Non posso stare a guardare

HASHTAG di Elena Giordano #Nessuno escluso - 4 Non posso stare a guardare Per come stanno le cose, verrebbe proprio voglia o di em...

HASHTAG

di Elena Giordano


#Nessuno escluso - 4

Non posso stare a guardare

Per come stanno le cose, verrebbe proprio voglia o di emigrare o di farsi i fatti propri. È invece proprio in questi momenti che il Paese ha bisogno dei giovani… che ci devono credere.



Scrive Luca: “Ho appena compiuto 19 anni. E quest’anno, alle elezioni politiche, non sono andato a votare. Per tanti motivi: mi sono sentito preso in giro dalle proposte assurde di tutti i partiti. Non ho sentito nessuno che rivolgesse parole chiare ai giovani. Ho visto sui Social provocazioni di ogni genere, e poi violenza verbale e non solo, gente che si mena, di sinistra e di destra.
Qualcuno ha parlato del lavoro? Delle possibilità di avere un futuro non precario magari prima dei 40 anni? No. E se nessuno pensa a me, perché io dovrei pensare agli altri, ai politici, che si fanno eleggere per mangiare e basta?”. 
Lo sfogo di Luca è comprensibile e racchiude, in poche parole, il disagio di una generazione intera. 
Il nostro Paese vive un momento di passaggio: politico, sociale, culturale, a tratti anche artistico. Ci sono più livelli dell’Italia che andrebbero riorganizzati, tante persone che andrebbero licenziate in tronco, tanti decisori che andrebbero rimossi, perché non decidono un bel niente.
Sembriamo, visti dall’esterno, davvero una “nave senza nocchiero”: lo sconforto è tanto, un nuovo governo non risolve i problemi stratificati. E i giovani sono lì a chiedersi che senso abbia tutto questo… e per quale motivo ci siano dei freni a fare tutti bene e tutti meglio. 
Quindi il domandone da un milione di euro è assolutamente azzeccato. È possibile, per chi ha 20 anni, pensare a entrare nella vita politica e sociale del Paese? Oppure entrarvi significa prepararsi a rimanere disgustati?
La risposta è sferzante come il vento a 3.000 metri di quota: non solo si può, ma si deve pensare di diventare protagonisti. Per tantissimi motivi, tutti sensati.


L’impegno del cristiano

Il cristiano non vive su Marte, in attesa di passare direttamente in Paradiso. È chiamato alla vita attiva, a testimoniare il Vangelo nel concreto, nella vita di tutti giorni, tra i colleghi, gli amici, i parenti. Impegnarsi in politica significa cercare di portare rettitudine, spinta verso il bene comune, attenzione agli ultimi, in modo non strumentale, nei tavoli che contano. Concetti espressi in maniera forte anche da papa Francesco.
Siete inorriditi perché sino ad oggi non avete conosciuto nemmeno una persona di questo genere, impegnata per davvero, che fa bene il suo dovere e che si spende per gli ultimi? Non dubitate, esistono. E voi potreste essere con loro.
Se il Paese, ai vostri occhi, sta andando a rotoli, tanto vale rimboccarsi le maniche, dato che gli altri che ci hanno preceduto hanno combinato pasticci. Volete intendere questo percorso in modo corretto? Esercitate le virtù dell’ascolto e quelle del dialogo: in politica non si parte lancia in resta, ci si confronta, perché si è in democrazia. Pensare di arrivare e dire: «Io ho questa idea, se non la accettate me ne vado», significa essere destinati all’emarginazione (delle vostre idee, che invece potrebbero essere molto intelligenti).


Le ondate di moralità passano

Guardate con distacco gli ultimi anni di vita politica del nostro Paese. Dopo la fine della Seconda Repubblica, con i partiti che nuovamente non si sono dimostrati capaci di mostrare serietà, si sono fatti avanti movimenti che hanno smosso la “pancia” delle persone.
Complice la crisi economica, i cittadini hanno iniziato ad avere paura di tutto: di perdere il lavoro, del nemico emigrante che ruba quel poco che è rimasto. Il solco tra noi (normali, benestanti, italiani, di pelle bianca) e gli altri (me ne frego, vattene che mi dai fastidio, mi rubi il lavoro) si è fatto profondo. Quest’onda è stata cavalcata con sapienza e oggi il Parlamento è più spostato a destra e rispecchia il desiderio della gente di sentirsi più tutelata, sicura e protetta.
In tutto questo i cattolici dove sono finiti? Chi ha fatto sentire la propria voce? Chi ha proposto soluzioni di integrazione e non di disintegrazione? 
Avete ragione, il “centro”, un tempo rappresentato da un partito ben specifico, non esiste più. Ma i cristiani e le persone di buona volontà non sono scomparse. O sì? E se ci sono ancora, perché non hanno saputo far valere le proprie ragioni?
Le ondate di moralità, lo insegna la storia, passano. Però lasciano le persone più povere: di umanità. La moralità fine a se stessa era anche proclamata dalla Rivoluzione Francese, da Robespierre in primis… che infatti venne decapitato da qualcuno ben più morale di lui. E via così.
Oggi la situazione è davvero favorevole: potete essere la linfa nuova di un sistema già vecchio. E soprattutto: potete portare speranza a un Paese incattivito.

