In questo numero
SAVINO PEZZOTTA di Luigi Meani

Lavoro, famiglia. Futuro.
Padre del Family Day,
ispiratore della Cosa bianca,
Savino Pezzotta, dopo la militanza nel sindacato,
torna alla ribalta della scena politica e sociale
in un’Italia stanca e senza prospettive.
In un incontro esclusivo
DN gli ha posto le domande
a cui i giovani che si affacciano
alla vita, vorrebbero delle risposte.


Non le manca il suo impegno nel sindacato?
Quando uno fa una cosa, cerca di farla bene.  Poi quando uno smette non deve avere nostalgia, deve solo guardare se ha fatto bene o male. Il Sindacato non è stato solo 40 anni d’impegno ma sono stati 40 anni di vita. Resta dentro il mio cuore, la mia formazione e il mio modo di essere come esperienza fondamentale. Però devo pensare a fare altro.

Quali consigli darebbe a un giovane neolaureato che si affaccia oggi sul mercato del lavoro?
Dipende che tipo di laurea ha. Il problema oggi sta tutto in questo. Oggi ai giovani, consiglierei di puntare molto sulle materie tecnico-scientifiche: quali la matematica e l’ingegneria, specialità di cui il nostro Paese ha un bisogno urgente e sicuramente poi permettono più possibilità di trovare lavoro rispetto ad altre formazioni. Lo dico non solo in una prospettiva individuale d’impiego che è una cosa importante, ma come priorità del nostro Paese. Per cui andare su quella strada non è solo un interesse individuale, ma è fare un servizio alla collettività. 

Che cosa ne pensa degli stage? Non trova che a volte sono uno strumento abusato dalle aziende senza poi generare alcuna prospettiva contrattuale?
Non bisogna mai valutare con uno schema rigido un problema così complesso. Ci sono degli stage che sono importanti ed interessanti quando vengono fatti in collaborazione con l’Università come prosecuzione e integrazione dello studio, valorizzando questa integrazione tra attività pratica e attività accademica che è una grande opportunità molto importante. Poi c’è sempre qualcuno che se ne approfitta come sempre, questo però non toglie nulla alla bontà dello strumento. Si tratta di vigilare sulla possibilità di approfittarne da parte di alcuni che va sicuramente perseguita. Credo poi che bisognerà arrivare ad una regolamentazione contrattuale per quanto riguarda questa modalità di lavoro.

Esiste qualche possibilità per tutelarsi dalla profonda precarietà lavorativa?
Dobbiamo distinguere nettamente tra flessibilità e precarietà. La flessibilità dipende da com’è sviluppata  e come è regolata. Nella regolamentazione della flessibilità, devono essere introdotti elementi di garanzia come gli ammortizzatori sociale, la questione dei diritti, la questione delle protezioni, in modo che una persona si senta sempre libera e possa avere una biografia lavorativa che gli consenta di poter costruire una dimensione previdenziale per il futuro.
La precarietà, va combattuta. In questo senso faccio una distinzione fra il flessibile e il precario. La precarietà va combattuta e va portata verso una dimensione di stabilità, in modo tale che le persone possano avere una situazione lavorativa che gli consenta di progettare il loro futuro e il loro domani. La precarietà in se è un male per tanto va combattuta.

Lei fin da giovane ha sempre amato leggere.
Io sono convinto che la lettura sia una cosa importante, non solo la lettura di cose utili. Credo che sia importante leggere anche quelle cose che non si ritengono immediatamente utili o pratiche come la poesia, i romanzi, la letteratura perché  comunque sono importanti nel darti una nuova dimensione del mondo, ti aprono la mente, ti fanno leggere la realtà in termini diversi. Quindi il leggere, l’aggiornarsi e l’approfondire anche per diletto è sempre una cosa che ti fa crescere. Io credo che un giovane che non legge, perde una parte del bello del mondo.  

