Giornali, riviste, pubblicità, televisione,
parlano di moda. Ce n’è sempre
un’ubriacatura.
Ma che cos’è la moda? Chi decide la moda? E c’è la
commessa del negozio che ti dice: "Assolutamente, questo è l’anno
delle giacche, in panno, in cotone in filo, quest’anno vanno proprio di
moda!" e tu lì che ti chiedi :”Ma perché, l’anno
prima cosa portavo?”. E intanto la segretaria del dentista ti consiglia
il jeans strappato, perché l’ha visto alla “Maria”…“De
Filippi”, ovvio! E non parliamo degli attori e delle attrici che diventano
testimonial di questa o quella casa di moda, che lanciano nuovi stili. È la
moda che ci distingue e… divide, proprio come il diavolo. Ma non pensate
che il diavolo sia un uomo! È una donna, è Meryl Streep. Nei panni
della direttrice Miranda Priestly ci mostra cosa significhi realmente manipolare,
orchestrare, plagiare e piegare chiunque al proprio volere, ma sempre mantenendo
inalterata la sua immensa classe e, ovviamente, il buon gusto.
Signora
Streep, come ha fatto a rendere così vera
Miranda?
Non è facile essere la depositaria
della moda mondiale, l’arbiter elegantiarum,
l’unica detentrice del giudizio finale
su cosa sia “in” e cosa assolutamente “out”.
Per restare sempre in cima alla catena
alimentare bisogna saper sbranare chiunque
ci si trovi davanti ed incutere una sorta
di reverenziale terrore in tutti, ma lasciando
intatto il loro bisogno di averti vicino. “Tutti
vogliono essere come noi!”, questo è lo
slogan che mantiene Miranda rampante, a
dispetto dei suoi divorzi, delle sue eccentricità e
degli articoli scandalistici che scrivono
su di lei. Insomma il mondo della moda è una
guerra continua a colpi di taglie e firme,
di taglia “40” o “38” a
dispetto delle etichette sugli abiti. Se
si vuole orbitare in questo mondo sei costretto
ad uniformarti. Quindi non bisogna impressionarsi
se la mise di una segretaria è più curata
di quella di Rambo o se per sopravvivere
più che il cibo sono necessarie
almeno 20 paia di scarpe diverse.
Ultimamente, recita una donna un po' militaresca, come mai?
Evidentemente questi sono i ruoli che si
scrivono per le donne della mia età,
dopo i cinquant'anni. Forse la società vede
le donne più vecchie in questo modo.
Il mio lavoro come attrice è di
rendere i personaggi autentici.
Cosa le è piaciuto
di questo personaggio? Non pensa che nel
finale sia troppo buonista ed eccessivo?
È possibile che Miranda esista nella vita reale. È vero che la
storia sembra un po' una favola, ma la gente come Miranda si trova, anche se
in molti casi sono uomini.
Come sceglie i suoi copioni?
A me piace la buona scrittura e questa
sceneggiatura l'ho trovata eccellente,
e in un certo modo non è poi così lontana
dalla realtà nel mondo della moda.
Quanto della sua vita privata sacrifica per la sua carriera?
In genere penso sempre alla mia famiglia,
alla mia vita privata e a come si rapportano
con la mia carriera, e questo influenza
molto la scelta dei copioni: quanto durano
le riprese, quanto sono lontane da casa
e per quanto tempo…. Per fortuna
non ho fatto molti sacrifici. Considero
che quando si è pronti ad affrontare
la vita nello showbusinness, le sue incertezze, è più facile
poi riuscire a organizzarsi e avere il
tempo per la famiglia. A me capita spesso
di stare anche quattro mesi senza lavorare
e occuparmi della mia casa, cosa che in
molti altri lavori dove magari hai sole
due settimane di ferie, non succede.
In realtà quanto ci tiene alla moda? Quali sono
i suoi incubi rispetto alla moda? E quanto tempo ha impiegato per prepararsi
a questa conferenza stampa?
Il titolo della mia autobiografia potrebbe
essere: il diavolo veste di stracci o di
jeans….In realtà mi ha sempre
interessato il modo in cui la gente si
presenta. Al college mi sono laureata in
Design e quindi sono sempre stata affascinata
all'idea di sapere come si esprime il carattere
delle persone attraverso gli abiti che
indossano. Per prepararmi a questa conferenza
ci ho messo molto più del solito.
