Essi condussero l’asinello da Gesù,
e vi gettarono sopra i loro mantelli, ed
egli vi montò sopra. E molti stendevano
i propri mantelli sulla strada e altri
delle fronde, che avevano tagliate dai
campi. Quelli poi che andavano innanzi,
e quelli che venivano dietro gridavano:
Osanna! Benedetto colui che viene nel nome
del Signore! Benedetto il regno che viene,
del nostro padre Davide! Osanna nel più alto
dei cieli!
(Marco 11, 7- 10)
La voglia di fare festa non la perdi mai.
L’avevi da ragazzino, quando bastava
un pezzo di strada o una striscia di marciapiede,
l’hai tenuta stretta a scuola, all’oratorio;
non c’era compleanno cui potessi
mancare; oggi ti sei fatto l’automobile
e ti sei messo un pallone nel baule e alla
sera all’incrocio, davanti al pub,
quattro tiri te li fai sempre. Nel tuo
cellulare c’è sempre un tam
tam che ti toglie dal torpore di serate
annoiate. Nessuno sa niente, ma si forma
subito una rete invisibile che si cambia
in un happening, qualche volta un po’ troppo
fuori di testa, spesso invece carico di
festa e di allegria.
I ragazzi ebrei di quella giornata di primavera a Gerusalemme avevano in corpo
questa voglia di fare festa. Correvano per le viuzze strette e piene di merci,
ci stavano bambini, adolescenti e grandi come qualche volta capita di ridiventare,
tutti uguali, di fronte ad avvenimenti belli. Smettiamo quell’aria di sufficienza
che ci rende antipatici e diamo libero sfogo alla gioia. Sta arrivando Gesù.
Era passato tante volte per i vicoli e per inerpicarsi fin su al Tempio. Là nella
spianata erano andati a sentirlo tante volte, qualcuno di loro era riuscito ad
avvicinarlo, il loro amico cieco che andavano sempre a consolare l’hanno
visto con gli occhi spalancati e con la gioia impossibile dei loro sogni, avevano
seguito un po’ defilati le dispute con i soloni del Tempio e avevano goduto
che Gesù li avesse messi tutti in scacco.
Poi per un po’ era sparito, non si faceva più vedere, correvano
voci che volevano fargli del male, che era meglio che stesse sotto traccia. Ma
oggi la notizia è esplosa in tutta la città. Gesù è tornato,
a questa Pasqua non vuole mancare, è qui ancora con noi e sappiamo che
noi non ci caccia mai, anzi, fa zittire gli altri per ascoltarci, per dirci quello
che gli sta a cuore e che a noi dà gioia purissima. Lo dobbiamo accogliere
come si merita. Vogliamo almeno una volta fare festa con lui. Lo abbiamo spesso
ascoltato, lo vediamo carico di malati e di sofferenti che lui tocca a uno a
uno. Gesù oggi vogliamo fare festa con te. Vogliamo che tu condivida con
noi questo spinta interiore a guardare alla vita con gioia, a esprimere il massimo
di allegria che portiamo in cuore. Siamo contenti che tu sia tornato tra noi.
Il nugolo di persone che ti stanno ad ascoltare oggi lo vogliamo trascinare nella
nostra gioia, ti vogliamo gratis tra di noi. Lascia per oggi le tue pur belle
parole, sii la parola della nostra gioia, perché tu sei con noi. Parleremo
dopo, adesso lasciaci cantare, lascia che in questi nostri tuguri, dove stiamo
rintanati per troppo tempo, risuoni il canto degli antichi, il canto dei ritorni
del re Davide dalle sue battaglie, il canto del passaggio del Mar Rosso, il canto
della nostra contentezza per averti in mezzo a noi. E Gesù contento su
una mula come i vecchi re, passa per vicoli della città santa, dove fra
non molti giorno si inerpicherà con la croce in spalle, a dare la stura
alla felicità di questi giovani.
È giusto che cantiate. Occorre colorare la vita di serenità, di
pienezza. Se non cantate voi si mettono a cantare le pietre. Questa nostra città è troppo
impelagata nei commerci, è troppo piena di raggiri, è colma di
inganni e di interessi incrociati, di trame politiche e di sopraffazioni. Gerusalemme
città della mia gioia, apri le porte entra il tuo re.
Occorrevano i giovani
per dare un sussulto di speranza. Il lamento deve cambiarsi in
gioia. Nella nostra vita abbiamo spesso necessità di
far esplodere la gioia. Se ci togliessero
la festa, ci toglierebbero l’anima.
Hanno tentato molti regimi totalitari di
cancellarla, ma sono stati cancellati loro.
Noi giovani vogliamo farti festa, vogliamo
stare con te perché sei la festa della
vita, Riempi le nostre feste annoiate, facci
sognare una vita nuova. Sappiamo che non
potrà essere sempre così, ma
abbiamo bisogno spesso di bucare la realtà con
la festa, per spalancare una finestra di
eternità con te.
Domenico Sigalini |