it). Il punteggio medio per una persona normale è di 100. Chi totalizza di più è una super mente.
Basta davvero questo?
Per il sociologo Francesco Alberoni non è sufficiente: «Non c’entrano intelligenza o capacità – spiega – . La differenza la fa chi sa cambiare prospettiva: pensare in modo diverso e fare cose che gli altri non potrebbero mai fare». Bisogna sapere guardare oltre l’orizzonte, in poche parole.
Alcuni esprimono questa capacità in una sola direzione, come l’inglese Tim Berners Lee inventore del World Wide Web che ha cambiato le sorti dell’umanità, o il mago degli scacchi Garry Kasparov. O ancora l’astrofisico Stephen Hawking, famoso per la teoria sui buchi neri. Tutti compresi nella lista dei cento cervelloni viventi compilata qualche anno fa dal Daily Telegraph. Altri (casi molto rari per la verità) riescono a esprimersi in campi diversi. Cesare era condottiero, politico e abile scrittore. Leonardo è diventato addirittura l’emblema del Rinascimento.
Sia chiaro comunque che i geni non sono perfetti. Anzi, spesso la loro vita è tutt’altro che un paradiso. Il più delle volte sono scontrosi o comunque umorali, e il loro sguardo è proiettato altrove, verso una dimensione che riescono a vedere solo loro. Avere a che fare con personalità di questo spessore il più delle volte non è per niente facile.

Estro, sregolatezza e follia
Attenzione però a collegare con troppa facilità estro e sregolatezza. Anche se i testimonial non mancherebbero, come per il calcio Diego Armando Maradona o per il nuoto Michael Phelps. I geni, si sa, sono eccentrici. Ma, avvertono gli esperti, guai a pensare che siano schiavi degli eccessi. «La sregolatezza è più comune nei mediocri, che credono così di apparire più originali – afferma ancora Alberoni – . I veri geni sono in grado di progettare a lungo termine e fanno attenzione ai minimi dettagli», perché cercano la perfezione.
Inoltre, sono in grado di trovare la soluzione più immediata al problema quando gli altri non hanno ancora compreso bene i termini della questione. E se si chiede loro come hanno fatto, rispondono come Sherlock Holmes: «Elementare, Watson».
La loro stravaganza potrebbe avere una radice più profonda, la stessa che porta alla follia. Secondo alcuni studi condotti in Nord Europa ci potrebbe essere una correlazione biochimica tra chi è molto fantasioso e chi ha disturbi della personalità di tipo bipolare o addirittura schizoide.
Due diverse indagini curate in Islanda e in Svezia hanno evidenziato la carenza di alcuni recettori in una parte del cervello (più precisamente nel talamo) per il trasporto della dopamina, un importante neurotrasmettitore che limita i voli pindarici della fantasia.
In questo modo la capacità di ragionamento che filtra le informazioni in arrivo nella nostra “materia grigia” è come sospesa: il che conferisce a una persona oltre la media la vision che precede l’intuizione, mentre le persone malate ne subiscono solo l’influsso negativo, che non riescono né a capire né a elaborare.
Le due situazioni restano separate. Ciò dimostra tra l’altro che la genialità non è solo un dono di natura, un aspetto del DNA. Ci si mette del proprio per coltivare una dote nella direzione giusta. Questo ulteriore ingrediente segreto non è stato ancora trovato.

Anche la pigrizia aiuta

Anche il pigro può essere sotto sotto un genio. Steve Jobs, fondatore della Apple, ha dichiarato una volta di essere un poltrone e che, anzi, proprio da questa sua indolenza è nata la sua creatura migliore, l’iPhone, il primo smartphone touchscreen al mondo.
Probabilmente è andata proprio così. Non che fosse proprio svogliato: come gli altri “colleghi” super dotati quando aveva a che fare con i propri studi era concentratissimo e si scordava fame e sonno. Però, ragionava come se lo fosse stato: in questo modo è facile indovinare la strada più comoda verso la soluzione sperata.
Insomma, la pigrizia va vista come stimolo e non come scusa per non impegnarsi a scuola. Anche se siamo dei geni, senza il giusto allenamento l’insufficienza non ce la toglie nessuno. <

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