Adolescenza: pianeta delle contraddizioni, universo in eruzione, stagione dell’incertezza.
15.16.17.18 anni. Ragazzi con ideali di purezza e spinte sensuali che pregano così: “Dammi, O Signore, ali ai piedi perché non m’infanghi; sprint spirituale perché ti raggiunga; costanza perché non ti perda. E se cado, tendimi ugualmente la tua mano, perché anch’io così faccio con gli amici di cui sono amico”, dal diario di un adolescente. Ragazze che si vergognano di un seno che sta prorompendo e rubano i maglioni ai fratelli per dissimularlo, e ragazze dai pantaloni a vita bassa e la T-shirt a vita alta per mettere in mostra un bel pancino con ombelico centrale. A parte quelle che in scuola, chiamate alla lavagna, con una mano impugnano il gessetto e con l’altra, dietro la schiena, tengono su i pantaloni che rischiano di slittare troppo in basso, me lo diceva ridendo una professoressa.
Insomma, adolescenza dalle mille spinte, e dai mille impulsi biologici e psicologici. Risate e lacrime. Ecco un frammento di lettera dove tutto si mescola e si fonde. “Fondamentalmente aperta, allegra e molto attiva, questi lati del mio carattere sono stati messi da parte dalla tristezza, dalla depressione e molto spesso anche dalla rabbia. Rabbia perché vedo i migliori anni della mia vita che dovrebbero essere caratterizzati dalla felicità, che sono invece tutto l’opposto. Rabbia perché non riesco a cambiare questo stato di cose, nonostante ci abbia provato più volte, rabbia perché non mi accetto così come sono e se potessi mi rifarei da capo. Mi odio e mi disprezzo e mi sento inutile. Va ancora peggio se penso alle mie amicizie. Ne avevo una molto importante e anche molto bella, ma si è spezzata da quando lei si è fidanzata e quindi non è più tutta mia come prima. So che è giusto che le cose vadano così, ma ora mi sento immensamente sola. Ho altre amiche con le quali esco, ma loro hanno certe idee che non condivido affatto. Per ottenere ciò che vogliono sarebbero disposte a calpestare anche chi sta loro davanti. Io preferisco star male che far star male. Se penso all’amore, cado in depressione totale. Mi sono innamorata di un ragazzo con il quale ho uno splendido rapporto di amicizia. Ci vediamo di rado, ma quelle poche volte si crea una atmosfera particolare ed è come se ci allontanassimo da tutto il resto del mondo. Vorrei trovare qualcuno che mi sapesse capire, coccolare, ascoltare. A cui donare il mio cuore” (Elena P., Foggia)
Questa mia gioventù illusa e sognatrice
“La mia è una gioventù vissuta,
sofferta, odiata, maledetta,
invocata la mattina al cantar del gallo,
disprezzata, ignorata dalla gente
che mi cammina al fianco,
schivata spesso da me stesso,
lurida la sera se non mi ha sorriso alcuno,
suicida di notte se non sogno una ragazza,
una gioventù amata,
corrosa dalla salsedine del mare,
arrugginita dalla società in cui vivo.
Giovane e vecchia anzitempo,
bambina e sciocca troppe volte,
intirizzita, gelata, gelida se si guarda in faccia.
Fa capriole per strada, si rinchiude nei sogni,
e zac, un colpo di letame la imbratta.
Violentata da idee vecchie ma sempre nuove,
ignorata, illusa, sognatrice, vola sotto i leoni,
gioca a nascondino con i grilli.
Illuminata, evocatrice,
lunga come un filo di ragno.
La mia è una gioventù tua, la tua
è una gioventù nostra, la nostra
è una gioventù nostra, tutta nostra, sola, insieme,
canta, ride, scherza ama, vola, gioca,
si fa capellone, si sporca di idee
e la società ha sempre in mano il sapone.
Legnosa, pietrosa, indurita nel bene,
amante della violenza, strana;
amante del bello, del grande, dell’eroico
gode dei monti, del mare, a volte, d’estate.
Goduta da pochi, invidiata,
gettata nel fango della calunnia.
