In questo numero
LE NOSTRE EMOZIONI (II PARTE) di Maria Poetto

 


Osservando volti di individui di provenienze etniche diverse sappiamo cogliere segnali di serenità, gioia, dolore o turbamento. L’espressione facciale delle emozioni, infatti, è comune a tutte le culture e permette di comunicare e decifrare la situazione interna di benessere o malessere. Questa valenza universale affascinante non impedisce notevoli differenze nella valutazione ed espressione delle emozioni. Prendendo due esempi di posizioni estreme e agli antipodi troviamo che in un gruppo aborigeno di cacciatori della Malesia, i Chewong, viene impedito di esprimere la gioia o il dolore in momenti relevanti della vita come la nascita, il matrimonio, la morte, mentre in una tribù di cacciatori nomadi delle Filippine, gli Ilongot, si esalta e si induce alla rabbia attraverso insulti e persino con una “caccia delle teste”, prova di forza, coraggio e potenza. Differenze ben più contenute sono comunque presenti nel nostro mondo occidentale dove i popoli dei paesi nordici sono generalmente meno espressivi rispetto agli abitanti di paesi più a sud, “più caldi” Senza andare lontano, attraversando la nostra stessa Italia, possiamo riscontrare intensità diverse di colorazioni!
Occorre chiarire bene che la differenza riguarda l’espressione di emozioni, non il provarle nella loro varietà e intensità, esperienza che ci accomuna come esseri umani!
Possiamo ora chiederci: la nostra società come si rapporta con le emozioni?
Troviamo due atteggiamenti opposti:

  • da un lato una ricerca esasperata di emozioni. Si cerca il brivido nel rischio, negli sport estremi, nell’eccesso di velocità (come cantava Battisti, in “Emozioni”: “guidare a fari spenti nella notte per vedere, se è così difficile morire”). I media strumentalizzano le emozioni che vengono esibite, mostrate nei talk show per accrescere l’audience. Tra i giovani si individua una generazione emo, il cui slogan è “hugs, no drugs” (=abbracci, non droga), con una propria musica, filmati, un diario in rete in cui esprimersi e dialogare in profondità. Anche gli MMS permettono di catturare e comunicare delle sensazioni
  • dall’altro un appiattimento, come effetto di una saturazione per il troppo urlato ed esibito. Si spengono quindi l’interesse, la partecipazione, il coinvolgimento davanti a situazioni che potrebbero toccare il nostro cuore ma a cui ci siamo tristemente abituati, con una sorta di assuefazione. La difficoltà ad entrare in contatto con le proprie emozioni è in rapporto con l’aumento di disturbi psicosomatici e alimentari: spesso il disagio emotivo non espresso a parole si manifesta attraverso il corpo. Come disturbo è in crescita l’alessitimia, cioè l’incapacità di esprimere verbalmente le proprie emozioni (di cui si ha scarsa consapevolezza). L’alessitimia, un tempo riguardante solo personalità psichiatriche, rischia di diventare una personalità dei nostri tempi, caratterizzata da un atteggiamento piatto, come sotto anestesia, senza un aggancio con le emozioni proprie e altrui. Cerchiamo di non diventare “uomini grigi”!

Maria Poetto

www.timeandmind.com