In questo numero
LE EMOZIONI E IL CORPO  (II parte) di Maria Poetto

 


Precedentemente avevamo visto che corpo e mente sono collegati, di conseguenza ora possiamo comprendere che quando per troppo tempo le emozioni non vengono espresse sia il corpo stesso a “parlare”. Uno stato emotivo che noi troppe volte abbiamo represso, potremmo dire con un’immagine efficace che “abbiamo ingoiato”, come un boccone amaro, si scarica, viene fuori attraverso il corpo, sotto forma di qualche disturbo (gastrointestinale, neurovegetativo, cardiaco, del sonno, alimentare,…).
Monica ha 22 anni. E’ una bella ragazza, descritta dagli amici “solare”, riesce bene negli studi universitari, molto responsabile e protettiva verso i propri genitori soprattutto da quando suo fratello minore è morto tragicamente per un incidente automobilistico. Monica ha trattenuto il suo dolore dentro di sé per non accrescere la sofferenza dei genitori già così disperati. Ora però è preoccupata: lavandosi i capelli le sono rimasti molti tra le mani. Le è stata diagnosticata una forma di alopecia. Le viene consigliata una psicoterapia dove pian piano viene aiutata a entrare a contatto con il suo mondo emotivo, a darsi il diritto di esprimere anche lei la propria sofferenza. Il problema segnalatole dal corpo viene così affrontato e risolto e il sintomo non ha più motivo di sussistere: gradualmente le torna la capigliatura di prima.
Questo esempio ci aiuta a comprendere l’importanza di “ascoltare” il nostro corpo: talvolta il disturbo è il segnale di uno stato di malessere di altra natura, legato alla gestione delle nostre emozioni e non è sufficiente “prendere una pastiglietta o qualche goccina”, benché risulti certamente più rapido e facile.
Una difficoltà che sembra purtroppo stia crescendo tra i giovani riguarda l’entrare in contatto con il proprio mondo emotivo. A volte i giovani si trovano in uno stato magmatico di malessere confuso e indifferenziato. Invitati a guardarsi dentro per comprendere a cosa si possa ricondurre uno stato ansioso o di tristezza, la risposta più ricorrente è: “Non so”. E’ vero che non è così facile e automatico trovare dei collegamenti, risalire alle cause e, come già ho espresso ma volentieri ribadisco: non si è stati educati!
Ma le considerazioni effettuate fin qui ci permettono di comprendere l’utilità di affinare lo sguardo sul nostro mondo emotivo. E il primo passo è quello di sentire, sintonizzarci con i battiti del nostro cuore perché, come giustamente canta e ci insegna Jovanotti in Non sono solo: “L’unico pericolo che senti veramente è quello di non riuscire più a sentire niente, il battito di un cuore là dentro al petto, la passione che fa crescere un progetto…”
I cantanti sono spesso abili nell’ascolto del mondo emotivo, loro fonte principale di ispirazione, come ha dichiarato anche Sara Bareilles in una recente intervista. Il loro successo dipende proprio da questo: loro danno voce a ciò che tutti abbiamo dentro ma non tutti sappiamo esprimere. Possiamo imparare da loro!

Maria Poetto
Psicoterapeuta

www.timeandmind.com