Serena, buia,
grigia come il fulmine azzurro;
a volte si rigira in sé come un malato nel letto.
Fucilata, osannata, strumentalizzata,
povera e ricca, godente e infelice,
strana e seria, scherzosa e meditata;
la mia è una gioventù vissuta,
la mia è una gioventù sofferta,
la nostra è la vita, la vita, la vita…”
Un brano senza dubbio interessante che sembra uscito dalla chitarra di un menestrello antico o da un rap del Festival di Sanremo. È stato scritto da Antonio F., un ragazzo di Roma che descrive bene, con la sua ingenuità e la sua profondità, una situazione caratteristica dell’adolescenza. Cieli sereni, improvvisamene nuvolosi, squarci di azzurro e di sole radiante, giornate di piombo grigio impenetrabile. Simboli dell’adolescenza, la stagione dell’incertezza. Degli ‘alti e bassi’. Del sole e delle nubi a volte molto nere. Dell’incoerenza, della instabilità. ‘L’incerto orizzonte del futuro’ che viene a turbare il presente.
Un disagio interiore, diffuso su tutto l’orizzonte esistenziale, di confusione delle motivazioni vitali, di instabilità emotive, a volte anche di un senso di vergogna o di inferiorità agli occhi di uno spettatore estraneo. ”Perché parlare d’amore? L’amore non esiste, io lo cerco, l’afferro per un attimo, poi mi sfugge, cosa devo fare per amare? Nessuno mi ascolta, nessuno mi chiama, nessuno mi dice cosa devo fare. Mi sento inutile, vuota, la mia vita è tutta una noia costante, senza interessi e sì che posso dire che i miei cercano di fare il possibile per farmi felice…”. Così scrive Gianna, ‘un’operaia di 18 anni’. Una confessione lucida, sofferta, una esperienza dell’incertezza che si verifica a livelli diversi per ogni ragazzo/a e non sempre così drammatici. Quali le cause?
Un momento di ‘squilibrio’ e di incertezza
Cominciano a ‘esplodere’ fatti nuovi che si verificano nell’adolescenza e che interessano sia la vita fisica che psichica e sociale: cambiamenti, modificazioni che interessano l’Io totale, accompagnati da bisogni nuovi, da possibilità sia effettive che potenziali nuove. Questi pongono problemi di ‘adattamento’ non sempre facili. Si verifica quindi un momento di ’squilibrio’, che spesso si manifesta in difficoltà di coordinamento generale, di disorientamento, di ‘incertezza’.
Una ristrutturazione aggravata dal fatto che la società, a questa età, comincia a porre esigenze e richieste più impegnative e qualche volta, non adeguate allo sviluppo raggiunto. Si finisce con un Io stressato davanti a un futuro di cui non si intravedono con chiarezza le esigenze. L’adolescente, man mano che cresce si accorge di dover scegliere, mentre prima questo era bellamente demandato a papà e mamma, e prende atto che il futuro viene in certo modo ipotecato dal presente. Il che lo rende ansioso per le nuove responsabilità. Si ha così un accavallarsi di problemi sulle spalle ancor fragili dell’adolescente, un moltiplicarsi di urgenze che sollecitano un imprevisto dispendio di energie. Irene M. Josselyn, una psicoterapeuta, scrive giustamente: “Il tratto fondamentale dell’adolescenza, normale o disturbato che sia, è quello di un Io sovraccarico”. Un sovraccarico che accumula l’urgere delle pulsioni interne aggravato dalle spinte e dalla richieste esterne provenienti dalla società. È evidente che tutto questo finisce per creare un insieme di ‘incertezze’ che a volte finiscono per generare stati di ansia e sconcerto.
Qualche testimonianza per capirci meglio. “Sono sempre pieno di dubbi che non trovano una soluzione e faccio cose che non sento e vivo tra gente che sembra non capire mai quello che provo. Del resto non lo so nemmeno io. Sento solo una profonda insoddisfazione di me stessa” (Rita T., 17 anni). “Ora mi accorgo che quello in cui avevo sempre creduto erano solo sogni. Ora vedo il mondo cadermi addosso. Tutto intorno è falsità e ipocrisia. E io non so più in che cosa credere” (Susy D., 17 anni). “Non so dove andare, cosa fare” (Adriana P., 18 anni). “Non voglio restare per sempre con questa ansia addosso che mi rende la vita scontenta” (Francesca P., 17 anni).
