In questo numero
ACQUA TRICOLORE di Stefano Ferrio

L’Italia del nuoto del 2008 esprime
una straordinaria forza di squadra.
Così eclatante da giustificare sogni di gloria
perfino in quelle staffette che per tradizione
sembrano affare privato fra Stati Uniti e Australia.
Tanto è cresciuto il nuoto nostrano,
anche fra pettegolezzi e divismi.


Filippo Magnini, 25 anni, marchigiano di Pesaro: due volte oro mondiale nei 100 stile libero, detentore con 48 secondi e 12 centesimi del secondo tempo di sempre in questa specialità, paragonabile ai 100 metri dell’atletica leggera.
Federica Pellegrini, 19 anni, veneziana di Mirano: argento olimpico ad Atene nei 200 stile libero, record-woman del mondo (per un giorno) nella stessa specialità, autrice di un libro intitolato “Mamma, posso farmi il piercing?”, testimonial per Fiat, Armani e Adidas.
Alessia Filippi, 20 anni, “romana de Roma”: prima italiana della storia a vincere un oro europeo (nei 400 misti, a Budapest 2006), modella per Valentino, e immagine donata a una onlus costituita per combattere le leucemie infantili.
Magnini, Pellegrini, Filippi. Giovani e belli, divi in vasca e fuori, attesi e temuti in vista dei Giochi di Pechino 2008. Bastano i loro tre nomi per ricordare che da una decina d’anni a questa parte è nelle piscine che ha preso corpo una delle più importanti rivoluzioni culturali avvenute nel nostro Paese. Del quale si è sempre detto che è fatto per “galleggiare”, arrangiarsi a sguazzare sul pelo dell’acqua, accreditando un’immagine confermata dallo sport agonistico: a lungo quotati nei tuffi e nella pallanuoto, nelle gare di nuoto gli azzurri dovevano cedere sistematicamente il passo ad americani, australiani, russi, tedeschi, francesi, e via via gli altri. Tanto che delle medaglie olimpiche e mondiali conquistate negli anni ’70 dalla padovana Novella Calligaris, a cui bastavano 50 chili di furore agonistico per battere le superwomen di ogni continente, si continuava a parlare come di un’unica e sfolgorante meteora.
Poi il terremoto di Sydney 2000. Dove Domenico Fioravanti, classe 1977, novarese di Trecate, diventa il primo italiano a conquistare un oro olimpico, nei 100 rana, poi bissati dai 200. Sulla sua scia arrivano le medaglie di Massimiliano Rosolino, le imprese di Emiliano Brembilla e Davide Rummolo, le clamorose prestazioni delle staffette, il boom del nuoto femminile. Per arrivare a un presente in cui i nomi da cui siamo partiti – Magnini, Pellegrini, Filippi – trovano posto nell’Olimpo delle celebrità nazionali accanto ai Cannavaro, ai Totti, ai Toni, ai Rossi, ai Capirossi e ai Bettini incoronati in discipline storicamente più popolari. Tre nomi che fra l’altro non brillano affatto soli, in un firmamento azzurro dove si avvicinano a Pechino con concrete ambizioni un Luca Marin, un Federico Colbertaldo, un Loris Facci, una Chiara Boggiatto, una Caterina Giacchetti, un Massimiliano Rosolino ancora competitivo (Fioravanti si è dovuto ritirare a causa della disfunzione cardiaca diagnosticatagli dopo Sydney).
Fortuna che la realtà dà spesso punti alla fantasia. Solo dieci anni fa questo presente non era immaginabile. Perfino la meravigliosa parabola disegnata da Giorgio Lamberti nel 1991, con oro e record mondiale dei 200 stile libero, si lasciava leggere come uno di quegli exploit legati ai singoli che prima o poi possono toccare in sorte a qualsiasi nazione. L’Italia del 2008 esprime invece una straordinaria forza di squadra. Così eclatante da giustificare sogni di gloria perfino in quelle staffette che per tradizione sembrano affare privato fra Stati Uniti, Australia e occasionali avversarie.

Gossip acquatici
Nulla di magico in questo boom. Meglio risalire alla diffusione e alla crescita continua delle scuole aperte dalla Federnuoto su tutto il territorio nazionale. Quando si riesce a contare su un “movimento” che ha raggiunto la quota di dieci milioni di praticanti di ogni età, i risultati agonistici non tardano ad arrivare. Primi posti e inni nazionali suonati in Mondovisione diventano logica conseguenza di una politica di promozione sportiva attuata con ostinazione e buon senso dalla federazione, il cui presidente è attualmente Paolo Barelli.
Si dirà che una tale fioritura di divi e medaglie non trova grande copertura televisiva, garantita in modo soddisfacente dalla Rai solo quando scocca l’ora di Olimpiadi e Mondiali. Verissimo, anche se i campioni italiani, simili in questo a tanti loro avversari stranieri, sanno come sfruttare quei pochi passaggi con una fantasia e una spregiudicatezza ignote alle superstar di sport molto più gettonati. Fanno cioè parte a pieno titolo di un movimento mondiale caratterizzato da fenomeni sempre più accentuati di culto dell’immagine. Non è un mistero che i nuotatori del terzo millennio fanno notizia, o gossip, a livello di calciatori, ciclisti e piloti di Formula Uno.
È un divismo dai toni più contenuti in ambito maschile, dove negli ultimi anni a tenere banco sono state soprattutto le prestazioni ultraterrene dell’americano Michael Phelps (sei ori e due argenti ad Atene 2004) e dell’australiano Ian Thorpe, noto per gareggiare con pinne e tuta aderente che ne hanno fatto, anche visivamente, una sorta di supereroe delle piscine. Quasi “umani” si sono invece rivelati i profili dell’olandese Pietre Van Den Hoogenband, dell’altro australiano Grant Hackett, e dello stesso Filippo Magnini.
A fare di gran lunga più rumore è il nuoto femminile, dominato dalla scultoree figure della tedesca Franziska van Almsick, della nuova stellina svedese Therese Alshammar, della francese Laure Manaudou, famosa in Italia più per la love story con il nostro Luca Marin che per l’oro mondiale nei 200 metri, e dell’americana Amanda Beard, giunta a posare nuda su Playboy pur di restare al centro dei riflettori nonostante i tempi ormai lontani da quelli degli esordi. “Rivale” in tutti i sensi di queste superstar si profila la bionda e possente Federica Pellegrini, vistosa in vasca, dove è da alcuni anni ai vertici delle prove veloci, ma anche fuori, dove non manca di esibire i tatuaggi sparsi per il corpo, di scrivere un libro a quattro mani con Federico Taddia, di annunciare di essersi fatta il tanto agognato piercing, di sfruttare ogni occasione buona per marcare le spigolosità di un carattere non a tutti simpatico.
Ovvio che dove prospera il divismo, trovi campo anche l’antidivismo di chi preferisce farsi apprezzare per una semplicità da pane e salame. È il caso di Alessia Filippi, pronta a dire di no alle lusinghiere offerte economiche di un’università americana, pur di continuare ad allenarsi in un ambiente a lei più congeniale come quello di casa. Alta e avvenente la sua parte, questa sfegatata tifosa romanista entra nel cuore dei tifosi ricorrendo alla schiettezza piuttosto che al gossip. Se un giornale come la Repubblica le chiede di esprimere un pensiero su un tema scottante come “Cina e diritti civili”, si indigna, ma precisando che, al momento di gareggiare, penserà solo a vincere.
Una sincerità da medaglia d’oro. Come quella che, ancora prima di Pechino 2008, merita tutto il nuoto italiano.

Stefano Ferrio
www.timeandmind.com