Ogni tanto anche noi diamo i numeri. Nel
senso che ci agganciamo ai dati dell’ennesima
ricerca sui giovani per atterrare ed esplorare
un pianeta che è fonte sempre più di
preoccupazione e sempre meno di energia luminosa. “Sfiduciati,
in cerca di protezione ma con una visione
del futuro che è come un campo aperto,
pronti quindi a ogni possibilità,
convinti che nessuna scelta sia per sempre”: è così che
l’Istituto Iard sintetizza i risultati
emersi da un sondaggio – il sesto dal
1983 – realizzato su un campione di
2999 individui di età compresa tra
i 15 e i 34 anni.
Tralasciando i dati sul grado di fiducia dei giovani nei confronti di scienziati,
Onu, polizia, magistrati, scuola, banche, televisione, giornali e politica, i “valori” posti
in testa alla classifica sono: salute (92% di consensi), famiglia (87%), pace
e libertà (entrambi 80%), amore (76%) e amicizia (74% contro il 58% del
1983). Si riduce, invece, nella scala delle priorità, l'importanza attribuita
alla dimensione lavorativa, alla carriera e al valore della solidarietà.
Cresce quella attribuita allo svago ed al tempo libero.
E ancora: i giovani non si impegnano in scelte troppo vincolanti, e quelle più importanti
non le considerano “per sempre”; la transizione verso l’età adulta – che,
secondo i ricercatori, in Italia avviene con alcuni anni di ritardo rispetto
al resto d’Europa – guadagna sempre più tempo, dal momento
che solo dopo i 25 anni si registrano le prime “consistenti” uscite
di casa, mentre quasi il 70% dei 25-29enni e oltre un terzo tra i 30-34enni vive
ancora con i genitori. Si entra nel mondo del lavoro e ci si sposa sempre più tardi
e si fanno meno bambini.
Questi i dati del rapporto Iard, commentato più o meno da tutti quelli
che potevano commentarlo, compresa Giovanna Melandri, Ministro per le Politiche
giovanili, la quale di fronte a un quadro grigio e senza novità ha detto
cose altrettanto ovvie, del tipo: “Siamo impegnati nella messa a punto
di strategie finalizzate a fare della giovinezza un'esperienza piena e felice
e a sbloccare l'accesso dei giovani alla vita adulta”; oppure l’invito
a non cadere nella tentazione “di guardare ai giovani soprattutto come
a un problema. Un problema di ordine pubblico, o, al più, un problema
di politiche sociali... La nostra visione, invece, coglie nei giovani un risorsa
essenziale per il futuro di questo Paese".
Vogliamo provare a intrecciare i dati Iard con altri (l’universo giovanile è ormai
oggetto di attenzioni morbose) e, soprattutto, con testimonianze dirette tratte
anche dai blog che imperversano su Internet.
Guardare per non comprare
Sociologi e psicologi di Marketing&Trade, per esempio, hanno recentemente
realizzato 2 mila interviste in grandi città italiane tra i 18-25enni;
sono andati a cercarli nei locali che frequentano, hanno ascoltato le loro conversazioni,
le loro lamentele, si sono fatti raccontare particolari del loro ménage.
Per scoprire che mangiano dove e come capita e amano l’happy hour “dove – come
dice Ligabue nella sua canzone – la vita costa la metà”.
Giovani
che ormai preferiscono frequentare i centri commerciali e gli outlet piuttosto
che andare in discoteca: guardano ma non
comprano, stanno al caldo gratis e cercano
di combattere la solitudine. E toglietegli
tutto ma non il telefonino, quello no, perché l'ossessione
per messaggini, suonerie e altri servizi
mobili nasconde in realtà profonda
tristezza e solitudine. In Corea del Sud,
dove il mercato della telefonia mobile è ormai
saturo, una ricerca su un campione di 575
studenti di scuola superiore racconta che
gli adolescenti che utilizzano il cellulare
per più di 90 volte al giorno (circa
un terzo del totale intervistato) si dedicano
a tale attività per combattere la
noia e l'infelicità, soffrono di ansia
e di depressione.
