Non le manca il suo impegno nel sindacato?
Quando
uno fa una cosa, cerca di farla bene. Poi
quando uno smette non deve avere nostalgia,
deve solo guardare se ha fatto bene o
male. Il Sindacato non è stato
solo 40 anni d’impegno ma sono stati
40 anni di vita. Resta dentro il mio cuore,
la mia formazione e il mio modo di essere
come esperienza fondamentale. Però devo
pensare a fare altro.
Quali consigli darebbe a un giovane neolaureato
che si affaccia oggi sul mercato del lavoro?
Dipende che tipo di laurea ha. Il problema
oggi sta tutto in questo. Oggi ai giovani,
consiglierei di puntare molto sulle materie
tecnico-scientifiche: quali la matematica
e l’ingegneria, specialità di
cui il nostro Paese ha un bisogno urgente
e sicuramente poi permettono più possibilità di
trovare lavoro rispetto ad altre formazioni.
Lo dico non solo in una prospettiva individuale
d’impiego che è una cosa importante,
ma come priorità del nostro Paese.
Per cui andare su quella strada non è solo
un interesse individuale, ma è fare
un servizio alla collettività.
Che cosa ne pensa degli stage? Non trova
che a volte sono uno strumento abusato
dalle aziende senza poi generare alcuna
prospettiva contrattuale?
Non bisogna mai valutare con uno schema
rigido un problema così complesso.
Ci sono degli stage che sono importanti
ed interessanti quando vengono fatti in
collaborazione con l’Università come
prosecuzione e integrazione dello studio,
valorizzando questa integrazione tra attività pratica
e attività accademica che è una
grande opportunità molto importante.
Poi c’è sempre qualcuno che
se ne approfitta come sempre, questo però non
toglie nulla alla bontà dello strumento.
Si tratta di vigilare sulla possibilità di
approfittarne da parte di alcuni che va
sicuramente perseguita. Credo poi che bisognerà arrivare
ad una regolamentazione contrattuale per
quanto riguarda questa modalità di
lavoro.
Esiste qualche possibilità per
tutelarsi dalla profonda precarietà lavorativa?
Dobbiamo distinguere nettamente tra flessibilità e
precarietà. La flessibilità dipende
da com’è sviluppata e
come è regolata. Nella regolamentazione
della flessibilità, devono essere
introdotti elementi di garanzia come gli
ammortizzatori sociale, la questione dei
diritti, la questione delle protezioni,
in modo che una persona si senta sempre
libera e possa avere una biografia lavorativa
che gli consenta di poter costruire una
dimensione previdenziale per il futuro.
La precarietà, va combattuta. In
questo senso faccio una distinzione fra
il flessibile e il precario. La precarietà va
combattuta e va portata verso una dimensione
di stabilità, in modo tale che le
persone possano avere una situazione lavorativa
che gli consenta di progettare il loro
futuro e il loro domani. La precarietà in
se è un male per tanto va combattuta.
Lei fin da giovane ha sempre amato leggere.
Io sono convinto che la lettura sia una
cosa importante, non solo la lettura
di cose utili. Credo che sia importante
leggere anche quelle cose che non si
ritengono immediatamente utili o pratiche
come la poesia, i romanzi, la letteratura
perché comunque sono importanti
nel darti una nuova dimensione del mondo,
ti aprono la mente, ti fanno leggere
la realtà in termini diversi.
Quindi il leggere, l’aggiornarsi
e l’approfondire anche per diletto è sempre
una cosa che ti fa crescere. Io credo
che un giovane che non legge, perde una
parte del bello del mondo.
Parliamo di famiglia. Cosa ne pensa dei
DICO - PACS?
È importante andare oltre questa tensione religiosa che non c’entra.
La mia contrarietà ai DICO è che mettono in discussione il matrimonio
civile e non quello religioso. Quello religioso, non è in discussione.
