In cerca di una vita piena

HASHTAG di Elena Giordano #Nessunoescluso - 7 In cerca di una vita piena Come calmare quell’inquietudine che sentiamo dentro...


HASHTAG
di Elena Giordano

#Nessunoescluso - 7

In cerca di una vita piena

Come calmare quell’inquietudine che sentiamo dentro? C’è qualcuno che ha voglia e tempo di rispondere? E di non dire solamente “Poi ti passa?”.

«Ricevo proposte di ogni genere. Ho 19 anni e posso teoricamente fare, della mia vita, quello che voglio. Mi chiedono di inserirmi nel volontariato rivolto ai disabili, ai poveri, alla protezione della fauna e della flora, dei beni architettonici, delle tradizioni locali, addirittura della salvaguardia di un cibo cucinato da 150 anni sempre nello stesso modo... Ad alcuni dico sì, certo non posso buttarmi in tutte le iniziative.
Permane, però, in me, da qualche tempo, un senso di insoddisfazione. Vedo tantissimi momenti “del fare”, nella mia vita, ma pochi momenti del “ok, ma perché lo faccio?”. Sono attorniato da tante brave persone da cui prendere esempio, ma il loro agire non mi basta più. Nemmeno il mio, per la verità. Mi sento spremuto per le mani che possiedo e il cervello che fa muovere i suoi ingranaggi. Ma la parte spirituale, più profonda di me, resta piatta».

Il pensiero descritto da Guido durante una serata di chiacchiere tra pochi amici è probabilmente lo stesso scaturito dal cuore – anche se sono passati più di 2.000 anni – di Andrea e Giovanni, tra i primi discepoli di Gesù.
Possiamo immaginare questi due giovani, con un lavoro, degli amici, una famiglia, una vita sostanzialmente impostata (diremmo oggi). All’orizzonte si presenta una persona particolare, un certo Gesù, che ha lasciato la sua casa e il lavoro, per confermare a chiunque incontra che c’è Qualcosa di più.
Il Battista lo identifica, «Ecco l’agnello di Dio!» e loro, senza che nessuno dica niente (!), o proponga ricchezza e gloria, iniziano a seguirlo. Gesù, la cui vista davvero si spinge molto lontano, e non solo a livello chilometrico, pone loro non un quesito, ma il quesito della vita: «Che cercate?».

Cosa cerca chi ha tutto ma non ha pace? Chi è disposto a mettersi in gioco? I due giovani gli contro-domandano: «Maestro, dove abiti?» e Lui non risponde: «Sapete, vado dove capita, parlo con la gente, faccio miracoli, vi prometto la vita eterna…». No, lascia un sospeso grande come il mondo intero: «Venite e vedrete». Un patto di fiducia fortissimo, che non ha bisogno di altro. Che trasformerà la vita dei due e porterà Giovanni ad accompagnare il suo Maestro sin sotto la croce.


Che si fa
Non fermarti alla prima risposta che trovi.
La domanda di senso che alberga in ciascuno di voi non merita risposte scontate.
Sei alla ricerca di qualcuno che ti attualizzi la figura di Gesù e sappia spiegarti per quale motivo sei al mondo, cosa vuole il Signore da te, come armonizzare lo studio, gli amici, l’amore con l’essere cristiano?
Se le persone che ti stanno a fianco non sono adeguate (perché tu non le ritieni tali), cambia.
Cambia parroco, cambia padre spirituale, capo scout con cui ti confronti, educatore. Vai, muoviti, con testa e gambe. Dedica un pomeriggio a visitare un santuario che magari trovi nelle vicinanze ed entra con la domanda: «Cosa troverò qui dentro?». Prova a leggere la storia di un santo, anche di uno che non conosci, e chiediti: «Cosa lo ha spinto a comportarsi come si è comportato?». 
Fatti domande, non smettere mai.
La chiesa di mattoni non sempre è in grado di parlare… allora fai parlare altro.
Anche papa Francesco, in un Angelus di inizio gennaio, ha affermato: «Siamo chiamati a superare una religiosità abitudinaria e scontata, ravvivando l’incontro con Gesù nella preghiera, nella meditazione della Parola di Dio e nella frequenza ai Sacramenti, per stare con Lui e portare frutto grazie a Lui, al suo aiuto, alla sua grazia».


