Iperconnessi, iperconsapevoli

HASHTAG di Elena Giordano #Nessuno escluso - 6 Iperconnessi, iperconsapevoli La società ci chiama a essere “always on”. Tutto mo...


HASHTAG
di Elena Giordano

#Nessuno escluso - 6
Iperconnessi, iperconsapevoli
La società ci chiama a essere “always on”. Tutto molto bello, con qualche precauzione (modalità senso critico ON).

“L’altro giorno mi sono presa una sgridata dalla mamma. Dice che non ci sono mai, e che quando sono in casa sto con il naso attaccato al cell. Le ho risposto che lei si comporta allo stesso modo, parla con amiche e colleghe tutto il giorno, e usa WhatsApp e guarda Facebook anche quando guida! Così abbiamo litigato: non ci parliamo da allora.
Io non ce l’ho con lei, ma voglio la mia libertà. Sono in vacanza, chissenefrega se guardo 20 video di musica al giorno, chiacchiero con le mie amiche in chat, compero le cose su Amazon e così via. Sono grande, posso decidere di trascorrere il tempo come desidero.
Ai suoi tempi era diverso, la tecnologia non c’era. Ora, però, c’è. E io voglio usarla. Sarebbe un po’ stupido non farlo”.
Il racconto di Noemi è emblematico: in pochissimi minuti la ragazza riesce a condensare la situazione che vivono le famiglie italiane nel 2018. Famiglie alle prese con la tecnologia, pervasiva, distribuita capillarmente in ogni stanza della casa e affidata a ogni componente, dal nonno al figlio di 6 anni.
Di mezzo i ragazzi, che rivendicano un uso massimo del digital, e non accettano restrizioni di sorta (è difficile abbandonare lo smartphone durante le lezioni a scuola, oppure in chiesa, o durante una chiacchierata su temi delicati).
Ormai è noto e chiaro: persino il cervello si sta modificando per adattarsi a gestire una quantità di informazioni gigantesca, che vengono fruite in modo differente rispetto al passato (allora l’enciclopedia, ora il motore di ricerca; allora il dialogo face to face, ora la chat).
L’iperconnessione è la modalità di relazione del nostro tempo, i giovani vi si sono adattati molto rapidamente. Gli adulti rincorrono ma, come bene precisa Noemi, anche loro si fanno “tirare dentro” dallo smartphone, considerato ormai appendice naturale del braccio.
Se questi sono i dati “ufficiali”, che si ritrovano su qualunque mezzo di informazione – 14 milioni di italiani iscritti a Instagram, soprattutto giovanissimi, 30 milioni a Facebook, soprattutto adulti – cosa si può aggiungere? Cosa si può fare? Si deve fare qualcosa per togliere dalle mani dei ragazzi il cellulare? La risposta è no. Possiamo, però, approfondire il ragionamento, e tentare di mettere in contatto la Chiesa, i cristiani e la tecnologia.
Influencer e blogger: addioLa vita è davvero troppo breve per lasciarsi influenzare da persone che fanno finta di essere dei guru di questo o quell’argomento.Volete davvero seguire dei personaggi influenti, dal punto di vista culturale? Perfetto, cercateli tra i quotidiani cartacei, nelle riviste delle università, fatevi consigliare dai docenti o dai genitori.
Volete dire la vostra? Aprite un blog e iniziate a scrivere: non per gli altri, ma per voi stessi. Esercitate questa bellissima arte che è la scrittura. Senza pensare di diventare miliardari in cinque minuti. Questo mondo è troppo effimero… non funziona così, il vero successo.
Per cui, influencer e blogger addio, ci rivedremo quando sarete davvero competenti.Ps volete trascorrere una serata immersi nella tecnologia, quella vera, talmente concreta da risultare… astratta? Vi proponiamo la visione di un film e di una serie tv. Da una parte Matrix, anno 1999, un film che prova a scardinare i piani della realtà con la complicità dei software.
Dall’altra parte la serie Tv Mr. Robot, anno 2015: quando l’informatica va alla deriva… oppure è l’informatica che genera la deriva degli uomini?


