Non tutti ne parlano bene, ma è un fatto, il cloud computing è una delle novità informatiche più importanti degli ultimi anni. La parola computing indica, com'è noto, il calcolo o l'operazione informatica, mentre cloud significa nuvola ed è la metafora che nei diagrammi informatici rappresenta la rete internet. Ecco perché in qualche modo cloud computing si contrappone a personal computing e indica un nuovo modello, in cui le applicazioni non risiedono più sul pc sotto la scrivania, ma sul web. Se per scrivere un documento abbiamo sempre usato Word o Open Office, installati sul nostro computer, oggi possiamo usare gratuitamente Google Documents e scrivere e salvare i documenti direttamente sul web, senza dover installare alcun software sul computer, a meno ovviamente di un browser. Da qualche parte nel mondo, non importa dove e come, c'è un'applicazione web che mi permette di scrivere e modificare documenti e da qualche altra parte c'è un grande hard disk su cui viene salvato il mio documento. E lo stesso discorso vale per fogli di calcolo, alla Excel per intenderci, così come per presentazioni e molto altro. D'altra parte da tempo la posta elettronica si può consultare direttamente sui portali web dei vari Tiscali e Libero che forniscono questo servizio, e si è ridotto notevolmente l'utilizzo di software come Outlook o Thunderbird sul proprio pc. Ma oggi il quadro è più completo e possiamo muoverci con libertà da un posto all'altro e, soprattutto, da un pc all'altro senza doverci portare dietro i nostri dati e senza doverci preoccupare di cosa deve esserci installato: una connessione a internet, un browser e il gioco è fatto.
Assistiamo ad una forte innovazione rispetto al vecchio, e ancora attuale, modo di vedere le applicazioni informatiche e questo coinvolge non solo l'utente privato, ma anche le aziende e le software house. Infatti si sta passando dal concetto di software a quello di servizio, o meglio si sta iniziando a concepire il software come servizio. E in questo nuovo scenario si distinguono aziende dinamiche come Amazon e Google che, seguite a ruota da altre multinazionali informatiche come Microsoft e IBM, hanno sviluppato servizi per privati e aziende, offrendo applicazioni e spazio disco con tariffe a consumo o canone mensile. È chiaro quindi come ci si stia spostando dal software su pc, spesso con costi di licenza, all'applicazione sul web, spesso gratuita per i privati. E insieme al software si spostano dal computer alla rete anche la potenza di calcolo e lo spazio di archiviazione, per cui non serviranno pc sempre più potenti in casa o ufficio e neppure hard disk sempre più grandi.
Questo lo scenario ad oggi più probabile, anche se non mancano voci molto critiche sulla nuvola, prima fra tutte quella di Richard Stallman, leader della Free Software Foundation e paladino dell'open source. In un'intervista al Guardian, ha attaccato con forza il cloud computing, mettendo in guardia gli utenti dalla perdita del controllo sui loro dati e dal rischio che nel lungo termine molti servizi gratuiti possano diventare costosi e per niente open. D'altra parte ha anche ricordato come per risparmiare sulle licenze sia sufficiente utilizzare software open source sul proprio computer. In effetti, i rischi di cui parla Stallman dovranno essere tenuti bene in considerazione dagli utenti, basti pensare quanto potrebbero risultare fastidiose le conseguenze del furto di un account o del fallimento di un'azienda fornitrice di servizi cloud. Tuttavia anche il mondo open source si sta muovendo e secondo il rapporto “2020 FLOSS Roadmap”, presentato presso l'Open World Forum di Parigi, il FLOSS (Free Libre and Open Source Software) rappresenterà entro il 2012 il 30% del mercato del software e dei servizi IT, ed anche reti sociali e cloud computing utilizzeranno in modo sempre più massiccio standard e software FLOSS.
Stefano Moro
Link
http://docs.google.com
www.openworldforum.org
www.webnews.it/video/vedi/899/cloud-computing
Immagini utili
Per esempio, immagini di Google Documents o Amazon. Foto di Richard Stallman. Etc... |