Non vi ascoltano? Fatevi sentire

I giovani hanno sempre saputo intercettare il cambiamento. Dalle scuole e dalle università sono partiti, nel bene e nel male, i movimenti che hanno ribaltato l’Italia come un calzino, e anche velocemente. Il giovane guarda al domani comunque con serenità, nel senso che ha voglia di un futuro migliore: e se le condizioni di partenza non sono buone, cerca di cambiare lo stato delle cose (mentre l’adulto, questa è la grande differenza, accetta di convivere con quello che si ritrova davanti).
Questo non è un invito a fare la rivoluzione, ma a diventare protagonisti davvero, partendo dalle esperienze che più vi sono vicine. Pensate al comitato di quartiere, oppure alla sezione del partito che più vi ispira. Pensate all’associazione di cui fate parte, al gruppo sportivo: un conto è impegnarsi e fare concretamente, un altro è dare una mano a livello di organizzazione e di relazione con le altre realtà. Per esempio: la sede del partito del vostro quartiere si interfaccia con i cittadini, ma anche con le sezioni più grandi, e con l’amministrazione locale, gli altri partiti.
Diventare protagonisti significa iniziare a guardare le attività quotidiane in modo più allargato. Cosa è bene per il vostro quartiere? Come si possono raggiungere questi obiettivi? Con chi si deve parlare in Comune? Lo stesso dicasi per l’associazione di volontariato, laica o religiosa che sia: si tratta sempre di network che devono comunicare tra loro per un fine più elevato. 
Ecco, a questo punto arriva il discrimine: il vostro fine più “elevato” potrà non essere l’interesse personale (come sino ad adesso hanno fatto in tanti, troppi), ma il bene di un gruppo di persone (i malati, i disabili, gli studenti, gli abitanti di una via, ecc.). I problemi si risolvono a due condizioni: bisogna volerlo, bisogna impegnarsi. Aggiungiamone una terza: bisogna essere furbi, ma in senso buono (per evitare che gli altri si approfittino di noi per il loro unico tornaconto egoistico).


Che si fa?

Sei stufo di subire le decisioni di altri? Non capisci chi mente e chi dice la verità? Il Paese va bene o va male, come si fa a saperlo? Se vuoi “guardarti attorno” e prendere una posizione ragionata, prima di decidere se percorrere la strada della vita politica o dell’impegno associativo, puoi studiare “come va l’Italia”. Pensi che sia un compito troppo grande? Per niente. Si tratta di usare il senso critico e “leggere” i fatti della cronaca politica smettendola di pensare che esista una sola verità fattuale. Qualche consiglio per te. Leggi quotidiani di diverso orientamento politico e prova a vedere come ciascuno di essi tratta una notizia. Di sicuro forniscono visioni differenti sul sistema Paese e le sue sfide. Segui le pagine Social dei personaggi che tu ritieni importanti, appartenenti alla vita politica, e che rispetti (per la rettitudine che dimostrano): leggi come sviscerano i temi di attualità e come e se prendono posizione su un certo argomento. Non ti stancare di chiedere a chi ne sa più di te (da adesso e per sempre).


Cacciatori di esperienze 

Il film L’ora legale, di e con i comici Ficarra e Picone, del 2017, fa ridere e arrabbiare allo stesso tempo. Racconta un’Italia al contrario, paradossale. E questo racconto, ogni tanto, purtroppo, si avvicina alla verità. Il nostro è un Paese che ama la legalità? Che la cerca fino in fondo? O ci fermiamo tutti prima, non appena la legalità arriva a toccare la nostra casa abusiva, o il nostro posto di lavoro fittizio?

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