Gesù si trovava a Betània nella casa di Simone il lebbroso. Mentre stava a mensa, giunse una donna con un vasetto di alabastro, pieno di olio profumato di nardo genuino di gran valore; ruppe il vasetto di alabastro e versò l’unguento sul suo capo. Ci furono alcuni che si sdegnarono fra di loro: “Perché tutto questo spreco di olio profumato? Si poteva benissimo vendere quest’olio a più di trecento denari e darli ai poveri! ”. Ed erano infuriati contro di lei. Allora Gesù disse: “Lasciatela stare; perché le date fastidio? Ella ha compiuto verso di me un’opera buona; i poveri infatti li avete sempre con voi e potete beneficarli quando volete, me invece non mi avete sempre. Essa ha fatto ciò ch’era in suo potere, ungendo in anticipo il mio corpo per la sepoltura.
(Mc 14, 3-9)
Esistono momenti nella nostra vita carichi di simboli, di presagi, di strane o fortunate coincidenze, di gesti semplici, ma profondi che ti aiutano a trovare un senso, una luce per il cammino dell’esistenza. Sono i momenti delle decisioni per il matrimonio, o per una vita consacrata a Dio; sono situazioni che decidono l’avvenire dei figli, una svolta nella professione, nella ricerca del lavoro, nella nostra stessa ricerca della fede.
La cena in casa di Simone il lebbroso nell’imminenza della pasqua è per Gesù uno di questi momenti carichi di significato, di presagi, di dolcezza. La trama dei farisei si sta infittendo sempre più, Gesù deve sostenere tutti i giorni nel tempio una diatriba serrata con tutto l’apparato. Gli hanno giurato di farlo morire, la sua predicazione è insopportabile, destabilizzante.
Ha un luogo accogliente in cui nell’amicizia si stemperano le tensioni, dove è possibile vivere rapporti umani, dove la delicatezza è sovrana, dove sei accolto per quello che sei non per nessun ruolo che svolgi, dove in amicizia si può sperimentare sincerità, fiducia, confidenza. Gesù ha un cuore di uomo, amante della vita. Ha bisogno del calore di una famiglia che manca spesso a tanti di noi, quel luogo in cui ci si dona l’uno all’altra per amore.
Il gesto più bello d’amore lo compie una donna che versa sul capo di Gesù un profumo delicatissimo, costoso, quello delle grandi occasioni. Gli unge quel corpo che fra poco penderà dalla croce, che sarà percosso e umiliato, oltraggiato in maniera efferata. Gesù pensa alla sua sepoltura, perché ormai la morte è vicina. Tra i commensali invece c’è chi pensa agli affari e accampa la scusa dei poveri. I poveri sono purtroppo sempre usati per nascondere le intenzioni più basse. Il vangelo di Giovanni colloca l’episodio nella casa di Lazzaro e dà un nome a chi pensa solo agli affari: Giuda
Da una parte la tenerezza, un cuore ansioso, pieno di presagi, una sensazione di qualcosa di irreparabile che sta capitando, dall’altra freddi calcolatori pieni di sicurezza e di disprezzo, frustati e tentati di commerciare anche su Gesù. Fanno un conteggio: un profumo sprecato questo unguento, con tutti i poveri che ci sono e che potrebbero avvantaggiarsi del suo valore. Il prossimo conteggio questa gente lo farà nel Sinedrio, quando conterà trenta miseri denari come prezzo del tradimento.
I calcoli sono sempre l’alibi dell’amore, il non esserci, il pensare che tutto si risolva con l’efficienza, con la programmazione, con il trend o il mibtel, con le avventure e le interviste. Servirsi dei poveri è servirsi dei sentimenti, giocare con l’amore, convinti di avere un cuore buono, ma in pratica cercare alibi per essere sempre altrove con i propri sentimenti e la propria vita. Mi vuoi bene o giochi alle emozioni? Hai il coraggio di scegliermi o desideri sempre uno stand by per tentare la fortuna?
Quell’unzione che è l’ultimo gesto d’amore prima della efferatezza della passione, a Gesù richiama la sepoltura, ma non ci saranno funerali per Gesù, ci sarà la morte, sicuramente; il male avrà il sopravvento, ma solo per porre davanti a tutti nella solennità di un trono scomodo quale è quello della croce, il massimo di bene che Dio avrà sempre per l’uomo, anche per chi continua a giocare con i sentimenti e con un finto amore.
Domenico Sigalini |