Il corpo rimodellato
Un primo fattore conturbante è lo stesso sviluppo fisico, che in questa età è più evidente. È appunto nel corso dell’adolescenza che il corpo intero viene rimodellato con la sua trasformazione più vistosa e importante, quella che segnerà la sua vita. Ma questo comporta delle ’risonanze psicologiche’ importanti. L’aumento così rapido e improvviso del suo ritmo di sviluppo “determina nel ragazzo l’impressione che venga meno uno dei punti di riferimento che durante l’ultimo periodo della fanciullezza aveva per lui acquistato un carattere di notevole stabilità, e cioè una certa rappresentazione del proprio corpo” nota G. Petter. “Inoltre può comparire un sentimento di incertezza per quello che sarà il punto finale di un processo di trasformazione divenuto improvvisamente assai rapido, per quello che sarà cioè l’aspetto che il corpo avrà assunto al termine dell’adolescenza, e tale incertezza può essere accompagnata da un sentimento di preoccupazione e talvolta di vera ansietà”. Quelle braccia così smisuratamente lunghe come mulini a vento, che non si sa mai dove mettere, quelle gambe magre e ossute da trampoliere, quei movimenti sgraziati… E magari si guarda la foto di quel bel bambino vezzeggiato da una corte di mamme, nonne, zie, e ora così mal ridotto.
“Sono una ragazza di 16 anni”
Lo stato di ‘incertezza’ di cui parliamo, può avere origine anche dallo sviluppo sessuale, che si verifica appunto nell’adolescenza. Non è l’unico problema adolescenziale, come hanno insistito alcuni autori ed educatori, ma è certamente un fattore molto importante. È in gioco l’uomo e la donna di domani. “Sono una ragazza di 16 anni, adoro chiacchierare, ma odio parlare dei miei sentimenti, delle mie emozioni, delle mie idee, delle mie speranze, dei miei sogni. Credo di aver avuto più esperienze negative che positive e da un lato ne sono contenta perché ho imparato molto. Non rifarò più gli stessi errori e quelli che ho compiuto di più sono stati con i ragazzi. Ho preso diverse cotte e alcune volte sono stata con un ragazzo solo perché avevo paura di restare sola. Per adesso non ho il ragazzo, non mi interessa nessuno e spero di non innamorarmi presto perché non voglio soffrire come mi è successo l’ultima volta. Adoro stare al centro dell’attenzione, forse perché sono figlia unica, ma se mi fanno troppi complimenti la cosa mi imbarazza. Siccome ho parlato dei ragazzi, voglio parlare dell’infedeltà. Diverse volte ho tradito un ragazzo, perché non mi sentivo appagata dal rapporto che avevo. Con mia madre non facciamo che litigare perché mi opprime troppo e mi controlla continuamente. Inoltre sostiene che non devo avere un ragazzo fino a 20 anni e che devo pensare solo a studiare. Quando ha scoperto tre delle mie storie, si è arrabbiata moltissimo” (Ivana F., Trento). Una lettera, tutto sommato, in cui si riflette tutta la problematica, ma anche la verde ingenuità dei 16 anni. “L’adolescenza, zona neutra: adulta e bambina”, osserva uno psicoterapeuta, Piero Balestro. Da vivere però con senso di responsabilità e con gioia. La vita è sempre un dono grande. Molto grande. “La nostra è la vita, la vita, la vita”.
Carlo Fiore
“Sono sempre pieno di dubbi che non trovano una soluzione e faccio cose che non sento e vivo tra gente che sembra non capire mai quello che provo. Del resto non lo so nemmeno io. Sento solo una profonda insoddisfazione di me stessa”.
Rita
L’adolescenza per molti è un disagio interiore, diffuso su tutto, di confusione delle motivazioni, di instabilità emotiva, a volte anche di un senso di vergogna o di inferiorità |