Non ci credo più

#hashtag di Elena Giordano #Nessuno escluso - 2 Non ci credo più Sì, la fede può essere interessante… ma resta un po’ troppo s...

#hashtag
di Elena Giordano

#Nessuno escluso - 2
Non ci
credo più
Sì, la fede può essere interessante… ma resta un po’ troppo scollata dalla vita vera. Ha ancora senso recuperare il dialogo con Dio? E che fare della Chiesa?

   Te lo spiego io
Racconta Francesca: “Fino a qualche anno fa andavo a messa tutte le domeniche. Facevo parte di un gruppo parrocchiale che alla fine si è sciolto perché eravamo un po’ stanchi delle solite proposte… troppo lontane dalle nostre esigenze.
Ok, va bene il ritiro spirituale a ogni piè sospinto, ma almeno una pizza tutti insieme il sabato sera… comunque sia, ogni tanto mi vedo ancora con qualche amica, ma preferiamo fare due passi in centro e vedere le vetrine.
Posso pregare Dio quando voglio, la sera o la mattina prima di andare a scuola, non sento più il bisogno di entrare in chiesa, adesso il mio è un rapporto personale con un’entità superiore che percepisco comunque sempre vicino a me.
Ho sentito parlare di un Sinodo dedicato ai giovani, ma francamente non ho indagato. Non capisco come dei vescovi e dei cardinali possano capire cosa passa nella testa di un giovane, a cui peraltro i politici e la società stanno rubando il futuro… boh”.

La sfida della fede

Ai tempi di Gesù era tutto semplice e chiaro. Ai tempi di san Giovanni Bosco le cose erano già un filo più complesse e non così tanto chiare. Ai tempi di papa Francesco è un grande caos: la fede è una sfida, un dilemma, un problema, una contraddizione, una speranza, una sconfitta, una paura, un abbandono. È il motore dell’umanità, mediato, nel caso dei cristiani, dalla Chiesa.
Qui però il punto è un altro: adesso, 2018, moltissimi giovani non credono più in niente perché la dimensione della fede non risulta interessante; non fa parte delle priorità, ma nemmeno degli accessori della vita. È qualcosa che sta lì. Se ce l’hai bene, se non ce l’hai bene uguale. Anche perché… se ce l’hai, sei intruppato in percorsi, cammini, penitenze, riflessioni. Se non ce l’hai, viaggi veloce come su una tavola da surf e ti dedichi solo alle cose che ti interessano.
Ai tempi di Gesù era tutto semplice perché Lui compiva i miracoli, raccontava di una possibilità, per tutti, anche per i poveri e gli emarginati, di essere felici e di essere amati da Dio. La divinità si era fatta persona e poteva essere “toccata” nella sua umanità.
Oggi è altrettanto semplice, ma ribaltato: Gesù è in croce e ci guarda dalle statuette di legno appese dappertutto. Però non parla, sta lì. Il Vangelo può rimanere chiuso, dato che non ha il potere di aprirsi da solo. Ugualmente, la chiesa può benissimo tenere sprangato il suo portone, anche perché, nella dimensione di una fede molto personale… a cosa serve inginocchiarsi davanti al Santissimo in adorazione?
E soprattutto: ci saranno anche tante brave persone che frequentano la parrocchia, ma nella maggior parte dei casi non sono né meglio né peggio di quelli che incontri al supermercato o sull’autobus.
E infine: con chi cavolo si può parlare apertamente di Dio e della fede? Non è che si possano monopolizzare gli amici con argomenti metafisici, oppure discutere di questi temi durante la visione di un film, o mentre si chiacchiera su Wapp.
Per tutti questi motivi, sembra quasi che Dio voglia proprio, sempre di più, stare per i fatti suoi, senza utilizzare, nel suo dialogo con l’uomo, nessun “artificio” esteriore. Da cuore a cuore.

È questa la fede che tutti vogliono?
Una fede di questo genere è sicuramente perfetta per l’uomo contemporaneo perché, appunto, lo libera da ogni genere di impegno. Però non porta alla felicità.
Il Dio dei cristiani chiuso in un cassetto non ha senso. Anche perché questa visione mortifica l’impegno di Gesù, che in vita ha percorso chilometri e chilometri per andare ad annunciare la Buona Novella. Ecco il punto: la Novella è ancora Buona oppure no? La fede in Gesù Cristo morto e risorto ha senso oppure no? Se la risposta è sì, il cristiano non può vivere nascosto, né “tirare fuori” Dio solo quando si trova in difficoltà.
Non credere più nel Dio della Chiesa è legittimo: ogni percorso di fede merita rispetto, e comunque la “ricerca” è già un modo per avvicinarsi a Dio. Se la vostra fede è tiepida, e soprattutto scollegata dalla vita della Chiesa, e anche dalla vita quotidiana, potete continuare così. Ma se sotto sotto sentite che vi manca qualcosa, potete andare a cercarla.
Dove? Se la Chiesa non vi attira perché non vi dà fiducia, rivolgetevi ai testimoni, ossia alle persone che seguono il Vangelo in modo naturale, senza forzature. Chiedete un confronto con il prof di religione; parlate apertamente a un vostro educatore – anche se non lo sentite più da tempo – oppure direttamente con un sacerdote. Non vi piace quello della vostra parrocchia? Indagate, muovetevi, capiterete di sicuro di fronte a una persona che saprà rispondere ai vostri dubbi.
Quando papa Paolo VI affermava che “nessuno è escluso dalla gioia portata dal Signore”, intendeva dire proprio questo: indipendentemente dal percorso che stai vivendo, sii tranquillo e sereno, Gesù è lì che ti aspetta. Non parlate più la stessa lingua? Non vi preoccupate, troverete il modo di inventare un nuovo traduttore simultaneo. Non vedete più attorno a voi la presenza di Dio, perché vi sembra che il mondo stia andando allo sfascio? Guardate meglio, ci sono espressioni di fede in tutte le situazioni della vita, e persone speciali a ogni angolo. Non riuscite a trovarle? Cercate tra coloro che si danno da fare per gli altri e stanno sempre un po’ defilati. Lì troverete di sicuro una fede incarnata, che potrete prendere, se vi va, ad esempio. <
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