Eccoci qua: possiamo affermare che ancora oggi Gesù pone a ciascun giovane la stessa domanda? O dobbiamo presumere che tutte le domande siano già state poste e che tutte le risposte siano già state fornite?
Guido esprime, nella sua perplessità, un concetto molto chiaro: la fame di Dio c’è sempre, in ogni epoca. I giovani di oggi non sono del tutto atei, del tutto agnostici, non sono né meglio né peggio dei giovani di 50 anni fa. Sono cambiate le condizioni collaterali, ma il cuore non cambia.
I giovani sono forse più eruditi, certamente più digitali, più smart, più liberi (nel senso fanno ciò che vogliono), ma la libertà, in sé, intesa come auto-referenzialità (penso a me e ai miei bisogni e stop) non placa il desiderio di senso. Occorre sempre qualcosa di più, che è racchiusa nel tabernacolo e protetta e ravvivata da una luce che non si spegne mai.
I giovani possono provare a riempire il vuoto che sentono con la musica, il divertimento, la lettura, il cibo, i viaggi. Ma tutto, dopo un po’, stanca e viene a noia.
La domanda religiosa è lì, un po’ nascosta dalla confusione dell’esterno. Però c’è. E, guarda caso, molto spesso ai ragazzi piace estraniarsi e dedicare del tempo a se stessi, per ascoltare i propri pensieri più profondi. In quell’esatto momento “spunta” la proposta cristiana. Che non è incenso e regole, divieti e consuetudini che vanno bene solo più per le nonnine (con il massimo rispetto per tutte le nonnine che ancora frequentano con coraggio e devozione la messa vespertina).
La proposta cristiana è libera in quanto liberante. Cioè rende liberi. Gesù è ciò che manca alla vita di tutti noi. È una persona tutta d’un pezzo, è pronto a morire per ciò in cui crede e per la salvezza dell’umanità (anche se è in carne e ossa, e il dolore che prova non è “spirituale”, ma violentemente umano). Non accetta compromessi, combatte le ingiustizie, ha parole di pace per tutti, dal potente all’umile e dimenticato.
Lui è davvero la risposta all’egoismo imperante: è la pietra dello scandalo anche oggi, con le persone non sanno più a quali valori fare riferimento. E quindi sono anestetizzate.
Gesù è il metro di paragone per una vita piena: si dona senza chiedere niente in cambio. Un’esperienza di contatto con Gesù cambia per sempre. È per noi esattamente come fu per i suoi primi discepoli.

Cambiare, sì, ma come?
Le parole di Gesù sono sferzanti. Non si possono prendere «solo un po’». D’altra, parte Andrea e Giovanni non hanno detto: «Va bene, ti seguiamo una settimana poi torniamo». E il seguire non è “fisico”, ma spirituale. Con la preghiera, l’attenzione, l’aprirsi all’altro.
Bella sfida, vero, in un momento in cui i cristiani, nel nostro Paese, si confrontano con porte e ponti che si chiudono, paura dell’altro, protezionismo culturale e mentale? Gesù non si è fatto abbattere dai “no” ricevuti, è andato avanti sereno e convinto. Così possiamo fare noi, certi che vicino a Lui tutto acquista luce: un po’ come passare da una visione in bianco e nero a una a colori.



Gesù, “alla lettera”
La figura di Gesù è stata interpretata, amata, allontanata-avvicinata dalla vita dei cristiani a seconda delle epoche storiche e delle opportunità politiche. Un solo giovane, più di tutti, ha “riportato” il Figlio di Dio alla sua purezza, verrebbe da dire “nudo e crudo”. Il film Fratello Sole Sorella Luna (nella foto) è “antico”, ma attualissimo (1972, regia Franco Zeffirelli). Racconta il tormento per “qualcosa che manca” e la felicità trovata, nel momento in cui questo giovane di famiglia bene si spoglia davvero di tutto.
Francesco non è solo il santo degli ambientalisti, di coloro che amano gli animali, i fiorellini. È colui che ci ricorda che l’incontro con Cristo non è un messaggio di WhatsApp che “posso leggere anche dopo”. È un incontro che sconvolge, ribalta, riapre il cuore, dona coraggio.
Francesco ha riportato sui binari l’intero cristianesimo. Un po’ come il nostro attuale papa, che sta liberando l’essenzialità, in un impegnativo confronto con le istanze del mondo contemporaneo (e il Sinodo dei Giovani rappresenta bene questo desiderio di “capirsi e parlarsi”).

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