In questo numero
ASPIRINA VECCHIA MA NON IN PENSIONE di Camilla Furno

110 ANNI DEL MARCHIO
Funziona, ma per un secolo
nessuno sapeva come.
L’Aspirina è una delle scoperte
più sensazionali della medicina.
Pratica, economica, efficace,
con un futuro ricco di promesse..


A raccontarla, la storia dell’Aspirina sembra un romanzo. Scoperte più o meno casuali. Colpi di scena. Ancora oggi. È stata sintetizzata 110 anni fa, ma il suo meccanismo d’azione è stato capito soltanto decenni dopo. Il merito non spetterebbe al ricercatore noto a tutti, ma al suo capo. Il farmaco è stato brevettato come analgesico e antipiretico, ma il 6% degli Italiani lo usa anche per proteggersi dall’infarto o dall’ictus. È tanto utile alla salute che ogni anno nel mondo se ne consumano circa cento miliardi di compresse, 16 a testa in media, neonati compresi, ma è usato anche per allungare di qualche giorno la vita dei fiori. E altro ancora.

La buccia che fa abbassare la febbre
La storia inizia circa 2500 anni fa. Lo storico greco Erodoto annota che un popolo orientale è più resistente di altri alle malattie, perché mangia foglie di salice. Nella stessa epoca, Ippocrate, il padre della medicina, constata che la polvere amara estratta dalla corteccia del salice abbassa la febbre e allevia alcuni dolori. Dopo di loro, tutto cade nel dimenticatoio. Sino a metà Settecento, quando il reverendo inglese Edward Stone, durante una passeggiata, per caso inizia a masticare un pezzo di corteccia di salice, ha alcune reazioni, prova più volte su se stesso e su altre persone, e dopo, nel 1763, scrive alla Royal Society consigliando quella “buccia” per abbassare la febbre. Poi, arriva l’immancabile Napoleone: nel 1806 vieta le importazioni dalle colonie inglesi, quindi anche del chinino, e fa tornare in auge il decotto di salice. Dopo, è tutta una rincorsa scientifica. Nel 1828, il francese Henri Leroux e l’italiano Raffaele Piria isolano la sostanza attiva, detta salicina. Nel 1860, all’Università di Marburgo in Germania, si sintetizza l’acido salicilico e se ne avvia la produzione, abbattendo il prezzo a un decimo. Nel 1876, sulla rivista medica “The Lancet”, alcuni ricercatori tedeschi confermano i positivi risultati ottenuti somministrando salicilati.
Nel frattempo, il 21 gennaio 1868, a Ludwigsburg, nel land del Baden-Wurttemberg, nasce Felix Hoffmann. L’uomo giusto al posto giusto. Hoffmann si laurea in chimica a Monaco di Baviera ed è assunto dalla “Bayer & Comp” di Leverkusen. Su incarico del suo capo Arthur Eichengrün e desideroso di alleviare i forti dolori reumatici di suo padre (usa il salicilato di sodio, ma con effetti gastrici collaterali), cerca un rimedio più efficace e tollerabile. Il 10 agosto del 1897, nelle note di laboratorio scrive di aver sintetizzato l’acido acetilsalicilico in forma pura e stabile. Il composto, subito provato, si dimostra più efficace dell’acido salicilico e non provoca disturbi.
Risultato: due anni dopo e proprio 110 anni fa, il 6 marzo 1899, la Bayer brevetta l’acido acetilsalicilico come prodotto “analgesico-antipiretico” con il nome di Aspirina, al numero 36443 nel registro dei marchi di fabbrica dell’Ufficio Imperiale dei Brevetti di Berlino. Il nome è un puzzle: il prefisso “a”, abbreviazione del gruppo acetile, poi “spir” dal latino Spiraea, (o da “Spirsäure”, che in tedesco sta per “acido della Spirea”), pianta dalla quale si estrae l’acido spireico, e “ina”, suffisso spesso usato in chimica e nei medicinali.