Io sul web, io fuori dal web
Le persone sono – tu, io, gli anziani, i docenti, i sacerdoti e le suore – un indiviso. La vita ci porta a considerarci per “segmenti” e ruoli – studente, figlio, fratello, sportivo, volontario, cristiano – ma in realtà le persone non si possono tagliare a fette. Sono un unicum, si muovono portando sempre appresso se stesse, la propria personalità, le passioni, la propria identità.
Il cristiano è tale dalla mattina quando si alza alla sera quando va a dormire. È cristiano quando ha a che fare con gli altri sul lavoro, nello studio. È così e basta. Quindi un giovane cristiano, un ragazzo tranquillo e normale è tale anche quando usa lo smartphone, commenta i post su Facebook, chatta con gli amici o fa 50 vasche in piscina. Sempre lui, sempre il suo cuore, sempre il suo cervello.
Cosa vogliamo dire? Che ogni volta che siamo iperconnessi, ossia sempre, portiamo noi stessi e il nostro modo di vivere, sentire, ragionare, nei contesti digitali. Anche i nostri valori. L’arena del digitale, con tutte le sue infinite piattaforme, non è il regno delle maschere, nelle quali le persone fingono di essere ciò che non sono (magari possono farlo, ma poi il gioco finisce rapidamente): è il regno della realtà, mediato dalla tecnologia. Questo elemento è fortissimo e potente.
Ora parliamo di te. Quando posti una foto, quando metti un like o condividi uno stato d’animo; quando scrivi ai tuoi amici, oppure dialoghi coi prof via cellulare, quando ti metti d’accordo per uscire la sera al mare… sei tu, la stessa persona che ama la brioche con la marmellata di fragole, che ascolta musica rap, che disegna gattini sul diario e vuole farsi un tatuaggio sulla caviglia.
In più, magari vai anche a messa alla domenica e ti piace frequentare l’oratorio, e sei appena tornato da una vacanza in gruppo col don. Ecco, il tuo mondo è reale, ma anche digitale. Portalo con te, ti rappresenta e ti racconta.

Tante identità, nessuna identità
L’iperconnessione sta modificando, abbiamo visto, le relazioni tra le persone. Hai digitalizzato completamente il tuo mondo? Perfetto, importante è che, alla sera, tu riesca a ritrovare te stesso, l’indiviso di cui sopra.
Non è però ancora sufficiente. È necessario, per essere rispondenti a quanto dice il Vangelo, “nel mondo ma non del mondo” (Giovanni 17,14), prendere un po’ di distacco da questa mega-immersione. Attenzione: non stiamo parlando di spegnere il telefono e staccare la connessione al wi-fi, ma di guardare con maggiore consapevolezza a quanto vi accade attorno.
Ecco qualche indicazione.
Nella non-realtà, siate reali, ossia coerenti con la vostra immagine e la vostra persona. Già sapete che, un domani molto prossimo, docenti e datori di lavoro spulceranno tra i vostri profili per capire come siete realmente. Fingere è rischioso, dare un’immagine di sé alterata ugualmente pericoloso.
Le persone con le quali interagite sul web, che non avete conosciuto di persona, potrebbero non rispettare le regole di autenticità appena raccontate. Agite con circospezione, prima di raccontare le vostre più intime sensazioni a sconosciuti.
Tema cyberbullismo, stalking via web, immagini non appropriate: ci sono pericoli oggettivi che devono essere conosciuti. Siete grandi, lo sapete perfettamente. Eppure ci sono modi per saperne ancora di più. Indagate, osservate, leggete: sicuramente dove abitate vengono organizzati corsi dedicati al Web 2.0, ai pericoli della rete. Informarsi è lo strumento più utile ed efficace per gestire al meglio la vostra presenza sui Social e su Internet in generale.


Che si fa?
La Chiesa è impegnata, specie in questo anno, a trovare “nuovi canali di comunicazione” con i giovani, usando il loro stesso linguaggio (sfida non semplice!).
Volete essere capiti, volete dire la vostra? Fate sentire che ci siete, “portate in giro” la vostra essenza profonda, fatela emergere. Non abbiate paura di prendere posizione quando, sui Social, ci sono discussioni tra amici in cui emergono temi quali il razzismo, il disagio sociale, l’emarginazione. Essere cristiani vuol dire sì cercare sempre di essere persone che portano la pace… ma contestualmente queste persone devono e possono dire la loro.

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