“Una storia coinvolgente, vivace
nonostante la staticità della trama,
profonda e ironica, con aneddoti a volte
esilaranti. Avrei solo voluto saperne di
più. Mi mancherà la compagnia
di Pietro Paladini” scrive Caterina
da Prato, dove vive lo scrittore fiorentino
, vincitore a 47 anni del Premio Strega 2006.
Invece secondo Francesca il libro é irritante
e troppo lungo per narrare le vicende di
Pietro, originali e misteriose, in quattro
anni della sua normale esistenza.
Sono arrivate lodi e stroncature a catena: “È il primo libro di
Veronesi che leggo e non sarà l’ultimo...450 pagine lette in tre
giorni (...) le riflessioni che porta a compiere sono profonde e toccanti. Inoltre
c’è una notevole dose d’ironia e di situazioni divertenti
!”.
“Mi ha lasciato senza fiato – aggiunge Ester. Mi sembra voglia descrivere
il completo stupore che si percepisce osservando la vita e le sue impensabili
acrobazie. Mi sono commossa veramente...”. E accenna al senso del racconto:
la consapevolezza struggente che il dolore può essere silenzioso, ma non
per questo meno forte, tale da disegnare un sorriso un po’ amareggiato
sul suo viso: per lo meno alla fine ha chiuso il libro serena.
Ecco cos’è il mondo
Il romanzo
affronta, con sorrisi e pugni sullo stomaco, il senso della vita come
appare, o ci viene imposto dalla cattedra
dei media. È tutto caos oppure io
posso salvarmi con una calma interiore? “Oramai è il
mondo, stellina, a non essere normale.
Polimeri, ormoni, telefonini, benzodiazepine,
debiti, carrelli del supermercato, ordinazioni
al ristorante, negozi di occhiali, A è innamorato
di B, ma B non è innamorato di A,
i soldi finiscono sempre rubati, ogni morte
ha un colpevole. Ecco cos’è il
mondo. Non è più normale”.
Questa la risposta del protagonista alla
sua bambina e ne indica i motivi , non
a caso. Ma dissemina nelle sue pagine altri
elenchi importanti, delle compagnie aeree
con cui ha volato, delle ragazze che ha
baciato, di libri, film, paesaggi preferiti.
Ma alla fine si può intuire la soluzione: “Nelle
zone dell’Illinois, tra il folto
dell’erba alta e le vecchie piste
dei cervi, echeggia l’ululato dei
lupi. Antichi predatori si acquattano nella
notte buia per aggredire le loro prede
o per sfuggire a chi gli dà la caccia.
Una caccia che non finisce mai, dove da
un momento all’altro il cacciatore
può trasformarsi in preda. Annidata
nel cuore di questo caos calmo c’è la
cittadina di Tuscola, dove abitano creature
oscure che lottano per sopravvivere all’antica
battaglia.” Confessa che il titolo
lo ha scelto da 2180 siti di internet e
si chiede: “Cosa c’entra questo
con la mia vita? Può essere interessante
rifletterci su.” Allora ho capito
che lui non offre una risposta, ma un invito
a pensare.
Presentare la sintesi della vicenda di
Pietro Paladini è impossibile, per
l’incastro dei fatti, dei suoi pensieri,
incubi e sogni e anche degli stacchi cronologici.
Dirigente quarantenne di una pay-tv, vive
una giornata determinante: prima salva
da annegamento una sconosciuta e poi a
casa trova la moglie colpita a morte da
un attacco cardiaco. Da allora accompagna
la figlia a scuola e la attende fino all’uscita.
L’auto parcheggiata dà fiducia
alla bambina e diventa il suo nuovo ufficio
e anche la mèta di uno strano pellegrinaggio:
colleghi e parenti vanno infatti a trovarlo
e soprattutto a sfogare il loro dolore
davanti all’uomo che ha saputo “reagire” alla
tragedia con coraggio. Ma davvero sta vivendo
una “conversione”? Forse sta
fuggendo dal dolore e dalla vita? Finge
o ci crede? Non sarà che un uomo
totalmente disorientato , stravolto, immaturo
anche, si sia aggrappato alla sua stellina
per salvare in realtà sé stesso
?
Solo dalla tradizione
viene l’amore
La
risposta sta tutta in questi versi di Pasolini,
ha risposto in una intervista (Letture
3/2006):
Io sono una forza del passato
solo nella tradizione è il mio amore,
vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale
d’altare
dai borghi abbandonati sugli Appennini
o le Prealpi
dove sono vissuti i fratelli...
Per capire l’ispirazione profonda
di Veronesi è necessario ricordare
il suo capolavoro, La forza del passato
sulla storia limpida di un figlio che riscopre
la vera fisionomia del padre, anche con
i suoi errori, che prima non aveva conosciuto
realmente. È un passato, dunque,
che aiuta a fare un passo avanti nella
vita, a capire e avere la forza per il
futuro.
Il romanzo, che ha vinto nel 2000 i Premi
Viareggio e Campiello, arricchisce la tematica
principale con altre, come il ruolo fondamentale
dei bambini nella società, il dovere
di affrontare la realtà con sincero
coraggio e, anche se in misura minore ma
molto fine, la presenza di una natura liberante.
Autunno a Milano, davanti alla scuola della
figlia il padre pensa: “C’è un
sole intenso, ancora estivo, che bagna
di giallo le facciate dei palazzi. C’è un
venticello molto poco milanese che fa frusciare
gli alberi dei giardinetti, qui accanto. È un
posto bello, questo, c’è poco
da fare. Si sente perfino il cinguettio
degli uccelli.”
Se Caos calmo in linea con tutta l’opera
di Veronesi è così originale
nella formulazione e colpisce al cuore
dei perché della vita, come si spiegano
le polemiche alla sua pubblicazione? Paolo
Perazzolo in Famiglia Cristiana ( n. 46
/ 2005 ) tra gli spunti apprezzabili ha
evidenziato il tema del dolore, o meglio,
della fuga da esso. Bella la figura della
figlia, saggia come lo sono i bambini.
Potrebbe deludere le attese di chi si aspettasse
un racconto di una conversione esistenziale,
o una riflessione filosofica sul dolore. “ Nel
complesso è un libro ben scritto,
a tratti divertente, anche se non tutti
i capitoli hanno la stessa tensione e c’è qualche
caduta”, come, a me sembra, alcuni
punti poco chiari e talune espressioni
gergali.
Una luce su tutto ci aiuta e ci viene dal
fuoritesto: la dedica Ai miei figli, il
verso di Samuel Beckett, all’inizio
del volume, Non posso continuare. Continuerò.
e i ringraziamenti finali a molte persone, “ che
mi hanno aiutato in vari modi, fornendomi
informazioni, spunti, storie, osservazioni,
o anche semplicemente ascoltandomi e incoraggiandomi
ad andare avanti. Ringrazio mio padre e
mia madre per la silenziosa fiducia nel
futuro che mi hanno trasmesso”.
Severino Cagnin
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