Chi è il padre?
A questo punto, verrebbe da dire: e vissero tutti felici e contenti. I malati perché hanno a disposizione il farmaco “miracoloso”. Lo scopritore perché destinato a “imperitura gloria”. L’azienda e i suoi azionisti perché dal brevetto ricavano utili incredibili. Invece, no. Hoffmann non si occupa più di ricerca, ma è nominato responsabile della divisione farmaceutica commerciale. Pur considerato da tutti come l’“inventore” dell’acido acetilsalicilico, vive nell’anonimato anzi, quando va in pensione nel 1928, si appassiona alla storia dell’arte e muore in Svizzera nel 1946, lontano da ogni clamore. Il suo (ex) capo Arthur Eichengrün scompare dalle cronache, salvo trovarsi mezzo secolo dopo al centro di un giallo, che appassiona ancora la comunità scientifica. Nel 1908, infatti, Eichengrün si licenza dalla Bayer e fonda un’azienda chimica, che utilizza suoi brevetti. Con l’avvento del nazismo e il conseguente antisemitismo, lui che è d’origine ebrea, si vede confiscare la società e più tardi, a 75 anni, è inviato nel campo di concentramento di Theresienstadt, nell’odierna Repubblica Ceca. Riesce a salvarsi e al ritorno in patria, avanza rivendicazioni sulla scoperta dell’Aspirina. Nel 1949, giusto un mese prima di morire, pubblica sulla rivista tedesca “Pharmazie” un articolo dove sostiene d’essere lui il vero scopritore, lasciando intendere di non averlo potuto dire prima per via dell’antisemitismo. La Bayer smentisce: se fosse stato Eichengrün lo avrebbe detto subito, anche perché lui aveva già 47 brevetti, e in ogni caso il fatto è avvenuto ben 36 anni prima dell’ascesa di Hitler al potere.
Già, la Bayer. Per quella scoperta ha anche pagato di tasca sua. L’importanza farmacologica dell’Aspirina e i conseguenti diritti incassati sono tali che dopo la prima guerra mondiale, con il Trattato di Versailles, Stati Uniti e Gran Bretagna impongono alla Germania sconfitta di cedere i diritti esteri sul prodotto, come compensazione dei danni di guerra. E dal 1921, negli Usa il nome aspirina diventa generico e non più soggetto a brevetto. In Italia e in altri Paesi, come il Canada, il nome è ancora marchio registrato Aspirina®.

Un futuro promettente
Altro aspetto insolito. L’aspirina è usata da tutti come analgesico, antipiretico e antinfiammatorio; dal 1950 è l’antidolorifico più diffuso nel mondo; è finito nei racconti di Don Camillo e nella “farmacia” degli astronauti dell’“Apollo” sbarcati sulla Luna il 21 luglio 1969. Ma per decenni nessuno sa perché “funziona”. Soltanto nel 1970 l’inglese John R. Vane (1927-2004) scopre il meccanismo d’azione: l’acido acetilsalicilico blocca la produzione delle prostaglandine (ormoni con varie funzioni, compresa quelle di trasmettere il dolore al cervello e di regolare la temperatura corporea) e dei trombossani, responsabili dell’aggregazione delle piastrine, che formano i coaguli di sangue (quindi, aiuta a prevenire alcuni tipi di infarto). Per questi studi, Vane riceve il premio Nobel per la Medicina nel 1982, insieme ai biochimici svedesi I. Bengt Samuelsson e Sune K. Bergström, che hanno compiuto anch’essi ricerche sulle prostaglandine.
Poi altre sorprese. Poiché l’acido acetilsalicilico influisce positivamente sui trombossani (in altre parole, ha azione anticoagulante), può essere usato per prevenire o curare patologie trombotiche. Secondo altri studi di questi ultimi anni, il consumo regolare di aspirina porta ad una ridotta incidenza dei tumori del colon o del retto, e anche se questo meccanismo non è ancora noto, i risultati sono interessanti. Lo sanno persino i fiorai: l’acido acetilsalicilico aumenta la produzione di proteine responsabili dei meccanismi di difesa dai parassiti e dalle lesioni, e questo allunga di qualche giorno la vita dei fiori.
Insomma, a 110 anni dal brevetto, come marchio registrato Aspirina® o con nome generico, sotto forma di compressa o effervescente, con vitamina C o senza (se insieme, si riducono i tempi per guarire dal raffreddamento e dall’influenza), è il medicinale che aiuta tutti a vivere meglio. Non solo: ha ancora risvolti terapeutici da rivelare. Anzi, come ha detto il farmacologo inglese Collier, «Il futuro di questa scoperta si annuncia più promettente del passato».

Camilla Furno

Tutti i numeri dell’Aspirina
- 1899: il 6 marzo l’acido acetilsalicilico, sintetizzato da Felix Hoffmann nel 1897, è registrato con il n° 36443 all'Ufficio Brevetti Imperiali di Berlino, con il nome di Aspirina Bayer.
- 1950: l’Aspirina entra nel “Guinness Book of Records” come l’antidolorifico più venduto nel mondo.
- 1999: per i cent’anni del brevetto, la sede amministrativa del Gruppo Bayer a Leverkusen è trasformata nella più grande scatola di Aspirina esistente al mondo.
- 2003: l’Oms-Organizzazione Mondiale della Sanità, inserisce l’acido acetilsalicilico, principio attivo dell’Aspirina, nella “lista dei farmaci essenziali” contro il dolore e l’emicrania.
- 2006: duranti i Mondiali di calcio, a Berlino una compressa del diametro di dieci metri, spessa tre e del peso totale di 25 tonnellate è sistemata vicino al Reichstag, il Parlamento (in altri punti della capitale sono piazzate altre grandi opere, raffiguranti prodotti tedeschi).
- 5.000.000 (cinque milioni): gli italiani che ne fanno uso abituale; di loro, il 6% la usa per proteggersi da infarto o da ictus, e il 4% la usa nella terapia dopo l’infarto.
- 50.000.000 (cinquanta milioni): le compresse di aspirina ingerite ogni giorno negli Stati Uniti.
- 100.000.000.000 (cento miliardi): le compresse di aspirina consumate in un anno nel mondo, cioè 17 compresse a testa, neonati compresi.

www.timeandmind.com