Parliamo di famiglia. Cosa ne pensa dei DICO - PACS?
È importante andare oltre questa tensione religiosa che non c’entra. La mia contrarietà ai DICO è che mettono in discussione il matrimonio civile e non quello religioso. Quello religioso, non è in discussione. La mia è una battaglia laica. Ritengo che una società abbia bisogno di una definita Istituzione che si chiama famiglia e che non può generare dei surrogati. Poi io sono per dare delle garanzie e delle tutele anche ai conviventi, ma sono tutele e garanzie sul piano personale. Valgono per le persone, mentre l’Istituzione famiglia va garantita fino in fondo. Perché per chi è sposato, divorziare è faticoso e complicato invece per un convivente basta una lettera per separarsi? I DICO introducono nel nostro ordinamento una piattaforma che mette in discussione il matrimonio civile, un elemento portante di coesione di questa nostra società. Questa non è una battaglia confessionale, perché io non ho  bisogno di difendere il matrimonio religioso che invece si difende da se, perché è difeso dalla mia adesione alla Chiesa e alla fede. Io difendo il matrimonio civile come istituzione civile, questo deve essere un compito che i cristiani fanno come servizio alla comunità e non per sé.     

Non pensa che su questo tema possa anche nascere una frattura generazionale con il mondo dei giovani?
Se i giovani non hanno una vera e propria Istituzione stabile per educare, accompagnare e generare allora, io credo che tutto questo determini una condizione di difficoltà maggiore. Proviamo ad andare a vedere le sofferenze dei giovani quando le famiglie si spaccano. Non le abbiamo mai calcolate nel giudizio politico, ma ci sono e sono comprensibili. L’impegnarsi quindi perché non venga meno un punto di riferimento per i giovani, credo sia un dovere che abbiamo tutti.
Sempre fatto salvo il fatto che siamo per tutelare singolarmente le persone. Però la stabilità di una istituzione che dura nel tempo, che è generativa ed educativa è necessaria alla Repubblica. Tutto questo deve essere un giudizio che si mette in campo se ho davvero cura della Società, altrimenti andiamo tutti sull’individualismo che probabilmente nel futuro qualche problema porterà.

Quanto la precarietà del lavoro, influisce negativamente su scelte di vita importanti come quella di sposarsi?
In parte influisce ma non è determinante. C’è un dato culturale sul quale si dovrebbe riflettere con maggiore attenzione. Il punto è cercare di capire perché i giovani fanno più fatica oggi di ieri, nell’assumersi una responsabilità di una relazione che dura nel tempo, questo è il primo tema.
Poi certo che se uno non ha un lavoro sicuro ed ha un elemento di precarietà, fa più fatica nel definire una stabilità nella sua relazione affettiva. Io credo quindi che chi difende la famiglia, deve anche difendere la dimensione di un lavoro stabile, di un lavoro sicuro. Questi due elementi, si coniugano. Tra lavoro e famiglia, c’è un legame che guarda al futuro.
  
Come ha fatto ad essere coerente ai suoi ideali senza perdere la passione e l’impegno?
Uno crede in alcune cose, le valuta, le soppesa e pensa se vale la pena o meno spendersi. Oserei dire però c’è che una cosa fondamentale dietro  la mai esperienza, quello che pensava la mia famiglia. Io vengo da una famiglia che ha sempre creduto in certi valori  pagando anche pesantemente. Per esempio che la libertà delle persone venisse prima di tutto e che non bisognava mai piegare la schiena di fronte a nessun padrone, si doveva camminare retti. Questo ti aiuta, l’educazione e l’esempio che ricevi, ti accompagna per tutta la vita diventando poi dei modelli che tu cerchi di seguire. Poi però ogni tanto si cade, si sbaglia e si inciampa come tutti gli uomini

A parer suo, quanto oggi la politica ricorda il suo reale ruolo di servizio verso la collettività?
La politica ha nella sua vocazione un ruolo di servizio nei confronti della collettività. Io credo che oggi nella politica si siano introdotti alcuni elementi distorsivi quali il liberismo esagitato ed esasperato e un po’ di oligarchia voluta anche da questa legge elettorale. Chi fa politica purtroppo si è chiuso nel  suo recinto. Io credo che bisognerebbe cambiare e ritornare ad un sistema di politica più partecipata e coinvolgente. C’è bisogno di tornare alla piazza quale luogo di vera discussione e qui la gente torni ad essere protagonista delle discussioni e delle decisioni. Le ultime leggi elettorali di questo sistema bipolare, hanno mortificato l’elemento fondamentale di ogni democrazia: la partecipazione. Abbiamo il dovere di rilanciare strumenti di concreta partecipazione democratica anche quando mettono in discussione ruoli e funzioni

Luigi Meani

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