La mia è una battaglia laica. Ritengo che una società abbia bisogno
di una definita Istituzione che si chiama famiglia e che non può generare
dei surrogati. Poi io sono per dare delle garanzie e delle tutele anche ai
conviventi, ma sono tutele e garanzie sul piano personale. Valgono per le persone,
mentre l’Istituzione famiglia va garantita fino in fondo. Perché per
chi è sposato, divorziare è faticoso e complicato invece per
un convivente basta una lettera per separarsi? I DICO introducono nel nostro
ordinamento una piattaforma che mette in discussione il matrimonio civile,
un elemento portante di coesione di questa nostra società. Questa non è una
battaglia confessionale, perché io non ho bisogno di difendere
il matrimonio religioso che invece si difende da se, perché è difeso
dalla mia adesione alla Chiesa e alla fede. Io difendo il matrimonio civile
come istituzione civile, questo deve essere un compito che i cristiani fanno
come servizio alla comunità e non per sé.
Non pensa che su questo tema possa anche
nascere una frattura generazionale con
il mondo dei giovani?
Se i giovani non hanno una vera e propria
Istituzione stabile per educare, accompagnare
e generare allora, io credo che tutto questo
determini una condizione di difficoltà maggiore.
Proviamo ad andare a vedere le sofferenze
dei giovani quando le famiglie si spaccano.
Non le abbiamo mai calcolate nel giudizio
politico, ma ci sono e sono comprensibili.
L’impegnarsi quindi perché non
venga meno un punto di riferimento per
i giovani, credo sia un dovere che abbiamo
tutti.
Sempre fatto salvo il fatto che siamo per
tutelare singolarmente le persone. Però la
stabilità di una istituzione che
dura nel tempo, che è generativa
ed educativa è necessaria alla Repubblica.
Tutto questo deve essere un giudizio che
si mette in campo se ho davvero cura della
Società, altrimenti andiamo tutti
sull’individualismo che probabilmente
nel futuro qualche problema porterà.
Quanto la precarietà del
lavoro, influisce negativamente su scelte
di vita importanti come quella di sposarsi?
In parte influisce ma non è determinante.
C’è un dato culturale sul
quale si dovrebbe riflettere con maggiore
attenzione. Il punto è cercare di
capire perché i giovani fanno più fatica
oggi di ieri, nell’assumersi una
responsabilità di una relazione
che dura nel tempo, questo è il
primo tema.
Poi certo che se uno non ha un lavoro sicuro
ed ha un elemento di precarietà,
fa più fatica nel definire una stabilità nella
sua relazione affettiva. Io credo quindi
che chi difende la famiglia, deve anche
difendere la dimensione di un lavoro stabile,
di un lavoro sicuro. Questi due elementi,
si coniugano. Tra lavoro e famiglia, c’è un
legame che guarda al futuro.
Come ha fatto ad essere coerente ai suoi
ideali senza perdere la passione e l’impegno?
Uno
crede in alcune cose, le valuta, le soppesa
e pensa se vale la pena o meno spendersi.
Oserei dire però c’è che
una cosa fondamentale dietro la mai
esperienza, quello che pensava la mia famiglia.
Io vengo da una famiglia che ha sempre
creduto in certi valori pagando anche
pesantemente. Per esempio che la libertà delle
persone venisse prima di tutto e che non
bisognava mai piegare la schiena di fronte
a nessun padrone, si doveva camminare retti.
Questo ti aiuta, l’educazione e l’esempio
che ricevi, ti accompagna per tutta la
vita diventando poi dei modelli che tu
cerchi di seguire. Poi però ogni
tanto si cade, si sbaglia e si inciampa
come tutti gli uomini
A parer suo, quanto
oggi la politica ricorda il suo reale
ruolo di servizio verso la collettività?
La politica ha nella
sua vocazione un ruolo di servizio nei
confronti della collettività.
Io credo che oggi nella politica si siano
introdotti alcuni elementi distorsivi quali
il liberismo esagitato ed esasperato e un
po’ di oligarchia voluta anche da questa
legge elettorale. Chi fa politica purtroppo
si è chiuso nel suo recinto.
Io credo che bisognerebbe cambiare e ritornare
ad un sistema di politica più partecipata
e coinvolgente. C’è bisogno
di tornare alla piazza quale luogo di vera
discussione e qui la gente torni ad essere
protagonista delle discussioni e delle decisioni.
Le ultime leggi elettorali di questo sistema
bipolare, hanno mortificato l’elemento
fondamentale di ogni democrazia: la partecipazione.
Abbiamo il dovere di rilanciare strumenti
di concreta partecipazione democratica anche
quando mettono in discussione ruoli e funzioni
Luigi Meani |