Amico, dove sei?
Mentre aumentano a dismisura
le occasioni per comunicare, si fa sempre
più fatica
a trovare amicizie “vere” che
sappiano infonderti coraggio e conforto
nei momenti difficili, che facciano parte
della tua vita e non di brevi momenti di
svago. C’è tanta solitudine
tra i giovani di ogni età: ecco – forse – perché il
valore dell’amicizia è balzato
dal 58 al 74% dei consensi in 20 anni. “Mi
chiamo Luca, ho 27 anni e scrivo dalla
provincia di Milano – abbiamo trovato
su un altro blog - Sono un ragazzo solo
e non ho amici reali....faccio tanta fatica
a fare questa vita di isolamento. Ho solo
voglia di piangere xkè nessuno mi
sa capire o ascoltare, cm posso fare?
le ho tentate tutte ma ho solo trovato
porte chiuse in faccia e risate anche da
parte dei preti....sn molto disperato e
aspetto solo che il buon dio mi chiami
a lui”.
Apparentemente liberi e cresciuti nel segno
del benessere economico, eppure insoddisfatti,
smarriti e pessimisti per il futuro. Secondo “Voce
Amica”, un’associazione romana
che da cinquant'anni presta aiuto telefonico
volontario a chiunque la chiami da qualunque
parte d’Italia, nel 2006 sono stati
soprattutto i trentenni a digitare il numero,
denunciando difficoltà di affrontare
la vita quotidiana, solitudine e incapacità di
stabilire legami duraturi e sinceri.
"Il lavoro a tempo determinato – dice l’associazione - scatena
ansie e paure inimmaginabili solo qualche anno fa, e non soltanto per il timore
della disoccupazione. Preoccupa l'idea di dover, ogni volta, inserirsi in un
nuovo gruppo di lavoro e di doversi mettere costantemente alla prova, in ambienti
spesso ostili e ad alta competizione".
Già, il lavoro, una dimensione che
sicuramente contribuisce a spiegare perché certe
scelte importanti non si fanno più “per
sempre”. Se in Italia il primo impiego,
quando arriva, è ricompensato da
un salario che è quasi la metà rispetto
a quello dei coetanei inglesi, francesi
e tedeschi; se chi studia non riesce a
trovare sbocchi credibili e spesso si ritrova
a lavorare in un call center, è chiaro
che tra i giovani sia in aumento la percentuale
di coloro che si trasferirebbero all’estero:
addirittura il 50%, secondo un sondaggio
Eurispes di un anno fa. E chi resta in
Italia, ha bisogno della famiglia (in testa
alla classifica Iard). La famiglia d’origine,
cioè papà e mamma, che di
fatto costituiscono un ammortizzatore sociale
irrinunciabile, dal momento che l’autonomia
e le scelte importanti della vita (ad esempio
matrimonio e figli) sono scomparsi dall’orizzonte
di molti giovani.
Génération montgolfière,
la definisce una psicoterapeuta francese,
Françoise Sand: cioè una mongolfiera che si agita molto
e non trova mai un punto fermo, che di fronte a tante porte aperte è insicura
e arretra. “I nati tra il 1968 e il 1978 stanno sperimentando una lunga
post-adolescenza che termina, nei migliori dei casi, soltanto intorno ai 35
anni - dice - sono i primi ad aver vissuto cambiamenti epocali: sono i figli
delle coppie divorziate, dell'amore libero degli anni Settanta, delle mamme
che lavorano, dei genitori-amici, dei nonni che non invecchiano. Sono quelli
che hanno fatto i conti con l'Aids, con il cancro quotidiano, con le angosce
tipo mucca pazza. E, oggi, con una crisi politico-economica globale".
Insomma, sono quelli che vedono il futuro
come una minaccia e che non riescono quindi
a investire in un progetto a lunga scadenza.
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Patrizia Spagnolo
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