In questo numero
DAI CHE SI FA FESTA! di Domenico Sigalini

 


Essi condussero l’asinello da Gesù, e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed egli vi montò sopra. E molti stendevano i propri mantelli sulla strada e altri delle fronde, che avevano tagliate dai campi. Quelli poi che andavano innanzi, e quelli che venivano dietro gridavano: Osanna! Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Benedetto il regno che viene, del nostro padre Davide! Osanna nel più alto dei cieli!

(Marco 11, 7- 10)

La voglia di fare festa non la perdi mai. L’avevi da ragazzino, quando bastava un pezzo di strada o una striscia di marciapiede, l’hai tenuta stretta a scuola, all’oratorio; non c’era compleanno cui potessi mancare; oggi ti sei fatto l’automobile e ti sei messo un pallone nel baule e alla sera all’incrocio, davanti al pub, quattro tiri te li fai sempre. Nel tuo cellulare c’è sempre un tam tam che ti toglie dal torpore di serate annoiate. Nessuno sa niente, ma si forma subito una rete invisibile che si cambia in un happening, qualche volta un po’ troppo fuori di testa, spesso invece carico di festa e di allegria.
I ragazzi ebrei di quella giornata di primavera a Gerusalemme avevano in corpo questa voglia di fare festa. Correvano per le viuzze strette e piene di merci, ci stavano bambini, adolescenti e grandi come qualche volta capita di ridiventare, tutti uguali, di fronte ad avvenimenti belli. Smettiamo quell’aria di sufficienza che ci rende antipatici e diamo libero sfogo alla gioia. Sta arrivando Gesù. Era passato tante volte per i vicoli e per inerpicarsi fin su al Tempio. Là nella spianata erano andati a sentirlo tante volte, qualcuno di loro era riuscito ad avvicinarlo, il loro amico cieco che andavano sempre a consolare l’hanno visto con gli occhi spalancati e con la gioia impossibile dei loro sogni, avevano seguito un po’ defilati le dispute con i soloni del Tempio e avevano goduto che Gesù li avesse messi tutti in scacco.
Poi per un po’ era sparito, non si faceva più vedere, correvano voci che volevano fargli del male, che era meglio che stesse sotto traccia. Ma oggi la notizia è esplosa in tutta la città. Gesù è tornato, a questa Pasqua non vuole mancare, è qui ancora con noi e sappiamo che noi non ci caccia mai, anzi, fa zittire gli altri per ascoltarci, per dirci quello che gli sta a cuore e che a noi dà gioia purissima. Lo dobbiamo accogliere come si merita. Vogliamo almeno una volta fare festa con lui. Lo abbiamo spesso ascoltato, lo vediamo carico di malati e di sofferenti che lui tocca a uno a uno. Gesù oggi vogliamo fare festa con te. Vogliamo che tu condivida con noi questo spinta interiore a guardare alla vita con gioia, a esprimere il massimo di allegria che portiamo in cuore. Siamo contenti che tu sia tornato tra noi.
Il nugolo di persone che ti stanno ad ascoltare oggi lo vogliamo trascinare nella nostra gioia, ti vogliamo gratis tra di noi. Lascia per oggi le tue pur belle parole, sii la parola della nostra gioia, perché tu sei con noi. Parleremo dopo, adesso lasciaci cantare, lascia che in questi nostri tuguri, dove stiamo rintanati per troppo tempo, risuoni il canto degli antichi, il canto dei ritorni del re Davide dalle sue battaglie, il canto del passaggio del Mar Rosso, il canto della nostra contentezza per averti in mezzo a noi. E Gesù contento su una mula come i vecchi re, passa per vicoli della città santa, dove fra non molti giorno si inerpicherà con la croce in spalle, a dare la stura alla felicità di questi giovani.
È giusto che cantiate. Occorre colorare la vita di serenità, di pienezza. Se non cantate voi si mettono a cantare le pietre. Questa nostra città è troppo impelagata nei commerci, è troppo piena di raggiri, è colma di inganni e di interessi incrociati, di trame politiche e di sopraffazioni. Gerusalemme città della mia gioia, apri le porte entra il tuo re.
Occorrevano i giovani per dare un sussulto di speranza. Il lamento deve cambiarsi in gioia. Nella nostra vita abbiamo spesso necessità di far esplodere la gioia. Se ci togliessero la festa, ci toglierebbero l’anima. Hanno tentato molti regimi totalitari di cancellarla, ma sono stati cancellati loro. Noi giovani vogliamo farti festa, vogliamo stare con te perché sei la festa della vita, Riempi le nostre feste annoiate, facci sognare una vita nuova. Sappiamo che non potrà essere sempre così, ma abbiamo bisogno spesso di bucare la realtà con la festa, per spalancare una finestra di eternità con te.

Domenico Sigalini

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