In questo numero
LA CATTEDRALE DEL MARE

È la storia avvincente di Bernat
nella Barcellona medievale da servo
ad architetto di Santa Maria,
segno di libertà del popolo in cui anche
la violenza si riscatta nella fede.
Pagine che narrano
lo splendore di un’età difficile.


“Francesca vagava per la masseria come un’anima in pena. Sbrigava i lavori domestici, ma sempre nel silenzio più assoluto… In numerose occasioni Bernat aveva provato a giustificarsi per l’accaduto. Man mano che si allontanava l’orrore del giorno delle sue nozze, riusciva a formulare spiegazioni più articolate: la paura per la crudeltà del signore, le conseguenze tanto per lui quanto per lei, cui sarebbero andati incontro se si fosse rifiutato di obbedire. Furono migliaia le scuse che pronunciò davanti a Francesca…” L’episodio toglie il respiro all’inizio del romanzo e incuriosisce: quale errore nel giorno delle nozze? E chi è questo crudele signore, tanto terribile se non fosse stato obbedito?
Arnau, bambino di Barnat e Francesca, è il protagonista della storia, ambientata nella Barcellona dei primi decenni del XIV secolo. Viene concepito in una orgiastica festa nel castello del feudatario. Lllorenc di Bellera era il prepotente padrone di tutto: delle terre, dei servi costretti a lavorarle,dei diritti di caccia, di vendita dei prodotti e perfino di indiscusso abuso delle donne.
Di questo ambiente sono rievocati usi, lavori e mestieri antichi. Barnat miete con sudore campi immensi, ma si inserisce nella sua memoria il dubbio ossessivo che ha cominciato a rovinargli la vita: si chiedeva se quello che stava per nascere era proprio suo figlio…
È un episodio emblematico, tipico della narrazione di Falcones: due fili narrativi si intrecciano in alternanza, opponendosi ed illuminandosi reciprocamente. Si veda l’analoga scena dell’uccisione del maiale, in cui ai gesti rituali del trascinamento alla sgozzatura, della raccolta del sangue e della squartatura, si alternano le espressioni ansiose di Francesca in attesa del bambino, mentre il marito teme di non venire avvertito e non smette di guardarle il ventre. Le allusioni sono fittissime.

Il racconto di un’epoca dura e di una città nuova
Una notevole componente della vicenda è la storia civile e religiosa della Catalogna. Gli uomini di chiesa sono rappresentati con schiettezza, a volte dura: tutti uguali ai signori feudali. “ Non ti fidare mai di chi dice di servire Dio” lo ammoniva suo padre. Ti parleranno con serenità e buone parole, così colte che non riuscirai a capirle”. Dominano le coscienze, seguono quello che trovano nei loro libri , dove dei contadini è scritto: “ … sono bestie, bruti, incapaci di capire il significato della cortesia. Sono orribili, villani e abominevoli, svergognati e ignoranti” :parole riportate da Falcones da La crestià di Francesc Eiximenei, severo trattato di morale medievale. “Padre, che siano vere tutte queste cose?” domanda incredulo Barnat. “Figlio, sono loro che vorrebbero farci diventare così”. E a lui, che gli chiede perché allora prega tutti i giorni, risponde: “ La Madonna, figlio, prego la Madonna. La Santa Vergine non ha niente a che vedere con frati e sacerdoti. A lei possiamo continuare a credere”.
Se da una parte si deve constatare la dura condanna del clero, dall’altra si contrappone la fede sincera dei credenti, tanto forte da spingerli a costruire la cattedrale.
Episodi duri al limite della ripugnanza sono disseminati nel racconto: certamente l’Inquisizione fu una macchia della chiesa del XIV secolo, soprattutto in Spagna, asservita allo stato. La scena dell’Autodafé
nel cap. 45 con interrogatori su colpe, confessate sotto tortura, è straziante. Soprattutto la giustificazione di tali norme, ancora in vigore in varie parti del mondo, anche se condannate da Cesare Beccarla in Dei delitti e delle pene del 1764. Alcune pagine della Nota dell’autore sono riservate alla documentazione storica di episodi crudeli, soprattutto verso donne sospettate di stregoneria e contro gli Ebrei, accusati di crocifiggere bambini cristiani.
Mi sembra però che alcune osservazioni critiche di parte cattolica su insistiti soprusi sessuali e su esagerate crudeltà giudiziarie siano da accettare e inquadrare nella visione generale del racconto di un periodo storico di transizione da usi feudali a forme di convivenza civile moderna.

Non esiste omaggio migliore, figlio mio
Il nucleo narrativo è il passaggio di un’epoca, dal Medioevo all’Età Moderna. Una società di servi si evolve rapidamente in una di uomini liberi. Un segno di trasformazione è il cambio di professione, come per Barnat, che da contadino del feudo diventa architetto. Nella parte centrale del racconto la città appare in pieno fermento: i vecchi istituti feudali sono al tramonto, mentre mercanti e banchieri sono in ascesa per il controllo del commercio fino in Oriente in concorrenza a Genova e Venezia. Offre lavoro e libertà a chiunque arriva a servire per dodici mesi; cattolici, musulmani ed ebrei collaborano nei consigli amministrativi e portuali. Punto di riferimento urbanistico e morale è la cattedrale nel ristretto e silenzioso quartiere della Ribera sopra le ampie ed affollate Ramblas , che scendono al porto. Lo svettante edificio gotico unifica le vicende narrative e le tematiche del romanzo; la sua costruzione impegna Arnau e diviene il segno della libertà del popolo catalano, della fede religiosa e del progresso sociale in corso.
Il capitolo finale si propone come il punto d’arrivo della lunga storia e la chiave d’interpretazione dei fatti narrati, come avviene in grandi opere della letteratura di ogni tempo.Arnau a 63 anni mostra al figlio i blocchi di pietra, portati a spalla dalle cave del Montjuch, incisi con il proprio sangue, come tanti altri avevano fatto: “Non esiste omaggio migliore” gli sussurrò.
Festa dell’Assunzione, 15 agosto 1384 a Barcellona. Il sole splende con una magnificenza difficile da trovare in qualsiasi parte del mondo, perché il mare restituisce il riflesso della propria luce e i raggi avvolgono la città, intrisi di uno splendore inimitabile. Incenso profumato, musica con acustica perfetta. Si dirigono verso l’altar maggiore, dove sta la piccola statua della Madonna del Mare. La chiesa è affollata e il vescovo inizia la celebrazione.
Arnau, in piedi tra la gente, stanco si appoggiò al figlio, “ che strinse con affetto il braccio del padre e questi lo obbligò ad avvicinare l’orecchio alle sue labbra, mentre gli indicava l’altar maggiore: - Lo vedi come sorride, figlio mio? ”
Questa domanda, aperta al futuro e che riconcilia un doloroso passato, segna l’arrivo di un percorso esistenziale e chiude il grande racconto di Falcones.

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