Cosa ne è stato di quegli splendidi abiti che
abbiamo visto nel film?
Sono stati venduti all'asta, molti donati
dagli stessi stilisti, per creare fondi
destinati ad associazioni umanitarie.
Negli anni
'60 e '70 i suoi erano ruoli seri e impegnativi,
ora invece fa parti più comiche,
la sua carriera sta cambiando?
Mi dica lei quali sono i ruoli seri per
donne di 50 anni. Io penso che in questo
film le intenzioni fossero serie, io mi
sono calata nel personaggio molto seriamente,
anche se è una parte brillante.
La mia coscienza professionale mi fa assumere
il compito in modo responsabile, anche
per la ragione che c'è sempre qualcosa
di incredibilmente profondo nelle cose
divertenti.
Il suo ruolo è costruito su una donna inglese,
ha mai pensato di cambiare l'accento?
Non ho mai pensato di rendere il mio personaggio
inglese, volevo avere piena libertà nell'interpretazione.
La maggior parte dei modelli cui mi sono
ispirata sono americani, soprattutto dei
boss uomini, non alla persona cui è riportato
il libro (Anna Wintour direttrice di Vogue
America), perché non la conosco.
Maria & Elisa Marotta
Quando è la
nata la moda
Dai primi del ‘900 con il futurismo, la moda è entrata a far parte
dell’arte. L’abbigliamento determina uno stile di essere al mondo,
e questo stile, e proprio perché è uno stile, equivale in qualche
modo ad una forma, ad una forma artistica. La moda rappresenta oggi un veicolo
di manifestazioni di forme, che vengono indossate da tutti, e pertanto determinano
i fondamentali canoni della bellezza o della non bellezza. Queste mutano nel
tempo purché si mantenga l’idea forte di forma. L’idea che
esistono delle forme che parlano, che comunicano alcuni stili, che aiutano a
vivere singolarmente nell’ambito del nostro essere al mondo, del nostro
convivere; il senso del rapporto tra arte e società sta proprio nella
sapienza di costruire forme che abbiano una loro permanenza storica: forme e
materiali che riescano ad esprimere quello che, nelle varie epoche, noi siamo,
diventiamo, e vorremmo essere. Negli ultimi tempi gli scambi a gli influssi reciproci
tra Arte e Moda sono divenuti sempre più invasivi. Stilisti che espongono
in musei con tutte le formalità dell'artista (la mostra di Armani alla
National Galerie di Berlino) con una massiccia eco mediatica, per non parlare
di tante altre clamorose uscite di creativi della moda al Moma di New
York (Prada, per esempio). Tutto risale all’espansione in territori non
strettamente pertinenti all'arte operata nel secolo scorso dai futuristi. I fantasiosi
gilet di Depero, dai colori sgargianti, assolutamente anticonformisti, sono entrati
nella leggenda dell'incontro Arte-Moda.
Cos’è la
Moda?
Trascurando
utopie e filosofie, Arte e Moda sono in
ogni caso territori contigui, trattandosi
di creatività in entrambi i casi.
Con Sonia Delaunay, meravigliosa portatrice
di pure cromie astratte nell'abito, procede
a Parigi negli anni '30 con Elsa Schiaparelli
(ispirata dai surrealisti) che amava trasporre
sui tessuti e rendere indossabili le stralunate
fantasie di Dalì come quelle provocatorie
di Man Ray. E nel secondo dopoguerra la Moda
penetra nella ricerca artistica di punta
come i concetti spaziali di Lucio Fontana,
con la collaborazione dell'atelier di Bruna
Bini e Giuseppe Telese e anche della triestina
Mila Schoen, trapiantata a Milano, diventata,
poi, la capitale della moda italiana. Un
elemento artistico può “essere
sfruttato” all'interno di una società,
per un fine di chiaro stampo economico. Infatti,
essa è un fenomeno artistico e commerciale,
destinato per la sua stessa natura ad essere
effimero. E la sua essenza è proprio
in questa precarietà. La musica, l’arte,
la voglia di infrangere gli schemi: la moda è una
combinazione di questi elementi e trae origine
dal gusto degli stilisti di innovare e rinnovarsi
mettendosi sempre in gioco. La moda è capace
di influenzare gli stili di vita e l’estetica
della civiltà occidentale, spesso è trasgressiva
e provocatoria, con gli stili, le forme e
i colori affascina tutti, specie i giovani.
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