Bertrand Russell, ebbe una vita fortunata
e lunghissima, dal 1872 al 1970. Nel 1890
entrò all'Università di Cambridge,
al Trinity College, per seguire i corsi di
matematica e filosofia. Nel 1900, partecipò al
Congresso di Parigi, dove l'incontro col
piemontese Giuseppe Peano influenzò profondamente
il suo pensiero, spingendolo ad indagare
le problematiche della logica e i fondamenti
della matematica.
Logica e paradossi
Nel 1903, pubblica con Alfred Whitehead I
principi della matematica, con l’intento
di ridurre la matematica a un puro ramo
della logica; la matematica deriverebbe
da pochi concetti logici fondamentali organizzati
fra loro in modo gerarchico. Secondo Russell
si possono così risolvere i paradossi
logici, come quello classico del cretese
Epimenide che afferma "tutti i cretesi
sono bugiardi". Infatti, la sua teoria
pone i concetti in una gerarchia di livelli
crescenti. A livello zero abbiamo gli individui,
a livello uno le proprietà degli
individui, al due le proprietà delle
proprietà degli individui, ecc…;
per cui le caratteristiche di un individuo
possono anche essere diverse da ciò che
costituisce l’individuo in sé,
in quanto sono analizzate ad un livello
più alto. Per tornare al paradosso
di Epimenide, secondo Russell basta dire
che: "tutte le proposizioni di primo
ordine da me affermate sono false".
E così facendo, si afferma una proposizione
di secondo tipo, posta ad un livello superiore,
per non cadere in contraddizione con quanto
detto prima. Per cui la frase di Epimenide: “Io
sono cretese. Tutti i cretesi sono falsi”,
può essere benissimo accettata.
Viva la lingua
Durante la Prima Guerra Mondiale le sue
idee pacifiste e la sua partecipazione
alla campagna a favore dell'obiezione
di coscienza gli costarono l'espulsione
da Cambridge e sei mesi di carcere. Nel
1944, dopo alcuni anni di insegnamento
in alcune università inglesi e
americane, Russell fu riammesso a Cambridge.
Nel 1950 ricevette il premio Nobel per
la letteratura.
Con l'articolo Sulla denotazione,
Russell espone una nuova teoria della descrizione,
dimostrando come ogni proposizione che
contiene la descrizione di una realtà può essere
ricondotta a un'altra equivalente che non
contiene più la descrizione. Ciò permette
di esaminare tutte le proposizioni esclusivamente
sotto il profilo linguistico, prescindendo
da qualunque riferimento alla realtà.
Sulla base di tale apparato teorico è possibile
costruire una lingua perfetta in cui gli
enunciati complessi sono pure costruzioni
di funzioni.
Tutto è atomo
Nella sua prima opera
propriamente filosofica, I
problemi della filosofia, Russell
considera la fisica il modello della
conoscenza certa, a cui si contrappone
la conoscenza vaga e contraddittoria
del senso comune. La filosofia parte
dal senso comune, ma deve confrontare
i suoi risultati con la scienza per giungere
ad una conoscenza certa. Russell però deve
ammettere che vi sono delle cose di cui è impossibile
dare una dimostrazione certa e sono implicitamente
accettate sia dalla scienza che dal senso
comune: come i postulati dell'induzione,
della causalità, dell'esistenza
del mondo esterno e delle menti altrui,
nonché dell'affidabilità della
memoria, ecc.
In La filosofia dell'atomismo logico cercherà di
collegare il mondo del senso comune con
quello della scienza e dirà che
il mondo è costituito da fatti atomici,
fatti cioè descritti in una proposizione
atomica (non ulteriormente scomponibile):
per esempio, "Socrate è ateniese".
Mediante le leggi della logica si uniscono
queste proposizioni atomiche ottenendo
proposizioni complesse, le quali riflettono
le strutture complesse della realtà.
Questi fatti atomici sono costituiti
da una sostanza neutrale primitiva, né spirituale
né materiale, che sta alla base
sia della psicologia, sia della fisica.
Resta da capire se questi fatti atomici
precedono la nostra capacità interpretativa
e fino a che punto la influenzano. Inoltre
essi non sono indimostrabili, ma si possono
solo accogliere. Ma così facendo,
Russell fonda quella metafisica che voleva
negare.
Libertà per
tutti
Russell ha difeso
ad oltranza la libertà dell’individuo,
mettendo bene in luce le ingiustizie del
capitalismo. Ma è stato anche un
critico radicale del marxismo. Ebbe un
prolungato colloquio con Lenin, di cui
disse: “Il settarismo e la crudeltà mongolica
di Lenin mi gelarono il sangue nelle vene”.
Nel 1954 si pose a capo di una appassionata
campagna contro gli esperimenti ed armamenti
atomici, come una minaccia a tutta l’umanità.
Grande estimatore della scienza e della
matematica, Russell ha decisamente negato
ogni metafisica e ogni religione. Il Cristianesimo
era per lui un complesso di non-sensi,
e caratterizzato da una morale disumana,
bigotta, formalistica ed oscurantista.
Questo suo giudizio nasce dal pesante influsso
che ebbe su di lui l’ambiente Vittoriano
in cui trascorse la sua giovinezza, sovente
perbenistico e ipocrita.
Il suo saggio veemente ed appassionato, Perché non
sono cristiano, può essere
ancora oggi una lettura provocatoria e
liberante anche per un autentico credente.
Negli ultimi anni della vita si dedicò soprattutto
alla promozione delle sue idee sulla libertà e
la pace, con numerosi interventi durante
la crisi di Cuba e la guerra del Vietnam,
fino a giungere alla costituzione di un
tribunale per i crimini di guerra (Tribunale
Russell).
Profonda ammirazione destano ancora
oggi i suoi atteggiamenti e le sue prese
di posizione coraggiosamente pacifiste
a difesa dell’uomo,
secondo un programma di vita, espresso
dalle sue parole, in cui “lo spirito
creativo è vivace
e la vita è un’avventura piena
di gioia e di speranza”.
Giovanni Balocco
L'idea di dare alla scienza il diritto
di controllare i nostri più intimi
impulsi personali, è senza dubbio
ripugnante.
Prevedo il tempo in cui tutti coloro
i quali amano la libertà dello spirito
umano si ribelleranno contro la tirannia
della scienza.
L'educazione dovrebbe inculcare l'idea
che l'umanità è una sola
famiglia con interessi comuni. Che di conseguenza
la collaborazione è più importante
della competizione.
L'educazione ha due scopi, da una parte
forma lo spirito, dall'altra prepara il
cittadino. Gli ateniesi si fissarono sul
primo, gli spartani sull'altro. Gli spartani
vinsero, ma gli ateniesi furono ricordati.
Uno dei mali della nostra epoca consiste
nel fatto che l'evoluzione del pensiero non
riesce a stare al passo con la tecnica, con
la conseguenza che le capacità aumentano,
ma la saggezza svanisce. |